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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
1937: non fu incidente
Le gesta di diversi generi di papi, tra San Pietro e Arcore, stanno occupando la cronaca di questi giorni. A qualcuno possono essere dunque sfuggite le manifestazioni anti-Giappone che si stanno susseguendo in questi giorni in Cina. Per aiutare a capire gli avvenimentnti di questi giorni, Siegmund Ginzberg racconta su l'Unità di oggi gli eventi di Nanchino nel 1937, eventi che il Giappone sta tentando di archiviare alla voce "incidente".


Da l'Unità del 20 aprile 2005

Nanchino, l’orrore che Tokyo vuole cancellare dalla storia
di Siegmund Ginzberg

Ci sono le foto. E c'è chi le contesta. Ci sono le testimonianze delle vittime e dei superstiti, e quelle altrettanto agghiaccianti dei carnefici. Persino quella di un «amico» dei carnefici. E c'è chi dice che esagerano. Per i «negazionisti», non sarebbe avvenuto, o se è avvenuto sarebbe stato meno di quel che si dice, e comunque meglio non rivangare. Il massacro perpetrato dalle truppe imperiali giapponesi a Nanchino nel dicembre 1937 fu forse la singola strage più efferata del secolo (300-350.000 civili uccisi a sangue freddo, «a mano», con «produttività» pro die non eguagliata neppure dalla fabbrica della morte di Auschwitz). La Cina insorge perché nei libri di scuola giapponesi l'hanno ora declassata da «massacro» a «incidente». Sembra fare il paio col negazionismo dell'Olocausto. Ma con una differenza: che la Germania moderna quel capitolo l'ha chiuso, ha chiesto scusa, il Giappone non ci pensa nemmeno.
L'ordine, segreto, era venuto direttamente da Tokyo. I giapponesi avevano occupato l'allora capitale della Cina di Chiang Kai-shek. Avevano bisogno di scoraggiare ulteriore resistenza al nuovo «ordine» fraterno concepito per il bene di tutta l'area di «co-prosperità» asiatica. «Uccidete tutti i prigionieri», diceva il dispaccio con il sigillo del Principe Asaka, zio dell'imperatore Hirohito. Si aprì una gara, tra soldati e ufficiali, a chi ne ammazzava di più, e in modo più efficiente. Cominciarono coi prigionieri di guerra. Questa è la parte che anche i «negazionisti» fanno fatica a contestare. Ne avevano ammassati oltre 50.000, tra il monte Mufu e la riva dello Yang-tse. «Quelli nella prima fila furono decapitati, quelli in seconda fila furono costretti a gettare nel fiume i corpi, prima di essere a loro volta decapitati. Le uccisioni continuavano senza sosta, ma in questo modo riuscimmo ad ucciderne solo duemila. Il giorno dopo, stanchi di procedere in questo modo, passammo alle mitragliatrici…», si legge nel diario di un ufficiale giapponese. Fu la parte «tradizionale», «sportiva», documentata da decine di foto in bianco e nero. Con abbondante esibizione dei macabri trofei di teste mozze. Il Tokyo Nichinichi Shimbun ( il Mainichi Shimbun dei giorni nostri) pubblicò a più riprese (nelle edizioni del 30 novembre e del 4,6,13 dicembre 1937) corrispondenze in cui si riferiva di una «competizione delle cento teste», tra ufficiali che facevano a gara su chi sarebbe riuscito a tagliare per primo 100 teste. Li aveva scovati negli archivi uno storico giapponese, negli anni '70. Ma a Tokyo gli avevano intentato un processo per diffamazione, con argomenti tipo quello per cui una spada giapponese non avrebbe conservato il filo dopo cento decapitazioni, e che la vicenda sarebbe stata inventata dal giornalista. Certo c'era un limite a quel che si poteva fare a fil di spada. Passarono alle mitragliatrici. Poi alle baionette, per ridurre il consumo di munizioni. Si dice che un