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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Il tradimento di Nando Dalla Chiesa
Chi legge da tempo queste pagine sa che non ho mai amato Filippo Penati. Non ho mai accettato la calata dall'alto di questo (oggettivamente bravo) burocrate, a guidare una coalizione unita più per ignavia che per volontà, priva di nomi di valore, vittoriosa in Provincia solo per (de)merito di Ombretta Colli, la peggior amministratrice (si fa per dire) vista da queste parti. Al contrario sono sempre stato un estimatore di Nando Dalla Chiesa, di cui ho apprezzato dirittura morale e intransigenza su alcuni principi che sono anche miei. Ho sempre ritenuto che Nando rappresentasse (con Rosy Bindi) la faccia per bene della Margherita, la fetta del mondo cattolico con cui si può discutere e collaborare. Poi Penati (che a parte l'assalto sfacciato a poltrone e sgabelli sta facendo benino) ha avuto la bella idea di dare il premio Isimbardi al Leoncavallo, un gesto forse più politico che realmente sentito, ma comunque positivo. E l'anima vera di questa fetta di coalizione appiccicaticcia è esplosa: capricciosa, rissosa, inetta, infida.

In altre parole, indecente, come si temeva. La vocetta più alta e sgradevole è stata quella di Alberto Mattioli, il vice in quota Margherita imposto a Penati, che ha colto l'occasione per arraffare un po' di quella visibilità che non sa raccogliere altrimenti. Ma visto il livello del personaggio, non è che ci si potesse aspettare di meglio. Quello che invece sorprende è l'intervista che Dalla Chiesa ha rilasciato ad Andrea Zagato, bravissimo assaltatore addestrato a colpire duro de Il Giornale della famiglia Berlusconi. Le parole di Nando e la testata a cui le ha dette aumentano i sospetti sulle vere intenzioni della Margherita, incluse le persone ritenute più valide. Un brutto colpo, davvero.

da "Il Giornale" cronaca Milano - 15 nov. '04 - pag. 37

Dalla Chiesa: «Così mette a rischio l'alleanza»
Il Coordinatore della Margherita: "Il suo è un metodo egemonico". Al centro dello scontro anche le nomine


di Gianandrea Zagato

Sa che le parole sono pietre. E che gli aggettivi pesano. Ma stavolta lascia in saccoccia la sua proverbiale moderazione e va giù duro perché "dalla Provincia di Milano è partita un'aggressione politico-giornalistica contro il vicepresidente della Margherita, che trova sponda in un cavallo di Troia all'interno della Margherita". Accusa sostenuta dalle prove, "la distribuzione di nomine in consorzi e partecipazioni che non portano vantaggi politici, ma solo personali". Nando dalla Chiesa è dunque furibondo contro il "metodo Penati": quello double-face, "ecumenico in campagna elettorale ma egemonico nella gestione dell'amministrazione pubblica".
Due facce della stessa medaglia che il coordinatore meneghino della Margherita denuncia senza mezzi termini alla vigilia della scelta del candidato dell'Ulivo allargato per le elezioni regionali, "sforzo unitario di costruire una linea di governo e un clima che rischia di uscire devastato da quanto sta accadendo a Palazzo Isimbardi".

Ma come, dalla Chiesa, è il metodo che vi ha fatto conquistare la Provincia di Milano. L'avete sventolato come esempio di governo e adesso non vi va più bene? Che succede?
"Succede che il vicepresidente del consiglio, Alberto Mattioli, è vittima di un'aggressione politico-giornalistica. Chi l'organizza? Il presidente della Provincia che ha trovato improvvida sponda in qualche cavallo di Troia della Margherita e voce sulle colonne di Repubblica".

Facciamo un passo indietro. Mattioli è incriminato per aver fatto qualche esternazione di troppo e adesso Penati minaccia di ritirargli le deleghe...
"...non si può chiedere a nessuno di restare allineato e coperto: ogni assessore ha diritto ad esprimere le proprie opinioni anche differenti dalla linea soprattutto se non c'è stata una consultazione preventiva. Penati non può non essere consapevole delle pluralità di voci della sua maggioranza che rappresentano la società milanese. Se il metodo Penati è quello ecumenico durante le elezioni e poi egemonico, be', è un metodo che non piace perché è sbagliato e noi ne prendiamo le distanze. Certo. Penati è libero di decidere a chi dare e a chi togliere le deleghe ma non si deve però dimenticare che siamo stati credibili tutti insieme".

Scendiamo sul concreto. Mattioli punta l'indice contro la gestione accentratrice del presidente Penati e del suo entourage che a breve deciderà le nomine negli enti e nelle partecipate della Provincia. È forse questa la ragione vera dell'attacco contro la Margherita, che magari si oppone a qualche designazione?
"Sono distribuzioni di posti che, forse, per qualcuno sono più strategici di altre scelte amministrative. Nomine che possono portare a vantaggi più personali che politici. Un siluro come quello lanciato contro Mattioli - dove è messa insieme politica e informazione - è inaccettabile. Se qualche "margherito" è disposto a vendersi per un piatto di lenticchie è e resta un caso isolato. La prova? Le attestazioni di stima e di solidarietà al vicepresidente della Provincia che arrivano dall'interno della Margherita. Ma posso aggiungere un dettaglio?".

Prego.
"Penati dovrebbe prendere esempio da Albertini. Nella giunta del centrodestra milanese, infatti, ogni assessore ha diritto alla sua quota di visibilità e di autonomia. Mentre in Provincia il vicepresidente della Margherita non ha diritto ad esprimere l'identità del suo gruppo né di contestare gli indirizzi. Naturalmente secondo Penati".

24.11.04 10:46 - sezione politiche
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