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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
La passione di un povero Cristo
Non ho visto e non vedrò The Passion. Credo che Alberto Crespi ne abbia definito il reale valore nella sua recensione del 27 marzo su l'Unità, che salvo in questo post. Intanto Mel Gibson si mette in tasca un bel po' di milioni alla faccia di quelli che ci cascano.


Il film di Mel Gibson La passione di Cristo dura 126 minuti, ma gli ultimi 10 sono riservati ai titoli di coda. Su due ore scarse, il sangue, le botte, gli sputi, i ghigni dei sacerdoti e le risate dei centurioni occupano 40-50 minuti buoni. È una discesa negli inferi della tortura e del sadismo. Bando alle chiacchiere: vorrete sapere non tanto cosa racconta il film - la storia è antica - quanto come lo racconta. Siamo qua per servirvi. Inizio. Notte. Luna piena. Orto del Getsemani. Gesù aspetta i carnefici e trema di paura. Giuda lo vende ai sacerdoti: Caifa gli getta il denaro, al rallentatore (primo di tanti effetti «alla Peckinpah»). Il diavolo (Rosalinda Celentano) tenta Gesù: sembra che dal naso gli/le esca una caccola, poi scopriamo che è la coda del serpente che poco dopo gli/le sbuca da sotto le gambe. Satana è donna? Minuto 10. Arrivano i soldati. Con scarsa aderenza al Vangelo, gli apostoli estraggono le spade e scatenano la rissa. Tutto al ralenti: sembra un film di kung-fu. Pietro mozza l’orecchio a un soldato. Gesù raccatta l’orecchio, si avvicina all’armigero, glielo riappiccicca. Un miracolo inedito. Minuto 14. Gesù si prende le prime mazzate. Lo incatenano, lo buttano da un ponte e lo lasciano appeso per un po’. Giuda lo vede, poi è spaventato da una specie di zombie (i fantasmi della colpa). Sembra un film di Romero: guarda caso il remake di Dawn of the Dead ha scalzato La passione dal primo posto degli incassi Usa. Minuto 20. Primo flashback. Gesù fa il falegname e Maria gli ordina di lavarsi le mani, che è pronto il pranzo. Gesù ha fatto un tavolo: compensato chiaro, taglio moderno. Sembra un mobile Ikea. Maria dice: non piacerà a nessuno. La Madonna non capiva nulla di arredamento e di «fai da te». Minuto 21. Inizia il processo. I sacerdoti sfottono, sputano, ghignano, ingiuriano, si fregano le mani, tramano: non si erano mai visti due bravi attori come Mattia Sbragia (Caifa) e Toni Bertorelli (Annas) recitare così male. Il processo diventa linciaggio. Pugni, calci nei denti, bastonate sulle costole. Un uomo normale sarebbe già morto. Nel frattempo Giuda è inseguito da una turba di bambini deformi che a loro volta gli sputano, lo percuotono, lo insultano. Alla vista di una carogna d’animale coperta di mosche e di vermi, Giuda decide di farla finita. Si impicca. Minuto 38. Gesù davanti ai romani. Mentre Caifa e Pilato discutono di alta politica, Gesù vede una colomba che vola, al rallentatore, su di lui. Minuto 50. La folla libera Barabba, che ha un occhio imbiancato dalla cataratta e ride come un ebete. Gesù viene consegnato ai centurioni. Minuto 52. Cominciano le frustate. Durano dieci minuti. Prima con le verghe, poi con il gatto a nove code. La carne vola via a brandelli, ma Gesù tiene duro. «Credere non possum, resistentia eius incredibilis », dice un soldato. L’effetto Asterix è fortissimo. I flagellatori ridacchiano, sbevazzano, sputazzano, godono quando il sangue del torturato schizza sulle loro facce. Ora siamo in un film di Tarantino, ma molto più violento e parossistico di Le iene. Minuto 67. Ecce homo, crucifige!, ecc. ecc. La folla è in tumulto. Un centurione grida: «Domate facinorosos!». Minuto 71. Via Crucis: girata nei Sassi di Matera, dura 19 minuti. Tutta Matera - pardon, tutta Gerusalemme - circonda Gesù. Calci, cazzotti, sputi, anatemi: cittadina simpatica. Il cireneo dà una mano, i romani (per par condicio?) menano pure lui. Minuto 93. Crocifissione. 18minuti che prevedono: martello che cala sul chiodo ripreso dal basso, al rallentatore; dettaglio dei chiodi che entrano nella carne, con effetto sonoro tipo lavandino sgorgato; schizzi di sangue assortiti; rumore secco («crack») di braccio spezzato; Caifa che sfotte Gesù invitandolo a scendere dalla croce; corvo che cava e ingoia un occhio del ladrone perfido; soggettiva della prima goccia d’acqua che cade sul Golgota; lancia che fora il costato, con conseguente pioggia di sangue. Minuto 111. Deposizione. Rapida, indolore. Poco caravaggesca. Minuto 113 (ora si va di corsa). Resurrezione. Si apre il sepolcro, c’è un sudario bianco per terra, vuoto; accanto, seduto, c’è Gesù, senza più ferite. Fine. Dal punto di vista strettamente cinematografico, mai la grammatica dell’horror e della macelleria aveva raggiunto simili banalità e volgarità. Gibson aveva diretto abbastanza bene Braveheart, ma qui si rivela modesto e del tutto inadeguato. Il film è noioso, privo di spiritualità, di senso drammaturgico, recitato malissimo da tutti. L’aramaico ha una sua suggestione solo perché non lo capiamo. Il latino, che capiamo benissimo, è da barzelletta. Ah, sì: la domanda delle cento pistole. È anti- semita? Secondo noi, leggerlo in quella chiave gli dà un peso che non ha e non merita. I sacerdoti ebrei sono raffigurati in modo disgustoso, ma i centurioni romani non sono da meno: sarà anche anti-romano? In realtà è anti-umano: a parte Cristo, Maria, la Maddalena e i discepoli, tutti sono dementi sadici che si divertono a torturare. È un film senza speranza, senza redenzione. Forse, senza fede.
28.03.04 23:53 - sezione cinema
il 29 Marzo 2004 (quando OMB accettava i commenti)
Luciano Giustini ha scritto:

Uhm. La prima voce "fuori dal coro". Dopo che lo sarò andato a vedere, ti saprò dire. :)

il 12 Aprile 2004 (quando OMB accettava i commenti)
teo ha scritto:

una domanda? ma l 'hai visto il film??? il tuo commento mi pare disarmante... primo: la guarigione dell'orecchio nn è un miracolo inedito ma è tratto dal vangelo, senza considerare che nn è l'orecchio ad essere raccolto e poi riattaccato ma Gesù prende in mano un pugno di terra e guarisce la ferita (sai, simbologia... uomo-terra, creazione, genesi... nah... forse parlo aramaico anch'io), secondo: il film è molto mistico (e non semplicione) la figura di satana (licenza poetica) lancia un paio di simboli davvero geniali (l'androginia iniziale, voce da uomo corpo da donna, le allucinazioni di guida, con le labbra quasi ustionate e putrefatte per il bacio del tradimento, il bambino deforme in braccio a satana, forse l'anticristo, con il volto da vecchio che va ad annientare la purezza classica dell'infante, e la scena finale con il diavolo nel deserto che alla morte di Gesù, preso atto del fallimento delle sue tentazioni rimanda l'appuntamento al giorno del giudizio).

Nel complesso credo che pochi altri film abbiano saputo rendere l'idea della sofferenza di un uomo in simili circostanze (sto parlando del corpo e dell'animo).


Teo

PS: il fiotto di "sangue" dal costato se hai mai letto un passo della passione evangelica non è sangue ma sangue ed acqua, per questo scorre velocemente e non imbratta il volto del soldato (Cassio - Longino)

il 12 Aprile 2004 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Non l'ho visto e non andrò a vederlo. Già trovo faticosa da digerire l'immagine del crocifisso (penso a quel poveretto rappresentato sempre e solo mentre soffre e muore, condannato a stare in croce per l'eternità, con tutte le cose buone che ha detto e fatto mentre era libero e vispo). Ma l'idea di produrre un colossal sulla tortura, andando a solleticare i bassi istinti di tanti, usando la scusa che la vittima è il figlio di un qualche dio, bè, è un'azione troppo paracula (oltreché malata) per essere presa sul serio.

Quanto a rendere l'idea della sofferenza di un uomo in simili circostanze, credo che ci sarebbero stati innumerevoli esempi più calzanti, se questo fosse stato l'obiettivo sincero. Dalle vittime della guerra di questi giorni, giù giù lungo la storia attraverso la Shoah e l'Inquisizione, fino al Calvario, dove il nazareno non era solo. Con lui hanno patito altri, che non sono diventati "superstar", come ricorda l'immenso De Andrè nella Buona Novella, quando fa parlare le madri dei condannati a fianco di Gesù:


"Con troppe lacrime piangi, Maria, solo l'immagine d'un'agonia:
sai che alla vita, nel terzo giorno, il figlio tuo farà ritorno:
lascia noi piangere, un po' più forte, chi non risorgerà più dalla morte".

Quanto ai "simboli geniali", direi che senza scomodare L'Esorcista, si possono trovare ottime cose anche nell'Esorciccio. Ironia a parte, non è un caso l'accostamento alla cinematografia horror, in cui certo i posteri collocheranno questa roba. Mi piace molto il commento di Maurizio Porro sul Corriere di ieri:


Il Vangelo più spirituale è del laico Pasolini

Torna nelle sale il capolavoro restaurato «Il Vangelo secondo Matteo» in antitesi al film di Mel Gibson


Come cura omeopatica e contraltare alla violenza di Gibson, torna in sala il capolavoro spirituale del laico Pasolini restaurato da Mediaset, riportando a gran splendore pittorico la fotografia di Delli Colli e il décor magnifico di Donati con i riferimenti alla pittura del ' 400. Anche qui gli immobili, proletari sassi di Matera e i volti eterni della povera gente a far da sfondo geo-sociale al Vangelo più antico, prezioso ed epico, quello di Matteo e non di Braveheart. Non si coprono solo le ultime 12 ore ma tutta la vita di un Gesù brechtiano che predica arrabbiato la giustizia. Polemiche 40 anni fa, prima, durante e dopo la Mostra di Venezia: ma come, un Vangelo dallo scrittore dei ragazzi di vita? L' autore sceglie la rivoluzionaria, eterna bellezza delle parole del Vangelo (la violenza c' è, nel discorso della Montagna), chiamando come complici amici, parenti e intellettuali e offrendo, preveggente autobiografia, all' amata madre il ruolo della sofferente Madonna. Questo Vangelo è figlio di un' epoca, dedicato alla lieta memoria di Giovanni XXIII, contro cui «gioca» l' integralista film americano. Stupisce ancora la semplice violenza del messaggio, la religione passata al vaglio marxista che non perde fiducia negli uomini. Pasolini porta in dote la profondità interiore cui arriva la cinepresa se materialmente in mano a un poeta che tramanda voglia di pace e di spada, proprio secondo Matteo, nel ricordo, era il ' 63, di quella crocefissione laica e dolorosa della sua magnifica e religiosissima Ricotta.

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