generale giapponese osservò che «la migliore pratica di addestramento con la baionetta è sempre quella che si riesce a fare sugli umani». Ma ci voleva tempo, anche per degli stakhanovisti. Andarono avanti per settimane. Molti prigionieri furono sepolti vivi, furono bruciati, o morirono semplicemente di stenti e fame. Alcuni furono mutilati. Su altri si esercitarono con gli zhuizi - specie di lunghi aghi con manici, una delle tante armi del diversificatissimo campionario di lame dei samurai - ma doveva essere faticoso, perché per provocare la morte bisogna trafiggere ripetutamente. Alcuni furono lasciati vivi, perché fossero i cani randagi a completare il lavoro. Non sapevano più che fare dei cadaveri che si ammucchiavano: il generale Kesago Nakijima scrive nel suo diario che non riuscivano a scavare fosse abbastanza profonde per contenerli.
Dai prigionieri di guerra poi si passò alla popolazione civile. I racconti più atroci si riferiscono alla sorte delle donne. Decine di migliaia di ragazze furono stuprate a lungo, prima di essere uccise a colpi di baionetta, sventrate o decapitate. Si racconta di vittime violate nelle parti intime con baionette o colli rotti di bottiglia, o legate alle sedie per facilitare gli stupri. L'orgia durò diverse settimane.
«Lo stupro di Nanchino» è il titolo del libro, uscito nel 1997, con cui una scrittrice americana di origine cinese, Iris Chang, nipote di sopravvissuti al massacro, ha raccolto queste testimonianze. I negazionisti l'avevano accusata di aver voluto fare del sensazionalismo. È morta lo scorso novembre, suicida, come Primo Levi. Continuava a dire di essere ossessionata dal come fosse possibile una tale «deumanizzazione» delle vittime da parte dei carnefici. «Molti soldati non si limitarono a stuprare, sventrarono le donne, gli recisero i seni, le inchiodarono vive ai muri. Padri furono costretti a stuprare le figlie, figli le madri, mentre i familiari assistevano. Divennero routine non solo i seppelliti vivi, organi espiantati, gente bruciata viva, ma anche torture ancora più diaboliche, impiccagioni per la lingua... lo spettacolo era così disgustoso che persino i nazisti che si trovavano nella città ne rimasero inorriditi», scrive. Il riferimento è a Johann Rabe, allora direttore della Siemens a Nanchino, che tenne un diario di quei giorni d'orrore, recentemente pubblicato, e si adoperò a salvare migliaia di cinesi. Gli è valso il titolo di «Schindler cinese». Ma non lo salvò dalle ire della Gestapo, che lo fece richiamare in Germania e arrestare.
Con questi fantasmi il Giappone, a differenza che la Germania, non ha mai fatto i conti. Ed è questo, molto al di là della discussione storiografica, a rendere la cosa un detonatore esplosivo nei rapporti tra i giganti Cina e Giappone. La cosa va al di là della revisione edulcorante dei libri scolastici, che va avanti da anni. La Società per la riforma dei testi, che ha finora venduto un milione di copie dei nuovi manuali, ha appoggi importanti. Si trova in sintonia non solo con una voglia diffusa di scacciare gli incubi del passato («non vogliamo istillare nei nostri bambini un odio di sé stessi», dicono), ma col movimento per riformare la Costituzione e ridare al Giappone anche una potenza militare. «Non siamo abituati a censurare i nostri libri di testo», hanno risposto alle obiezioni cinesi (ma anche coreane e del resto dell'Asia). Ma la pressione è stata sufficiente a costringere all'autocensura la casa editrice che aveva pubblicato lo scorso anno un «manga» (fumetto) sul massacro di Nanchino, considerato troppo inquietante, di Hiroshi Motomiya.

