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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Wu Ming sulla morte dei carabinieri
Leggo su molti giornali, anche di (pseudo) sinistra: "Questa violenza cieca dimostra quanto è difficile lavorare per la pace". Attenzione, al di là della retorica e con molto rispetto per questi morti sul lavoro (tali considero i carabinieri, gente che fa un lavoro fetente, a volte sporco, ma qualcuno deve pur farlo visto che l'istituzione ahimé esiste, no?) mi domando chi l'ha detto che i militari in Iraq stiano lavorando per la pace. La guerra in Iraq è un "lavoro" che serve a chi traffica petrolio, armi, a chi punta alla costruzione dell'impero. Non è un "lavoro per la pace", dai, non esiste! Ecco un commento da Wu Ming Foundation sulla morte dei soldati italiani in Iraq, che condivido in buona parte.

BODY BAGS

0. E che s'aspettavano? D'essere accolti a refosco e polenta? Ce n'est qu'un debut.
1. I "nostri" soldati"? I "nostri" carabinieri? I loro carabinieri ce li ricordiamo molto bene in via Tolemaide, a Genova. Dei loro soldati ricordiamo le torture in Somalia, la morte di Emanuele Scieri e lo "zibaldone" del generale Enrico Celentano.
2. I loro soldati sono in Iraq per difendere gli yacht e le Ferrari dei petrolieri, il cancro ai polmoni, il caldo da schiattare e, non ultimo, il crocifisso sul muro della scuola. Nobili cause per le quali paghiamo le tasse.
3. I loro soldati continueranno a morire anche quando torneranno a casa. Quelli utilizzati in Kosovo stanno morendo come mosche. Zirconio e altri metalli pesanti nel loro sangue. I proiettili a uranio impoverito che la commissione Mandelli aveva giudicato innocui, e che in Iraq erano pioggia quotidiana. Non c'è da attendersi che questi morituri si ribellino, sono programmati per obbedire.

13.11.03 10:45 - sezione guerra e pace
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