qui giace OneMoreBlog2.31
«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Invidio Bologna
Alessio ha costruito un nuovo blog per seguire la campagna elettorale del Cinese. C'è poco da fare, l'invidia è tanta. Come diceva Lidia Ravera nell'intelligente commento su l'Unità di ieri (vedi "il testo continua qui") il problema è che qui ci si deprime, "l'insostenibile pesantezza della sfiducia che toglie i colori dal mondo. È la depressione che impedisce di distinguere identità diverse, forme e suoni, timbri e dissonanze. Gli italiani stanno entrando in depressione, tutti. Non sanno più a chi credere, si sentono traditi, devono combattere con difficoltà materiali che i ceti privilegiati (per esempio i politici) neanche riescono a figurarsi con l’immaginazione." I bolognesi sono italiani speciali, a loro è toccata una bella pastiglia che altro che Prozac. Lui, Sergio Cofferati, uno dei pochi politici trasparenti e coi piedi per terra. Uno che sfugge i personalismi, concreto, intelligente, onesto. La sinistra vera che vorremmo, per cui vale la pena di darsi da fare. Invidia per i bolognesi. Tanta. E il sogno di vederlo dopo Bologna in cima ai DS.

BORSE (SUE) E BORSA (NOSTRA)

di Lidia Ravera

Sta effettivamente accadendo. Il centro destra scricchiola, si spezzano i patti basati sulla reciproca dipendenza dalla gioia dell’occupazione del potere. La povera legge Gasparri va su e giù, rimbalza, torna indietro, si spiaccica, viene raccolta, riaggiustata e pàffete se la tirano sui piedi di nuovo. I franchi tiratori, sinistro segnale di occulta ribellione, sono stati una trentina, alla camera. Il dissenso interno al fronte, sepolto finora nel festino della guerra contro tutto ciò che si muove a sinistra, esce allo scoperto. La Lega grugnisce minacciosa, Alleanza Nazionale è un po’ più elegante, perché detiene un leader più scolarizzato, ma non nasconde i suoi nervosismi. Intanto la conflittualità sociale è ai suoi massimi storici, la povertà bussa alle porte di una parte della piccola borghesia, la galera risucchia imprenditori spericolati e incompetenti, l’Europa ridacchia di noi. Gli italiani conoscono l’ansia. L’insicurezza. Hai quattro soldi e hai paura delle banche, della borsa, dei bond, delle obbligazioni.
Hai un figlio e sai che dovrai mantenerlo fino a quando avrà i capelli bianchi perché deve restare “flessibile”, cioè licenziabile, come vuole la modernità. Hai votato Berlusconi perché pensavi, ingenuamente, che avrebbe governato l’Italia come un’azienda, efficacemente, migliorando i dividendi di tutti. Non lo voteresti più neanche con un fucile puntato alla gola: ha governato l’Italia come una sua proprietà, i dividendi sono aumentati soltanto per lui (e parecchio). L’aria è diventata irrespirabile. Non c’è mercato rionale dove non si recrimini, non c’è piazza caffè salotto dove non si prometta vendetta, l’unica “vendetta” praticabile da parte di cittadini comuni. Disertare le urne, fare vita a sé, disobbedire alla polis, dimenticare d’essere parte d’un tutto, di una collettività. “Io ne ho le piene le tasche di questi mascalzoni”, sento dire. Dico: “D’accordo, vota quegli altri”. L’interlocutrice alza le spalle: “sono tutti uguali”. È l’insostenibile pesantezza della sfiducia che toglie i colori dal mondo. È la depressione che impedisce di distinguere identità diverse, forme e suoni, timbri e dissonanze. Gli italiani stanno entrando in depressione, tutti. Non sanno più a chi credere, si sentono traditi, devono combattere con difficoltà materiali che i ceti privilegiati (per esempio i politici) neanche riescono a figurarsi con l’immaginazione. E intanto, in televisione, vanno forte i talk show sulla chirurgia plastica. Bruno Vespa, soltanto l’altra sera, nel suo salottino stivato di bellezze rinfrescate dal bisturi, discuteva del punto esatto in cui si stacca la pelle del viso per riposizionarla più bella. Ne discuteva come se fosse il problema più urgente per ogni cittadino e cittadina di questo paese sull’orlo del collasso. Ne discuteva come se ne discute dappertutto da due settimane, perché bisogna giustificare il padrone, se fa una scemenza come andare a rifarsi la faccia invece di andare a fare il suo dovere, se crede che a qualcuno freghi delle borse sotto i suoi occhi più che della propria (vuota), allora bisogna far finta che sia importante, che sia ovvio, che sia utile giusto e generoso, un must sociale. L’hai già fatto il lifting? Io non ancora. Io lo faccio giovedì. Io nelle vacanze di Pasqua... Speriamo che Berlusconi non decida, per reggere l’urto della campagna elettorale, di fare il bagno nello champagne tutte le mattine. Di riempirsi le piscine di millesimato. Povero Vespa... già me lo vedo col suo salottino, dependance del potere, pieno di bellezze al Moet et Chandon, macerate nella Veuve Cliquot, a discutere di bollicine, e di come fanno bene ai capelli. Mentre il Paese va a rotoli.
06.02.04 10:44 - sezione politiche
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