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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Rugantino
Brutta cosa l'orgoglio. Perché ti può portare a cercare di essere chi non sei e a pagarne le conseguenze. E' il messaggio di Rugantino, amata commedia musicale italiana di garinei e Giovannini, tornato a Milano all'orrido Teatro Ventaglio-Nazionale (il link al sito non lo metto, perché si apre una demenziale cosa flash del tutto inutilizzabile, voluta e progettata da idioti per i loro simili). La storia è nota, il figlio di nessuno furbetto e un po' codardo, che vive di espedienti, è incolpato ingiustamente di omicidio. Ma solo in questi nuovi panni (usurpati) di feroce assassino riesce a far colpo sulla bella Rosetta, una popolana bella e sguaiata. Per non deludere il suo primo vero amore, Rugantino rinuncia a dichiarare la propria innocenza, ma paga questa scelta con la vita.
Il lavoro è eccellente: le splendide musiche (tra cui Ciumachella e Roma nun fà la stupida sono le più note), la scenografia, gli straordinari costumi, le coreografie (tutti datati 1963) non mostrano i segni del tempo. Bravi i due protagonosti (Michele La Ginestra e Fiorella Rubino, anche se La Ginestra a volte spinge troppo il suo personaggio verso la macchietta, svuotandolo un po') e bravissimi i comprimari: Maurizio Mattioli (un favoloso Mastro Titta. Mi si dice che mattioli è noto in TV, ma io non la vedo. Tuttavia lo ricordo altrettanto bravo nei panni del saggio fiorista di Il pranzo della domenica)), Edy Angelillo (Eusebia) e Cesare Gelli (uno straordinario Principe Paritelli). Resta purtroppo anonimo - perché il suo nome non compare ed è un vero peccato - il bravissimo cantante solista. Bene anche il corpo di ballo. Il miglior musical italiano dell'anno.
21.11.04 01:09 - sezione teatro
il 07 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Rugantino ha scritto:

er core de roma se chiama Rugantino, allo specchio: l'italiano "verace!".
Ndò và fà danni ma piace per simpatia e allegria e... in fondo dietro la facciata furba e scaltra che schiva sempre er sacrificio superficiale se và a infilà in quello mortale, per scanzoneria, pe scommessa sì aggiudica dar destino la propria vocazione vera... pijà per culo se stesso e la mala sorte a costo de la morte.
Il dualismo eterno tra il bianco e il nero per Rugantino si fonde in un arcobaleno de colori da non faje più riconosce la realtà di quel tempo, in lui trascende, nell'atto finale, lo spirito libertario e burlone che nella Roma papalina del 1800 non era molto apprezzato dal regime clericale, per amore e per orgoglio rifiuta la grazia e non abiura, per questo la sua immagine richiama ancora l'attenzione dei giovani di ogni età e tra una risata e nà battuta ce trasmette ancora un'emozione vera! Come pe di: sarò pure diventata nà maschera romanesca, un popolano che apri la pirma breccia de porta in trestevere. Morto per orgoglio e per amore e non solo pe sfizio, ho dimostrato a tutti che er coraggio se addopera pe na cosa seria e non pe cazzarà.

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