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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
L'oasi milanese di Patagonia
patagonia-logo.jpg Patagonia è l'unico "logo" che indosso volentieri. Sono un patagonista da più di vent'anni, da quando nei primi anni '80 fui portato a visitare il negozio di San Francisco. Feci conoscenza coi fantastici "quilted" in cotone, coi "synchilla" di pile che duravano una vita, coi pantaloni di cotone larghi e comodi che non riuscivi a consumarli neanche scivolando col sedere sulle morene delle Dolomiti e da allora ne sono un utente fedele. Amo talmente la qualità dei loro capi e la loro attenzione all'ambiente da riuscire a superare il fastidio per la produzione orientale. Purtroppo, fino a poco tempo fa Patagonia veniva distribuito in Italia da una catena di negozi (Canadian) che all'intuizione di proporla, non aveva fatto seguito con la necessaria professionalità: negozi piccoli, caotici, sempre annuvolati di fumo (pre-Sirchia, credo per essere assunto da Canadian sia obbligatorio fumare almeno venti sigarette al giorno), popolati di strani personaggi con Harley e look trendy, di commesse annoiate, sussiegose e scorbutiche. Risultato: non hanno mai avuto i miei soldi.
Dunque in questi anni, quando ho avuto bisogno di un capo casual (spesso, visto che non indosso una cravatta da secoli) ho sfruttato la mia parte di famiglia americana per ordinare quello che mi serviva. La perdita del piacevole cazzeggio in negozio era compensata dalla felicità dell'arrivo del pacco con una Storm per sciare, un Synchilla in colore illogico, un Capilene ancora più leggero di prima.
Poi, tutto a un tratto Patagonia è scomparso dai negozi Canadian (poco male) e poco dopo è comparsa all'inizio di corso Garibaldi (a due passi da alcune mie mete classiche: Anteo, Moscatelli, Smeraldo, Rossignoli) quell'insegna che mi fa voglia di un regalo.
C'è voluta un po' d'attesa prima che il negozio aprisse, ma ne è valsa la pena. E' splendido, ci entri e ti sembra di essere a San francisco o a Seattle, con legno e roccia a fare da cornice ai colori che Yvon Chouinard e i suoi hanno sostituito ai tristi verdoni e marroni dell'outdoor classico. Ci giri quanto vuoi, come negli States, tocchi e provi, senza altro impegno che un "salve" e un sorriso all'ingresso.

L'aneddoto. L'altro ieri una maledetta mano di impiegato frustrato ha agganciato la mia vecchia borsa Timbuk2 dall'ingresso di un ristorantino cinese. Che il diavolo se lo porti, non ci ha guadagnato nient'altro che fuffa, creando un danno enorme a me: occhiali da vista, blocco di appunti preziosi, microcamera digitale Philips introvabile in Italia, mazzo di tutte le chiavi, auricolare per il Treo, tool multifunzioni per bici, minipompa... E soprattutto, la mia giacca Mixx colore "tar/black/black", tormentata, consunta e appallottolata, compagna in bici da un anno, ogni giorno, con qualunque tempo, leggera, morbida, traspirante, caldissima, inimitabile.
Dolore per le perdite a parte, ho avuto la necessità immediata di sostituire chiavi e giacca. Sborsati 90 euro di duplicati, ho pedalato fino a corso Garibaldi, dove, rimirandomi allo specchio in una leggerissima Figure 4 in "bonfire orange", ho chiesto se fosse possibile avere una Mixx. Incredibile: invece della consueta puzza al naso padana (mai provato a entrare in uno degli altri negozi della zona, che so, quello di stevali tex-mex?), una signora - pure bionda e carina, che non guasta mai - si è presa a cuore il mio dramma di uomo violato nei suoi affetti: ha aperto scatoloni, ha fatto telefonate, ha promesso di richiamare per dare (e poi ha sorprendentemente richiamato). Nel frattempo, un suo collaboratore ha estratto il prototipo della versione "fall 2005", sulla quale sia io sia lui abbiamo discusso e sbavato a lungo.

