qui giace OneMoreBlog2.31
«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Vendetta contro Don Vitaliano, il prete della Pace
donvitaliano603.jpg «Cacciato, umiliato, offeso. Dai vertici ottusi di quella Chiesa che il prete disobbediente continua ad amare». Don Vitaliano Della Sala, prete disobbediente e incapace di tollerare le ingiustizie del mondo, è stato sospeso "a divinis" per sei mesi, con l'accusa di «partecipare ad ogni manifestazione di dissenso, nonostante le tante ammonizioni». Secondo la Nuova Inquisizione, Don Vitaliano ha meritato il castigo perché - chiamato dalla famiglia - è andato al cimitero a benedire una donna morta. Colpa gravissima e intollerabile, per la Chiesa della ricchezza, del business, dell'intolleranza: «Ti sei creduto libero di tornare a fare il parroco nella parrocchia da cui sei stato rimosso. Ti sei presentato al cimitero di Sant’Angelo a Scala a compiere il rito dell’ultima raccomandazione e del commiato per una defunta», si legge nella "sentenza". Inutile farsi illusioni, non cambiano mai. Se gli fai paura, se ti sentono libero, hanno sempre pronto il rogo.

Da l'Unità del 27 febbraio 2005

Cacciato Don Vitaliano, il prete disobbediente
La Chiesa lo sospende «a divinis» per 6 mesi: «Partecipa a manifestazioni di dissenso»
Enrico Fierro

Cacciato dalla Chiesa. Offeso. Umiliato. Don Vitaliano Della Sala, che tutti gli italiani conoscono come il prete dei no-global, è stato sospeso a divinis. Per sei mesi non potrà celebrare messa, non potrà battezzare bambini, né dare l’estrema unzione ai moribondi, per 180 giorni ancora non potrà fare la cosa che ama di più: il prete. Il curatore d’anime semplici in una piccola chiesa di un minuscolo paese del Sud, il suo: Sant’Angelo a Scala, un pugno di case incastonate tra i monti del Partenio, cuore della sonnacchiosa provincia di Avellino.
A comminare la sentenza monsignor Tarcisio Nazzaro, l’uomo che ha deciso di mostrare il volto severo e arcigno della Chiesa contro questo prete che dalla montagna ha deciso di volgere lo sguardo al mondo e alle sue ingiustizie. Genova e le manifestazioni contro il G8, la morte di Carlo Giuliani e la ricerca della verità su quella tragedia. Gli angoli del mondo come il Chiapas dove si lotta per affermare bricioli di giustizia o le strade di Roma affollate di gay, lesbiche e trans nei giorni del Gay-Pride e della lotta contro tutte le discriminazioni. Ma anche la sua parrocchia di paese, i vecchi, le mamme e i bambini, che nel corso degli anni hanno conosciuto questo prete con la barba nera e tante idee nella testa, decidendo semplicemente di amarlo. Anche esagerando, qualche volta. Come quando, per protestare contro il suo trasferimento, sulle montagne di Sant’Angelo si organizzarono manifestazioni e cortei, e la chiesetta, affidata ad un nuovo sacerdote, venne murata. Ora la sospensione, comunicata - con una lettera dai toni da Santa Inquisizione - ieri pomeriggio dall’Abate di Montevergine. Don Vitaliano è accusato di continuare a «partecipare ad ogni manifestazione di dissenso, nonostante le tante ammonizioni».
Troppi comunisti frequenta quel prete. Tanto che ieri era a Scampia, nel cuore della guerra di camorra tra boss della droga, con Ciccio Caruso e i ragazzi dei centri sociali per parlare di pace e di rinascita di quell’infame Bronx napoletano. Ma c’è di più, accusa l’Abate: il prete ha continuato a fare il prete, al punto che qualche giorno fa si è recato al cimitero del suo paese per benedire una donna morta. Lo avevano chiesto i parenti, e lui non poteva dire di no a quel gesto di pietà estrema che ha scandalizzato il severo Abate. «Ti sei creduto libero di tornare a fare il parroco nella parrocchia da cui sei stato rimosso. Ti sei presentato al cimitero di Sant’Angelo a Scala a compiere il rito dell’ultima raccomandazione e del commiato per una defunta».
Cacciato, umiliato, offeso. Dai vertici ottusi di quella Chiesa che il prete disobbediente continua ad amare. «Amo la Chiesa - dice avendo di fronte a sé l’inferno delle Vele di Scampia - l’ho detto tante volte e lo ripeto proprio ora che la sua mano dura si abbatte su di me. L’amo perché è di Cristo. La voglio migliore, più bella e sempre più fedele a Gesù, non a se stessa. Ma non ne voglio un’altra». Ed è questo il vero don Vitaliano: prete fino in fondo. Disobbediente e indignato rispetto alle storture del mondo, ma «pronto ad ubbidire in piedi, ad ubbidire a Gesù Cristo e alla Chiesa che, anche se in questo momento mi sta mostrando il suo volto umano peggiore, è pur sempre mia madre». Quanti avevano dipinto questo parroco di montagna come uno scavezzacollo, uno ormai pronto a gettare la tonaca alle ortiche e a terminare il suo ciclo rivoluzionario tra le fila dei banchi parlamentari, ora possono ricredersi. «Sono solo un prete - ribatte lui - e risponderò all’Abate punto per punto, perché le accuse che mi rivolge sono false. I santi ci hanno insegnato a testimoniare la fede senza paure, senza servilismi, senza idolatrie. Continuo allora senza paure a guardare dritto negli occhi i miei superiori sottomettendomi all’unico Signore che riconosco in questo mondo».
Don Vitaliano, prete senza una parrocchia, continuerà a battersi e a parlare ai suoi fedeli dalla sua chiesa virtuale: un sito internet frequentatissimo (www.donvitaliano.it). Da solo, come ha fatto in questi anni di battaglie e di contestazioni. Da solo come quando iniziò più di vent’anni fa. Erano gli anni del dopoterremoto in Irpinia e Basilicata, tremila morti, centinaia di paesi distrutti, i signori della speculazione pronti a mettere le mani sul grande business della ricostruzione, la sua terra che rischiava di diventare ancora più povera. I potenti dell’Irpinia, i signori della Dc che, allora come oggi, dominavano in quella provincia, lo isolarono. La Chiesa ufficiale lo attaccò. Poi vennero i movimenti e i giovani, la pace e la guerra e quel prete che si ostinava a portare la voce di Cristo anche tra i no-global. La Chiesa e l’abate chiuso sulla vetta di Montevergine non capiscono e usano il pugno duro. «Ti sei creduto libero di tornare a fare il parroco...». Sospeso, cacciato, umiliato. Offeso.

27.02.05 22:35 - sezione news
il 28 Febbraio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
charlie ha scritto:

Nei limiti. Appunto.

il 28 Febbraio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

sicuramente il signor vitaliano della sala e' una bravissima persona ed un buon compagno, ma l'articolo e' scandalosamente apologetico.

Altrove: A - rivista anarchica | Accordo | Anticatechismo | Chan Hon Chung | Ciclistica | Il Deposito | Don Zauker
Gruhn Guitars | Giordano Bruno | Libertaria | Movimentofisso | Brian Setzer | Shel Shapiro | UAAR | Il Vernacoliere