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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
La risposta di Marco Travaglio
"Se per ottenere qualche risposta dopo anni di silenzio bisogna beccarsi una denuncia, ben venga la denuncia. La aggiungo alla collezione di quelle di Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Confalonieri". Marco Travaglio risponde con la lunga lettera a l'Unità di oggi a Massimo D'Alema. La riporto, a futura menmoria, in attesa di conoscere la posizione di Furio Colombo.

La risposta di Travaglio

Caro direttore, ti chiedo un po’ di spazio per chiudere (spero) l’inesistente «caso Travaglio». Ringrazio i tanti lettori che mi hanno espresso solidarietà e affetto. A quanti - lettori e altri - hanno scritto e detto cose di segno opposto, chiedo soltanto questo: di giudicarmi per quello che ho detto, e non per quello che mi viene falsamente attribuito. Mi dicono che il mio intervento all'assemblea dei girotondi è disponibile sul sito www.igirotondi.it . Per chi non ha dimestichezza con Internet, riassumo brevemente. Non ho mai detto - come afferma D’Alema - che «siamo una banda di mascalzoni che si sono arricchiti», né che «abbiamo usato le tangenti per prendere il controllo del partito» (parlando di Tangentopoli, ho detto che non si trovarono ex comunisti che si erano personalmente arricchiti; ma che «rubare per il partito» è, dal punto di vista politico e sociale, più grave che rubare per sé, visto che chi porta tangenti fa carriera nei partiti a scapito di chi non ha altro da portare se non le proprie capacità). D’Alema non l’ho proprio nominato, né ho detto nulla di riferibile a presidenti del Consiglio, ministri, sottosegretari, interi governi. Tant’è che gli ex ministri e i dirigenti del Pds presenti in sala non si sono sentiti chiamati in causa. Forse perché avevano ascoltato le mie parole e non le interpretazioni interessate del giorno dopo. Quando, al teatro Vittoria, Paul Ginsborg mi ha chiesto di intervenire, da semplice giornalista (e non da «leaderino» o da portavoce di chicchessia), sulla questione morale, ho posto ai leader del centrosinistra alcune domande di carattere generale e di ordine politico. Se avessi voluto accusare qualcuno, avrei fatto nomi e cognomi e portato - come sempre - le prove. Ho chiesto, per esempio, se davvero l’esclusione di Di Pietro fosse frutto di allergie personali o non risalisse invece a Mani Pulite. E se non fosse il caso, prima di parlare di alleanze, di chiarire una volta per tutte che cosa si pensa di quella stagione: fu un golpe e una «invasione di campo» dei giudici, come molti esponenti dello Sdi e non solo continuano a dire, o una doverosa indagine su un vastissimo sistema di corruzione, che coinvolgeva esponenti di tutti i maggiori partiti, incluso l’ex Pci? E, se è così, perché non fare finalmente i conti con quei fatti ormai accertati, per poi credibilmente «voltare pagina»? (chi vuole «i nomi» li può trovare nei vari libri e articoli scritti, non solo da me, sull’argomento). Perché, quando l’Ulivo governava, votò con il Polo tante «riforme» contro la magistratura e non trovò il tempo, in cinque anni, per fare una legge anticorruzione? Perché si continuano a candidare e a promuovere condannati e miracolati dalle prescrizioni? Oggi si pensa che questi siano errori di cui scusarsi per cambiare registro, o è su quella piattaforma che sta nascendo il nuovo partito «riformista»? Forse gli elettori hanno il diritto di saperlo, possibilmente «prima» di esser chiamati un’altra volta alle urne. E forse hanno diritto a una parola chiara sugli scandali che quella stagione ha lasciato sulla sua strada. Ne ho elencati alcuni. Non li ho inventati io: se ne sta occupando la magistratura e ne ha dato conto tutta la stampa italiana, Unità compresa. Poi ho ricordato quel che disse Guido Rossi sulla «merchant bank di Palazzo Chigi», domandando perché nessuno avesse ritenuto di replicare (ora D’Alema dice che «con Rossi non ho mai voluto polemizzare»: ma perché?). Poi ho semplicemente parafrasato un po’ volgarmente quella frase: «... nella quale (merchant bank) entrarono persone con le pezze al culo e uscirono miliardarie». Non per lanciare accuse di corruzione a qualcuno ma per chiedere chiarezza, possibilmente prima che i soliti noti ne approfittino per un bis dell’operazione Telekom Serbia, a reti unificate, in campagna elettorale. Qualcuno è disposto a pensare che la questione morale riguarda soltanto il centrodestra e si estinguerà quando Berlusconi & C. se ne andranno a casa? Davvero «farsi del bene» vuol dire prendersi in giro e raccontarsi le fiabe? Non sarebbe molto più onesto cominciare a parlare di tutto, senza ipocrisie e infingimenti, per evitare di ricadere nei vecchi, tragici errori? Il «cui prodest» delle mie domande non mi riguarda. Non credo che parlare di certi argomenti con questo spirito significhi, come afferma D’Alema, «fare da sponda a una campagna calunniosa e scandalistica della destra per ragioni di lotta politica interna» o «farsi del male». È inaccettabile pretendere che un giornalista taccia su certi argomenti «per non fare il gioco degli avversari». La convenienza politica è una categoria che non può e non deve entrare nella mente di un giornalista. Ma forse fare luce su certi fatti oscuri può aiutare anche la politica. Girando l’Italia invitato da partiti e movimenti del centrosinistra (dall’altra parte non invitano: sparano), continuo a incontrare tanti cittadini ed elettori dell’Ulivo così maturi da voler discutere di tutto, anche delle cose più spiacevoli. Per «farsi del bene» dicendosi la verità. E rispondendo alle domande scomode. Vedo con piacere che D’Alema ha cominciato a farlo, almeno sul caso Telecom, nell’intervista di ieri all’Unità. Ma quell’intervista, a parte le contumelie personali e le minacce di querela, è un bel passo in avanti. Se per ottenere qualche risposta dopo anni di silenzio bisogna beccarsi una denuncia, ben venga la denuncia. La aggiungo alla collezione di quelle di Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Confalonieri (a proposito: qualcuno mi spiegherà prima o poi perché mai, se «Travaglio fa il gioco della destra» o - come ha detto Livia Turco al Foglio - «Travaglio ha fatto vincere le elezioni a Berlusconi», i leader della destra continuano a denunciarmi e a chiedermi i danni per centinaia di miliardi). Certo, è un po’ triste dover rivendicare il diritto-dovere di porre domande, anche le più brutali, a chi ha avuto importanti responsabilità politiche in una stagione che presenta molte luci, ma anche qualche ombra. Vorrei ricordare infine che nella conferenza stampa sul caso Kelly, un giornalista inglese ha chiesto a Tony Blair: «Non si sente le mani sporche di sangue?». Blair, anziché querelare o stracciarsi le vesti, ha risposto alla domanda. Sapeva benissimo che il giornalista non lo stava accusando di aver personalmente assassinato, né ordinato di assassinare, nessuno. Lo stava interpellando sulle sue eventuali responsabilità politico- morali in quella sporca faccenda. Sarò fatto male, ma sono abituato ad applicare le stesse categorie, giuste o sbagliate che siano, a tutti: a destra come a sinistra. Non conosco doppie morali né superiorità morali per definizione, «a prescindere». Per me un ladro di sinistra non è meno ladro di un ladro di destra. Lo scrivo liberamente da un anno e mezzo su questo giornale libero (e sui pochi altri rimasti), nella speranza di dare un piccolo ma credibile contributo alla battaglia di libertà contro il regime di Berlusconi. Spero di poter continuare a farlo.