20.04.05 12:19 - sezione guerra e pace
il 20 Aprile 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Claudio ha scritto:

Da "La Stampa" si apprende anche di un agghiacciante luogo, detto "Unità 731" in cui venivano eseguiti, in perfetto stile nazista (anche se è probabile che cronologicamente siano avvenuti poco prima di quelli nazisti), esperimenti in vivo sugli effetti sull'uomo delle armi batteriologiche, e inoculati virus e batteri a scopo scientifico. Ora si vorrebbe preservarla come patrimonio dell'umanità dell'unesco.

Certo è incredibile come qui in occidente si sappia poco o nulla di questi fatti.

Certo la Shoah rimane un qualcosa di unico, ma forse tendiamo a vederla così perchè ci ha riguardato da vicino. Ci sono stati altri massacri come questo, o i gulag stalinisti, o quelli di pol pot, o altri in Africa, che vi ci sono avvicinati molto.

Questo a danno dei cinesi poi, pare proprio avere simili connotati di fanatismo e degenerazione razzista.

Sarebbe interessante sapere se i cinesi lo reputano, in nome del relativismo, paragonabile o meno alla Shoah; cioè se l'unicità della Shoah è riconosciuta universalmente da tutte le culture o se è un qualcosa esclusivamente nostro.

il 20 Aprile 2005 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

dei cinesi la shoa cosa vuoi che importi. come se riuscissero a distinguere un ebreo da un tedesco da un russo!
e non giocano a garetta su chi ha avuto piu' morti. in compenso di nanchino si ricordano benissimo, come del campo di concentramento nello stato fantoccio del manzhuguo (manchukuo) dove facevano esperimenti biologici sui cinesi.

si ricordano anche benissimo dei missionari cristiani e delle loro armi, come si ricodano delle guerre che l'occidente faceva per imporre loro di aprire i porti all'oppio che gli europei avevano introdotto in cina. si ricordano tante cose sta tranquillo.

il 20 Aprile 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

e si preparano a presentare il conto, senza sconti, come stanno facendo col giappone.

il 04 Aprile 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

Osman: questo è nazifascismo.
Carolina

il 04 Aprile 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Osman ha scritto:

Non proprio.... Comunque, ciò non toglie che se è nazifascismo o socialdemocrazia o liberalclericalismo con l'Olocausto non ha nulla a che vedere,essendo avvenuto anche prima,e direi che è anche peggio...

il 04 Aprile 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Italico ha scritto:

Ah sì, Tonii. Ai cinesi poco importa della Shoah.
Hai perfettamente ragione. Visto che in Cina l'orrore c'è da decenni e continua.
E non mi sembra sia a causa dei giapponesi.......
Infatti in Cina ,se vuoi fare la conta, sono morti almeno 12 volte in più i cinesi nei laogai, nelle perscuzioni e nei rastrellamenti rispetto agli ebrei morti nella germania nazista.
E il massacro continua sotto agli occhi di tutti ogni giorno, nell'indifferenza.

il 04 Aprile 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Osman ha scritto:

Concordo con Italico,e mi pare di averlo già detto da altre parte. Il massacro perpetrato dai giapponesi è una delle peggiori efferrattezze che l'umanità ha conosciuto nel ventesimo secolo. Ma i cinesi ne hanno subito e ne subiscono ancora a causa dei governi criminali che li guidano...giustamente,non mi risulta vi siano cinesi morti nella Shoah. A loro cosa importa? La loro "Shoah",anche se diversa,c'è l'hanno avuta dal 1949...e dura ancora oggi!

il 07 Maggio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Kaiser ha scritto:

Concordo perfettamente con gli ultimi due post : ciò che succede in Cina è scandaloso,non c'è limite al peggio

il 28 Luglio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Daniele ha scritto:

Ieri ho visto uno speciale su nanchino...dapprima ne sapevo poco o nulla,ma ora ne sn rimasto totalmente inorridito...come può l'uomo essere talmente efferato e brutale con un suo simile...Dio mio mi chiedo sl perché...

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