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Le chiavi di casa
"Penso che come insegnava Brook in un suo libro un attore ha bisogno di tre spettatori. Si può trovare in Africa e fare uno spettacolo per degli indigeni e avere ugualmente soddisfazione". Pensiero di Kim Rossi Stuart, grande protagonista assieme ad Andrea Rossi di questo film di Gianni Amelio che si vociferava avrebbe sbancato Venezia 2004 (e invece non ha vinto nulla). Un film importante (per l'argomento che tratta) interpretato da un attore tanto bravo da convincere che - finite le riprese del film - si è portato a casa il ragazzo. Un film duro, doloroso, con un carico di disillusione, che nella sequenza finale completa la demolizione della serenità dello spettatore.
Dall'handicap non si esce, non ci sono speranze. Ma più che il ragazzo, "protetto dalla sua malattia" (Nicole - Charlotte Rampling), chi ne soffrirà sarà il padre. E come la volpe del Piccolo Principe, il padre comincia a provare dolore nel momento in cui si scopre innamorato di quel figlio rifiutato perché nascendo aveva "ucciso" la madre e distrutto la propria integrità.
Sono d'accordo con la giuria, che non ha premiato Le chiavi di casa, come fui d'accordo - contro il parere di molti - con il Leone ad Amelio per Così ridevano. Forse Kim meritava il premio per il miglior attore, ma la regia proprio no: fissa sui primi piani, lenta (i lunghi secondi sul volto della Rampling in attesa della metropolitana legalizzano il doping per sopravvivere), claustrofobica quanto basta (anche lo spettatore che preferirebbe starsene un po' "fuori", è costretto a entrare nel film dopo aver indossato le bombole per sopravvivere), è a sprazzi anche un po' auto-compiaciuta. Stucchevole la Rampling, secondo me fuori parte, sempre un po' ingessata nel Portiere di notte. Dettagli comunque, che non svalutano un film eccellente, da mostrare agli adolescenti che pensano solo alle firme sui jeans.
12.09.04 23:27 - sezione cinema
il 06 Marzo 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Rossana ha scritto:

Le chiavi di casa?
Mi ha devastato l’anima.
L’ho visto tre volte.
Lo rivedrò ancora. Ho comprato dvd e sceneggiatura.
E’ la prima volta che m’innamoro di una persona senza conoscerla. Andrea Rossi…………
Sono un’esplosione di sentimenti.
Un film mai banale. Mai superfluo. Mai patetico.
Che bravo Kim Rossi Stuart nel ruolo dell’impacciato ed inesperto padre che nel corso del film si rivelerà padre affettuoso e coinvolto nel legame col figlio sconosciuto.
Un figlio dapprima rifiutato e poi ritrovato e voluto intensamente.
Un bambino esigente ed al contempo generoso, simpatico e vitale ma soprattutto prezioso.
Sarà il figlio, nel corso della storia, a mettere a proprio agio il padre divorato dai sensi di colpa, non senza l’aiuto dell’ottima Charlotte Rampling. Glaciale ed al contempo rassicurante. Madre anch’ella di una figlia preziosa.
Una madre cruda e razionale ma soprattutto un esempio per il giovane padre impreparato a soffrire.
La fine del film non corrisponde alla sceneggiatura originale scritta dal regista con Petraglia e Rulli. Tuttavia è l’unica fine che potesse avere. La più naturale.
Impareggiabile Andrea Rossi che, nella scena finale, rimprovera il padre che piange in un romanesco “’Nse fa così!”.
Bravo Gianni Amelio.
Come direbbe Andrea Rossi “bra-vi-ssi-mo!”.

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