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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Il Tenente Inishmore
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«Non c'è prescrizione per chi salta sulla propria madre». Una tra le tante battute feroci di un feroce lavoro del trentenne anglo-irlandese Martin McDonagh, in scena fino a domani all'Elfo. Con una messa in scena da Pulp Fiction, Il Tenente Inishmore è un grido forte contro la violenza, l'ottusità, l'umana stupidità. Soprattutto contro le ideologie, in nome delle quali si arriva a perdere totalmente di vista la propria umanità.

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Il ribelle irlandese compie una strage per vendicare un gatto. Un'allegoria, che si sviluppa in un mondo irreale, quasi da dopo-bomba, in cui torturare un pusher che ha venduto erba ai giovani irlandesi (distogliendoli dal loro dovere di mettere bombe) e liberarsi dei cadaveri facendoli a pezzi, sono atti del tutto normali. Non si può fare a meno di ridere, perché questo testo totalmente politically incorrect è "dannatamente" (mai avverbio fu più azzeccato) brillante, la regia è vivace e gli attori sono bravissimi. Ma è un ridere "dannatamente" amaro, perché quello che succede in scena è troppo "dannatamente" vicino alla realtà dei giorni nostri.

Novità! L'opinione del critico-teorico (file asf 1.880 Kb) e le foto di contorno sono realizzate col nuovo giocattolo Philips.
20.02.05 00:11 - sezione teatro
il 23 Marzo 2005 (quando OMB accettava i commenti)
deda ha scritto:

ironico intelligente attualissimo e bravissimi tutti

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