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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Million dollar baby
Premetto che dopo il mio commento ho salvato nel post la recensione di Alberto Crespi, che dà chiavi di lettura e parere notevolmente diversi. Nonostante lo consideri un po' troppo "cinefilo", Crespi ha comunque il merito di aver compreso il valore dei film di Bruce Lee, quindi merita attenzione. Ma veniamo a a Dirty harry, diventato qui un vecchio rustico dal cuore d'oro.

Allora, Frankie Gunn-Clint, vecchio allenatore di boxe, abbandonato dalla figlia e dagli atleti migliori, snobbato dal prete nonostante l'assidua frequentazione della chiesa, è un perdente. La sua vita cambia quando nella sua palestra scalcagnata entra Maggie (povera, famiglia disastrata, grande rabbia dentro) che vuole imparare la boxe. Superato il tira-molla tra maestro che rifiuta e allievo che insiste (inflazionato dai film di arti marziali), nasce tra i due un sodalizio destinato a durare oltre gli eventi.
Million Dollar Baby, ultima fatica (si fa per dire) di Clint Eastwood, si sviluppa in tre fasi: una introduttiva, in cui i due si presentano, si fiutano, si valutano, si misurano, fino all'accettazione. Poi c'è la seconda, molto d'azione, in cui si assiste all'affermazione di Maggie nella boxe (diciamo molto ben fatta). Finalmente l'ultima parte, quella che va dal "fattaccio" alla fine, che (per usare le parole di Luca) «è faticosa come il cammino di Frodo verso Mordor» e porta lo spettatore a comprendere come anche un finale drammatico possa dare sollievo. E lo dà: quando il vecchio Frankie svolge il suo drammatico gesto, prima di sparire per sempre, ho colto un senso di liberazione condiviso da molti.
Dico subito che il film, benché formalmente impeccabile, e nonostante il messaggio importante, non è mai riuscito a coinvolgermi. Qualche concessione alla retorica e tinte troppo forti, hanno fatto sì che né le prodezze di Maggie, né la drammatica ultima mezz'ora siano riusciti a farmi cadere nello schermo. Problema mio, che prediligo film capaci di dire cose profonde con delicatezza e/o leggerezza. Sono invece riuscito ad apprezzare la classe di Clint regista, la bravura di Clint attore e quella degli altri due protagonisti (Hilary Swank - irriconoscibile dopo la cura al testosterone, guardare le immagini su IMDB per credere - e Morgan Freeman.
Tutto questo però lo scrivo separato da 120 minuti, un'insalatona e qualche bicchiere di Nero d'Avola dai titoli di coda. Immagino che dopo dormita e digestione spunterà qualcosa di nuovo. E' comunque un film che merita ampie riflessioni successive.

Link vari e a seguire la recensione di Alberto Crespi (a cui il film è piaciuto immensamente) pubblicata su l'Unità del 18 febbraio.

IMDB | KW Cinema | Recensione di Nepoti | Intervista a Hilary Swank | sito ufficiale


Da l'Unità del 18 febbraio 2005

«Million Dollar Baby»: enorme Clint
Non è un buon film, è grandissimo e consacra Eastwood miglior regista d’America
Alberto Crespi

Il 31 maggio Clint Eastwood compirà 75 anni: prepariamoci a festeggiarlo. In questi tre quarti di secolo, ne ha fatta di strada: da icona del western italiano (Sergio Leone) a controverso eroe/macho della Nuova Hollywood (Don Siegel e i «Callaghan» successivi), fino a diventare l’unico regista capace di tenere in vita la lezione della Hollywood classica. Da Brivido nella notte (1971) in poi, ha diretto 27 film, conteggiando anche un episodio tv (per le «Storie incredibili» prodotte da Spielberg) e un documentario (per la serie «The Blues» prodotta da Scorsese). Fra questi, ci sono alcuni indiscutibili capolavori: Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976), Honkytonk Man (1982), Bird (1988), Gli spietati (1992), Un mondo perfetto (1993), Potere assoluto (1996), Mystic River (2003). Quest’ultimo, in particolare, era un film talmente vasto, potente, perfetto, tragico, shakespeariano che non pensavamo potesse essere seguito da un altro gioiello di simile portata. E quando abbiamo saputo di Million Dollar Baby, storia di una ragazza-pugile, ci siamo rilassati: sarà un film «solo» bello, Clint ci darà un altro capolavoro fra tre o quattro anni. Siamo stati puniti per la nostra mancanza di fiducia, e mai punizione è stata più piacevole: Million Dollar Baby è un film enorme, un ologramma che da un frammento di vita americana ­ una piccola palestra di periferia, i due vecchi rottami che la dirigono, una ragazza povera e ostinata ­ ti fa intravvedere tutto il Grande Paese che si muove, lento e affascinante come un Leviatano, sullo sfondo. Hilary Swank è Maggie, una poveraccia che lavora come cameriera in un ristorantino da due soldi e per non morir di fame si porta a casa di nascosto gli avanzi dei clienti; Eastwood e Morgan Freeman sono Frankie e Eddie, detto «Ferrovecchio», due arnesi superati dal tempo che gestiscono una vecchia palestra. Eddie è stato «quasi» un campione, il suo record si è fermato a 109 incontri (nel film diventano 110, ma non vi diciamo come). Frankie è un bravissimo allenatore con un difetto: protegge troppo i suoi ragazzi e non vorrebbe mai che venissero massacrati negli incontri ad alto livello. Maggie, alla non verdissima età di 32 anni, si è messa in testa un sogno impossibile: salire sul ring e diventare una campionessa di boxe femminile. Lavora ai fianchi Frankie finché questi non accetta di allenarla. Diventa una campionessa… e ci fermiamo qui, ma non prima di avvertirvi che: 1) siamo solo a metà film; 2) NON è la solita storiella “alla Rocky” dello sfigato che diventa campione del mondo; 3) non è nemmeno una love-story, Hilary Swank non si innamora di Eastwood, il loro è semmai uno struggente rapporto padre-figlia, e chi non vorrebbe un padre come Clint? Narrato dalla voce fuori campo di Eddie, Million Dollar Baby può anche essere letto come la storia di due vecchi tagliati fuori dalla vita che trovano un’ultima chance per sentirsi vivi. I duetti tra Eastwood e Freeman sono degni di John Ford: sembra di sentire John Wayne e Victor McLaglen nei Cavalieri del Nord-Ovest, altro meraviglioso poema su uomini alla soglia della pensione. A proposito: il prossimo film di Eastwood, Flags of Our Fathers («Le bandiere dei nostri padri»), sarà proprio un confronto a distanza con Wayne: parla della battaglia di Iwo-Jima che il vecchio Duke ricreò in Iwo-Jima deserto di fuoco. Se sarà anche quello un capolavoro, avremo la conferma di ciò che stiamo per scrivere: a 75 anni Clint Eastwood è il più grande regista americano vivente, non c’è lotta, i vari Spielberg e Scorsese al suo confronto sono ragazzini, solo un altro arzillo ragazzino come Robert Altman (80 anni domani, auguri) tiene il suo passo. Se non gli danno l’Oscar, sarà l’Oscar a fare una figuraccia.

