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Massimalisti e no
«Rispolverano una distinzione vetusta e bugiarda, spazzata via dalla storia della sinistra occidentale, e ormai da decenni: quella tra massimalisti e no. Sì, perché il punto è proprio questo. Vogliono un’opposizione a loro immagine e somiglianza. E reclamano un «potere battesimale» che separi l’opposizione consentita da quella vietata. La giusta condotta parlamentare e politica, da quella potenzialmente terroristica». Bell'articolo di Bruno Gravagnuolo su l'Unità di oggi a proposito dell'uso mediatico delle BR che la destra ha messo in atto con finalità "divide et impera". Gravagnuolo ha ragione, purtroppo però la "vetusta divisione tra massimalisti e no" è molto di moda anche in un numero significativo di rappresentanti del centro sinistra. Speriamo che almenoloro riflettano su questo articolo.

Chi gioca con le Br
Bruno Gravagnuolo

In fondo è il solito giochino. Dividere l’opposizione in buoni e cattivi. Tra legalitari riformisti e perniciosi massimalisti. Con i primi, ben intenzionati a risolvere in spirito «bipartisan» i problemi. E i secondi, volti ad alimentare odio, violenza, terrorismo. Ancora una volta le tardive rivelazioni sui files della Banelli - 30 schede, 3000 pagine - si prestano a meraviglia, per criminalizzare tutta l’opposizione (malgrado tra le vittime potenziali delle Br ci siano oppositori come Letta, Visco, Passigli!). E per delegittimare anche la parte più «ragionevole» di essa, a motivo del suo essere «inquinata» e inabilitata. Ricattata insomma dalle spinte più radicali, nonostante la sua buona volontà. In mezzo naturalmente, e come al solito, c’è la Cgil. Infiltrata, irresponsabile, ostinata a non volere la politica dei redditi del governo, la legge 30 e l’abolizione dell’articolo 18. Le battaglie sul quale sarebbero state un brodo di cultura del partito armato, o giù di lì.
Non siamo più, è vero, alle torbide accuse di Berlusconi di un tempo: «Terrorismo? Regolamento di conti a sinistra». E nemmeno a certi indegni fervorini «terzisti» con cui dalle colonne del Corriere si accusò addiritura Cofferati di viltà sull’omicidio Biagi. Ma il leit-motiv è sempre lo stesso. Da una parte, si legge di nuovo sul Giornale e Libero, ci sono i riformisti. Quasi un «cavalierato» sacro e insindacabile. Elargito dall’alto da chi comanda, propone e dispone. Fuori e contro invece, i malnati. I criptoterroristi, e con riferimento particolare all’area pacifista, cattolica e laica. Quinta colonna non solo dell nuove Br, ma persino di Al Qaeda. Sentite quel che scrive amabilmente Renato Farina in una furente paginata di Libero: «Indicammo nei campi antimperialisti di Assisi il luogo di proselitismo e di amplificazione ideologica dell’epoca da rivoluzione armata. Il tempo mostrerà come la cattura e l’assassinio di ostaggi italiani sia passata da questo tipo di movimenti». E ancora: «Attraversa quei luoghi, la nuova pericolosissima strada di congiunzione tra uomini delle Brigate Rosse o simili con il terrorismo islamico». Non male come seminagione d’odio «riformista». Che ha di mira uno scopo preciso. Isolare nell’immaginario collettivo la sinistra non partitica e di movimento, schiacciandola al muro dell’infamia. E dividere i riformisti di sua Maestà, dai riformisti d’opposizione. Rispolverando una distinzione vetusta e bugiarda, spazzata via dalla storia della sinistra occidentale, e ormai da decenni: quella tra massimalisti e no. Sì, perché il punto è proprio questo. Vogliono un’opposizione a loro immagine e somiglianza. E reclamano un «potere battesimale» che separi l’opposizione consentita da quella vietata. La giusta condotta parlamentare e politica, da quella potenzialmente terroristica. Parlano in tal senso le accuse a Prodi, un dì «maschera di D’Alema» e oggi «maschera di Bertinotti», che osa volersi contrapporre nettamente, tanto alla devastazione premierale della Costituzione, quanto alla finanziaria. No, per costoro l’opposizione chiara e netta è «guerra civile», è terrorismo, ben più che virtuale. La prova? È nelle parole inequivoche di un altro editorialista di destra. Giuliano Cazzola sul Giornale, che prendendo a pretesto gli esponenti Cisl nel mirino brigatista, scrive: «Non c’è da stupirsi, l’organizzazione di Pezzotta ha svolto un ruolo particolarmente esposto nella “guerra civile” che si è combattuto (e si continua a combattere) in questo sventurato paese, dove a una maggioranza voluta dagli elettori non si riconosce il diritto di governare». E va bene che «guerra civile» è scritto tra virgolette. Ma il concetto è chiarissimo. Per questa destra le Br sono parte organica di un tentativo di assalto al Palazzo d’Inverno. Parte organica di una Rivoluzione armata e non armata in corso. Preversamente mirante a non far governare, con le buone o le cattive, una maggioranza regolarmente eletta. E con dentro riformisti imbelli - e in ogni caso subalterni - e piazzaioli violenti, che sanno bene quel che vogliono. È una teoria che radicalizza lo scontro per egemonizzarlo su posizioni radicali, spaccando il paese sull’emergenza. Previa divisione dell’opposizione in buoni e cattivi. Una versione legalitaria e pacifica della follia brigatista. Basta non abboccare.

21.10.04 16:38 - sezione politiche
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