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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
La vita che vorrei
Chissà che retroscena c'è tra Piccioni e Moretti. No, perché solo così si può spiegare l'incredibile somiglianza tra il protagonista di questo film e il regista neo-girotondino. Citato questo unico aspetto un po' originale, mi sforzo di trovare qualcosa di positivo nelle due ore e passa di proiezione: certamente Luigi Lo Cascio, che riesce a passare dai panni di Peppino Impastato (I cento passi), a quelli dello psicologo Nicola (La meglio gioventù), a questo improbabile Stefano con notevole elasticità. Pollice verso invece - una volta di più - per Sandra Ceccarelli, la quale interpreta Laura, che sostanzialmente è una Sandra Ceccarelli che si atteggia a Sandra Ceccarelli (comunque è il massimo che questa attrice - peraltro tanto bellina - sa fare). D'altro non si slava nulla: né la sceneggiatura saltellante e prolissa; né il film nel film che ne bastava un decimo e (come dice Crespi) per fortuna non dovremo mai vedere; né i vezzi e i vizi del mondo del cinema che più autoreferenziale di così non si poteva. Insomma, l'idea di fare un film sulla gelosia e l'incapacità di tenerezza ci poteva anche stare, ma così stemperata in un delirio di compiacimenti e luoghi comuni, un'idea decente diventa subito indecente. Felice per i 600mila Euro che Lo Cascio & C hanno intascato (a sentire la citazione, ma visto il livello di autoreferenzialità c'è da crederci), mi limito a rimpiangere i miei 7,5 Euro sprecati per il biglietto, che potevano andare in in qualcosa di ben più interessante di questa sbrodolata. Cito a seguire la recensione di Alberto Crespi pubblicata su l'Unità del 2 ottobre, con cui concordo quasi al 100%.


«La vita che vorrei» di Piccioni: un film sul cinema pretenzioso e inutile

Fate film così? Meglio gli idraulici

Alberto Crespi

Da l'Unità del 2 ottobre 2004

I film sul cinema sono una bruttissima bestia. Ne sono venuti bene pochissimi, e solo a gente come Federico Fellini (Otto e mezzo) e François Truffaut (Effetto notte). Ci si è sfracellato pure Woody Allen (Stardust Memories) e non va meglio a Giuseppe Piccioni, che in La vita che vorrei ripropone la coppia Luigi Lo Cascio-Sandra Ceccarelli da lui lanciata, in Luce dei miei occhi, con fortuna persino eccessiva (doppia Coppa Volpi a Venezia, abbastanza inopinata). Raramente si sono visti due attori così «doppiamente» fuori ruolo: sia nella cornice moderna (la storia di due attori, lui di successo lei novizia, che si trovano a recitare assieme in un film in costume) sia nel quadro antico (il suddetto film in costume, una specie di Signora delle camelie che per fortuna esiste solo nella finzione: non saremo mai costretti a vederlo, è già qualcosa). Davvero non si capisce, al di là del piacere di ritrovare i due interpreti in questione, che cosa abbia spinto Piccioni in questa impresa disperata. I rovelli di Stefano e di Laura, i due protagonisti, risultano sullo schermo poco interessanti, sgradevoli, sviluppati in modo discontinuo e prolisso. La scena iniziale (il provino in cui Laura va improvvisamente «fuori sceneggiatura», improvvisa, e così facendo spiazza Stefano e inizia a sedurlo) fa pensare a una schermaglia amorosa in cui la donna è capace di controllare i propri sentimenti e di condurre la danza. Ma subito dopo Laura diventa una creatura delicata e insicura, mentre Stefano viene dipinto come un divo incarognito dalla fama e dal denaro: né la Ceccarelli funziona nelle scene in cui Laura fa la «svampita», la «leggera», né Lo Cascio ha la scorza e l’età per reggere un personaggio così cinico. In quanto al film nel film, è una cosa che non esiste, che nel cinema italiano di oggi sarebbe solo una brutta fiction, e non si spiega come Piccioni e i suoi sceneggiatori Linda Ferri e Gualtiero Rosella abbiano potuto immaginarselo. La scena del ballo, che dovrebbe alludere al Gattopardo, fa solo molta tristezza: per il film, e per un cinema che 40 anni fa aveva i Visconti e i Lombardo e sapeva mettere in cantiere anche kolossal di quel tipo. Ma oggi? La vita che vorrei sembra un film fuori dal tempo. Forse non l’abbiamo capito: forse è un film di fantascienza, la passione del personaggio di Lo Cascio in Luce dei miei occhi; una storia che si svolge nell’iperspazio, o per meglio dire in quel «mondo a parte» dove attori, registi e agenti frequentano solo attori, registi e agenti, e così si spiega il «cammeo» di Silvio Muccino, ma pensa te!, nei panni di se stesso. Visto che parliamo di interpreti, lodiamo quelli bravi: Galatea Ranzi, Roberto Citran e la bella grinta di Ninni Bruschetta, un «non attore» che se la cava sempre con la sua ruvida spontaneità. Ma il rischio è che La vita che vorrei, descrivendoci attori di quel tipo, faccia crollare le vocazioni: se si diventa così, e si vive così, meglio fare gli idraulici! al. c.

12.10.04 00:09 - sezione cinema
il 12 Ottobre 2004 (quando OMB accettava i commenti)
alessio ha scritto:

Mi sembra strano che tu vada a vedere un film di Piccioni, regista bravissimo e del tutto lontano dalle tue corde. Dalle critiche orecchiate ero un po' dubbioso, invece il tuo giudizio mi rincuora, sarà un film bellissimo. :-)

Ci dovrebbe essere comunque un'avvertenza che sconsiglia di vedere a stretto contatto "Kingh Arthur" e un film italiano, così come il cappuccino dopo l'enchilada.

il 12 Ottobre 2004 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Non mi riconosco come "lontano dalle corde" di Piccioni. Per esempio Luce dei miei occhi non mi è affatto dispiaciuto. Era più fresco e sincero.
Questo film è oggettivamente pesante, abbastanza mal recitato dalla Ceccarelli (tra l'altro sembra che Piccioni se ne sia accorto, ma abbia voluto lasciare andare le cose, il regista nel film in qualche modo continua a sottolinearlo!) per suoi limiti evidenti (un po' come la Bruni Tedeschi, che sa fare solo la Bruni tedeschi più fumata o la Bruni tedeschi meno fumata). Insomma, penso che se invece della Ceccarelli ci fosse stata una Buy più giovane già le cose sarebbero andate molto meglio.
Comunque se il mio giudizio non è significativo (e non lo è, ho sempre sostenuto di essere un incompetente in fatto di cinema) credo che Alberto Crespi sia uno dei più attendibili (lo dice anche Cristina :-)
Comunque guardalo, poi mi dirai se dopo i primi 60 minuti sul pelo di barba di Lo Cascio o sul labbro superiore della Ceccarelli non si cominciano a rimpiangere gli orchi di Jackson.

il 12 Ottobre 2004 (quando OMB accettava i commenti)
sami ha scritto:

Che bello c'è qualcuno che vuol parlare di cappuccino e enchillada?!

il 12 Ottobre 2004 (quando OMB accettava i commenti)
vincenzo ha scritto:

Siete i soliti scarafaggi

il 14 Ottobre 2004 (quando OMB accettava i commenti)
wolverine ha scritto:

Sto citando questo post.

Un abbraccio grande, amico mio. :-)

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