26.02.05 01:14 - sezione cinema
il 28 Febbraio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Mario ha scritto:

Anch'io penso che il film sia eccellente. Ogni volta che viene realizzato un simile capolavoro, si resta stupiti dalla capacità (propria di tanti registi americani)di costruire storie ed ambienti
pensati con parsimonia e semplicità. Proprio negli Stati Uniti, patria dello Star System, del business più sfrenato e di G.W.Bush, artisti come Clint Eastwood riescono a rappresentare vicende di disperata umanità sottraendo implicitamente ogni falsa retorica dalle vite umili ed invisibili di esseri umani che, perdendo ogni giorno, ci offrono un crepuscolo di verità e fanno sgorgare la speranza di una solidarietà reale ormai perduta.E' un grande cinema, degno ti tempi migliori e di atmosfere meno ciniche. Lunga vita a Clint!

il 07 Marzo 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

A me è piaciuto molto. Ma a me piace molto proprio il fatto che clint sia sempre e comunque diretto e pessimista. Il fatto che i suoi film non tergiversino, che vadano al sodo sempre. E' molto inattuale in questo, bisogna ammetterlo. Però è il suo stile. Non puoi attenderti da lui film che dican cose profonde delicatamente.
Lui parte piccoli racconti di autori semisconosciuti che lo colpiscono e poi tira fuori il suo film. C'è sentimento in questi film, questo almeno mi pare da riconoscere anche a chi non piacciono. E il sentimento, come dice Antony (& the Johnsons) è oggi il vero punk. La vera innovazione.

il 06 Aprile 2005 (quando OMB accettava i commenti)
INVEL ha scritto:

Million Dollar Baby visto ieri in lingua originale (il ritardo è giustificato?). mi è piaciuto molto. tra le varie recensioni non ho trovato questa lettura (solo un accenno di crespi nelle sua): il film è una struggente straordinaria storia del rapporto padre/figlia. del mancato rapporto con la propria figlia (crespi dice: "e chi non vorrebbe un padre come Clint?". la risposta è: SUA figlia!) e della costruzione di un nuovo rapporto con la nuova figlia. che infatti non si innamora nè ubbidisce ciecamente, ma "usa" il padre come guida per il suo progetto. in questa ottica l'eutanasia assume un ruolo strumentale: il padre chiude il ciclo vitale - aperto con il parto/madre. un pò narcisistico da parte di clint, però coraggioso, vero, efficace. al prossimo capolavoro

il 19 Luglio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
phatalia ha scritto:

l'ho visto ieri sera in piazza, mi è sembrato molto bello, ma ho perso un 20 minuti iniziali circa...si capisce perchè ha rotto con la figlia?

il 26 Agosto 2006 (quando OMB accettava i commenti)
mario ha scritto:

Difficile a volte, esprimere un giudizio su un film, anzi su un capolavoro sul quale radio, TV e stampa hanno detto tutto. Clint Eastwood riesce ad essere superbo sia come attore che come regista affrontando spesso problemi di carattere sociale molto scottanti mettendo a nudo tabù e pregiudizi imponendoci il confronto con la nostra coscienza. Meritatissimi i 4 oscar ottenuti.

il 09 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
charlie ha scritto:

Il film finiva con il sottoscritto che si innamorava di Hilary Swank, la prendeva tra le sue braccia e la portava via.


Ma poi quel dispettoso di Clint ha cambiato il finale...

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