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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Le passeggiate al Campo di Marte
«La comunità ebraica vorrebbe che la Francia si mettesse in ginocchio e chiedesse scusa per Vichi, come ha fatto Willy Brandt. Ma Vichi non è la Francia». Bella questa frase (soprattutto in questi giorni in cui in Italia si tenta di riabilitare gli omologhi nostrani dei collaborazionisti francesi), una delle tante ricordate in questo film - tratto da un libro intervista con François Mitterand, pubblicato dopo la morte del presidente francese e divenuto un best seller in Francia in cui si racconta il rapporto tra François Mitterand e Antoine Moreau, giovane giornalista che ha raccolto le riflessioni del grande politico francese su politica, storia, amore e letteratura negli ultimi mesi della sua vita.
Ci si domandava come mai Robert Guédiguian - artista militante, autore di film schierati come Marius e Jeannette, La ville est tranquille, A l'attaque - si fosse impegnato in un film su Mitterand. Dopo la visione, tutto è chiaro: il regista evidentemente ha maturato una grande ammirazione per Mitterand e con questo film ne vuole celebrare la memoria di "re socialista", raccontandone la grande indipendenza intellettuale e facendo nel contempo luce su alcuni momenti discussi della sua vita (in particolare i suoi rapporti col "governo" di Vichi). A questo proposito va letta la bella intervista a Guédiguian su KwCinema
Un film tutto parlato, in cui spicca Michel Bouquet nel ruolo di "Monsieur le President", di cui riproduce espressioni, tic, modo di muoversi. Un'interpretazione perfetta, che vale da sola la visione. Normali gli altri interpreti, che tendono un po' a sparire se confrontati a Bouquet.
Considerazione soggettiva: i "compagni di visione" hanno criticato Jalil Lespert, che interpreta in giovane giornalista Antoine Moreau, sostenendo che è "sempre incazzato". Avendo percorso un cammino che presenta notevoli analogie con l'esperienza di Moreau, devo dire che il travaglio interiore esiste, e porta a sviluppare una sorta di rancore nei confronti della persona di cui si raccoglie l'esperienza, forse un'inconscia invidia per non poter condividere più di tanto, per essere comunque "fuori". Non ne vengono certo compromessi stima, affetto e ammirazione, ma il rapporto a volte può farsi difficile. Un applaudo in più per il regista, che ha saputo mettere sullo schermo anche questo delicato risvolto psicologico.
Da non perdere.
21.03.05 01:08 - sezione cinema
il 10 Aprile 2005 (quando OMB accettava i commenti)
adellam ha scritto:

No no, va perso. E` troppo brutto per essere vero.

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