Riflessione finale. La sensazione "americana" del negozio Patagonia di Milano è confermata in pieno dall'attitudine delle persone che ci lavorano. Non so se anche queste persone si arrampicano o corrono sui sentieri come i loro colleghi della West Coast, ma certo conoscono quello che vendono e si spendono col cliente senza tirchierie. Fatto raro a Milano, nonostante la crisi. Risultato: alla faccia di una differenza di prezzo abbastanza significativa (Patagonia cosa in euro quello che in USA costa in dollari), me ne sono andato con la "Figure 4 bonfire orange" e d'ora in avanti "voterò" a favore di questo negozio, acquistando le mie cose Patagonia da loro anziché in USA e consigliandolo agli amici. Speriamo che duri, è una bella boccata d'ossigeno nella puzza (al naso) milanese.
19.03.05 10:26 - sezione milano
il 19 Marzo 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

scusi egregio dott. Biraghi, a parte lo "e sti cazzi" di rito, ha almeno strappato un sostanzioso sconto con tutta sta pubblicita'?

il 19 Marzo 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

No. Ho scritto a posteriori.

il 21 Marzo 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

visto anch'io il negozio. e pensa te che pochi mesi prima i commessi di canedian mi dissero che Patagonia sarebbe sparita da Milano e l'avrei potuta trovare solo all'estero. indegni.
a parte questo, i prezzi sono folli, alberto. Io son di quelli che han sempre rimirato patagonia con la netta sensazione che non ne avrebbero mai posseduto uno. Non guadagno abbastanza, evidentemente. Oppure non sono disposto a spendere tanto per una giacca. anche se devo dire che i risultati si vedono: la mia giacca invernale con pail interno, causa smog preso girando in bici, ha cambiato colore e da azzurrina che era ora è grigia. Il colore originale lo si può ancora apprezzare negli angoli non esposti allo smog, cioè pochi millimetri qua e là. La borsa timbuk2 non avresti mai dovuto fartela ciulare, invece. Quella sì che è oro colato. Mai avuto una borsa migliore per andare in bici. Costa tanto anche quella, però forse lì son più disposto a spendere. chissà che un giorno anche timbuk2 apra a milano. ho bisogno dell'Ipod case.

il 08 Aprile 2005 (quando OMB accettava i commenti)
matteo ha scritto:

non ho capito una cosa in questo lunghissimo post pubblicitario...
perchè la mano che ti ha lestamente arrafato la borsa dovrebbe essere qualla di un impiegato frustrato? visto che appartengo alla categoria mi sento chiamato in causa, e non ne capisco il motivo.
(anche io ho una timbuk2 e me la sono sudata col mio lavoro da impiegato frustrato)
matteo
p.s. un saluto ad achab che ho visto ieri sera (07/04) pedalare gioiosamente sotto la pioggia in c.so venezia...

il 08 Aprile 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Perché non c'erano altro che impiegati oltre a noi, perché non è entrato nessun altro, perché se un impiegato ruba la mia borsa il meno che gli dico (alla cieca) è frustrato. Oddio, gli direi anche "stronzo, bastardo, vaffanculo, macheccazzo, mi hai fatto un danno da 2000 euro (solo gli occhiali da vista sono un delirio) in cambio di nulla". Ma è uno sfogo vano.

il 08 Aprile 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

grazie matteo, non pioveva poi così tanto. mi son divertito.
anche io mi sono sudato la timbuk2 a fatica.

il 08 Aprile 2005 (quando OMB accettava i commenti)
AndreaR ha scritto:

Però Alberto, stavi mangiando in un ristorante a Milano, mica a Copenhagen, e tu lasci la tua borsa con dentro oggetti di considerevole valore personale appesa all'ingresso di un ristorante? Magari ci avevi scritto pure sopra 'prendimi sono tua'? Mi spiace spargere sale sulla tua ferita, ma che il tuo sia un esempio da non imitare!

il 03 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Alberto, nella Mixx ci devi mettere sotto il pail in inverno? O va portata così.
Grazie.

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