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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Mi stanno fregando la vita
Anche su Ciclistica, il blog di biciclettari urbani che ho creato, si parla di auto in città. L'argomento è attualissimo, proprio oggi si legge che secondo uno studio della Regione Lombardia (leggi: giunta di centro destra) l'auto è responsabile del 70% dell'inquinamento dell'aria. Vuol dire che se tutti andassimo a piedi e coi mezzi pubblici (cosa semplice per almeno l'80% degli automobilisti urbani, quelli che hanno un percorrenza media di 5km, ovvero un quarto d'ora in bici, un'ora a piedi), vivremmo meglio e più a lungo. Ma il pesantissimo condizionamento cui siamo sottoposti sembra impedire ai più di rendersene conto. La mistificazione auto=libertà, il mito della "guida sportiva", il valore di "status-symbol" assegnato a un mezzo di trasporto sono più forti del buon senso. E' un problema culturale, non risolvibile in tempi brevi. Tra gli innumerevoli post passati, ce n'è uno che mi piace particolarmente, scritto da un amico noto nella comunità dei ciclisti urbani come "rotafixa".

noi andiamo in bici per un complesso di motivi, riassumibili in: mi stanno fregando la vita, me la riprendo. cerco si spiegarmi meglio: non dò la colpa ai soliti politici o agnelli o i parùn (stiamo parlando di cose serie, cioé la nostra vita e quella di chi verrà dopo), pure se la loro inerzia, splendida e beffarda condizione dell’uomo medio italiano, é da rigettare.
siamo assediati.

ci stiamo uccidendo per niente.

il conto nazionale dei trasporti (librone enorme che fa ogni anno il punto della situazione in tutti i settori del trasporto, a cura dell’Apposito Ministero) dà queste inesorabili, immutabili, incredibili cifre: l’80% degli spostamenti in vettura é nell’ambito dei 5 km (non esistono solo le grandi città); la media nazionale di persone trasportate é di 1,3 a vettura; le vetture private in itaglia sono 31 milioni, più di una ogni due abitanti vivi (compresi neonati e vegliardi sul letto di morte).
qualcosa non va.
qualcosa, ripeto, non va.
qualcuno, molti, sbandierano una libertà inesistente. sono prigionieri di un concetto che non conoscono, e di cui non saprebbero bene che fare se lo vivessero realmente.
questo in molti campi, non solo nello spostamento personale.
si fanno togliere (attenzione: non soldi) tratti ampi di vita senza neanche accorgersene, e sia, ma ciò che é più grave “godendo” di questo, acclamando questo furto.
un fenomeno di inaudita gravità per quella splendida specie a cui non sono certo di essere onorato di appartenere.

vi scongiuro di risvegliarvi dal vostro torpore.

se io avessi il tappeto volante non andrei in bici. io e quelli che fanno parte di questo strano e stralunato movimento di reazione personale all’assurda società italiana siamo arrivati/tornati alla bici per sottrazione, non per addizione. abbiamo tolto dalle nostre vite gli orpelli inutili e ci siamo riappropriati (parzialmente, per ora; ma possiamo sempre migliorare) della nostra esistenza.

16.10.04 16:54 - sezione riflessioni
il 20 Ottobre 2004 (quando OMB accettava i commenti)
Daniela ha scritto:

Alberto, mì sun de Zena, ho fatto la pendolare ferroriviaria per un sacco di tempo. Prova tu ad andare in bici a genova, con un vento che ti sposta, il pioggino di traverso e le eterne salite-discese e poi mi racconti. Io mi spostavo a piedi e coi mezzi, ma dopo le 8 di sera era dura durissima e l'auto diventava un obbligo specie se abitavi in provincia. A milano la vita del ciclsta è più umana e ci sono più mezzi pubblici. te lo dico dopo 10 anni di esperienza.

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