Marco Travaglio
18.01.04 22:12 - sezione dossier l'Unità
il 12 Dicembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Tiziana D'Amico ha scritto:

Sono tristemente convinta che il motivo principale per il quale rischieremo seriamente di vedere riconfermato il regime Berlusconi alle prossime elezioni, sia proprio la boria e l'essere snob e presuntamente al di sopra di tutto dei sinistroidi all'opposizione.
D'Alema con la sua ironia col retrogusto amarissimo di un sense of humor che ci potrebbe vivamente risparmiare, insieme al pelo incarnito dell'Unione, ovvero Francesco Rutelli (superfluo e doloroso appunto) sono il cancro vivente della politica dell'opposizione. E non mi voglio soffermare sulle variopinte metastasi costituite dai loro incredibili colleghi. la coalizione di centro-Sinistra non é credibile: ho validi motivi e prove tangibili per affermare che la mafia DS impera e a proposito di finanziamenti illeciti sarebbe interessante affrontare un tema quanto mai attuale: tutti gli eventi e le manifestazioni annuali accreditate nel nostro paese sono il pozzo di san Patrizio che abbevera e ingozza la pseudo-sinistra dalemiana. I tagli a cultura e spettacolo sono scandalosi, tanto quanto gli sprechi e le spartizioni delle torte in tal senso.
il fatto che ogni volta che Travaglio scrive qualcosa si gridi al "caso Travaglio" mi rattrista: é la conferma di vivere in un Paese in cui i giornalisti, invece di essere una corporazione intellettuale compatta a difesa della libertà di espressione e di pensiero, sono una manica di leccaculo impegnati esclusivamente a controllare da che parte batte il vento. la maggioranza di coloro che si spacciano per giornalisti e intellettuali sono solo penne prostitute, e pure da quattro soldi: il regime lo dobbiamo anche e soprattutto a loro.
Confido in un ritorno alla deontologia per un mestiere in cui le scelte morali contano tanto quanto nella medicina e nella scienza dell'alimentazione: siamo in un periodo storico di fame intellettuale e in questo stato di cose non c'é da stare allegri, a mio avviso.
Ho urgenza di contattare Marco Travaglio e di potergli parlare. Spero di poter ricevere attraverso questo blog indicazioni utili su come fare. Grazie
Tiziana D'Amico

P.S. Quanto scritto a proposito di D'Alema e Rutelli mi sono premurata molto tempo fa di farlo sapere ai diretti interessati: le querele sono legate alla popolarità di chi scrive. Certi privilegi a chi non é famoso come Travaglio non sono riservati, ci si deve accontentare dell'indifferenza più assoluta.


il 12 Dicembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Cristina ha scritto:

ma questa lettera dov'è pubblicata ?

perchè sul giornale di oggi non c'è...

il 12 Dicembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Guarda che è del gennaio 2004...

il 12 Dicembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Cristina ha scritto:

hai ragione albè..me ne sono accorta dopo.... :-)

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