qui giace OneMoreBlog2.31
«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Il Tenente Inishmore
«Non c'è prescrizione per chi salta sulla propria madre». Una tra le tante battute feroci di un feroce lavoro del trentenne anglo-irlandese Martin McDonagh, in scena fino a domani all'
Elfo. Con una messa in scena da Pulp Fiction,
Il Tenente Inishmore è un grido forte contro la violenza, l'ottusità, l'umana stupidità. Soprattutto contro le ideologie, in nome delle quali si arriva a perdere totalmente di vista la propria umanità.

Il ribelle irlandese compie una strage per vendicare un gatto. Un'allegoria, che si sviluppa in un mondo irreale, quasi da dopo-bomba, in cui torturare un pusher che ha venduto erba ai giovani irlandesi (distogliendoli dal loro dovere di mettere bombe) e liberarsi dei cadaveri facendoli a pezzi, sono atti del tutto normali. Non si può fare a meno di ridere, perché questo testo totalmente
politically incorrect è "dannatamente" (mai avverbio fu più azzeccato) brillante, la regia è vivace e gli attori sono bravissimi. Ma è un ridere "dannatamente" amaro, perché quello che succede in scena è troppo "dannatamente" vicino alla realtà dei giorni nostri.
Novità! L'opinione del
critico-teorico (file asf 1.880 Kb) e le foto di contorno sono realizzate col nuovo
giocattolo Philips.
20.02.05 00:11 - sezione
teatro