Leggo su l'Unità che "La Croce rossa, come d’abitudine, non ha denunciato pubblicamente per garantire la propria libertà di movimento e il diritto di accesso ai prigionieri". Mio padre fu ospite nei luoghi di villeggiatura di Adolfo (da soldato, quindi "in villeggiatura" rispetto a chi ci arrivò da ebreo, omosessuale, zingaro o testimone di Geova). Ricordo che nei suoi racconti dava un'immagine pessima della Croce Rossa. Quando tornavo a casa da scuola con la spillina chiedendo i soldi per l'offerta, lui mi offrira il doppio, purché lo avessi destinato a un poverello qualunque anziché "a quei vampiri". Raccontava che disprezzava la Croce Rossa perché - secondo lui - aveva fatto meno di nulla per chi era finito nei lager. La descriveva come una banda di ignavi, rapaci, spesso collusi con gli aguzzini. Mi diceva che a Belsen facevano sparire i rari pacchi che arrivavano ai progionieri, ridirezionandoli sul loro network di protetti. Soprattutto - sempre secondo mio padre - la Croce Rossa non fece mai il benché minimo tentativo di denunciare all'umanità libera ciò che stava avvenendo nei Campi di sterminio. Non sembra cambiato molto: sapevano, ma non dicevano (o dicevano a Runsfeld e Cheney, che è come parlare al muro). Non è però che questa cauta strategia di "accesso ai prigionieri" possa considerarsi questo successo, viste le foto che circolano di questi tempi. Sì, ho conosciuto uno che lavorava per l'Onu in Bosnia e anche lui aveva la stessa pessima opinione della croce rossa. Diceva anche che spesso si mettevano d'accordo coi peggio clan per dirottare gli aiuti umanitarii.
Anche mia nonna, che nascondeva materiale per i partigiani, aveva un disprezzo vero per "quegli strozzini là" .
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