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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
La linea perdente
A proposito del post Lui non è la "motorizzazione della politica", ho ricevuto da Riccardo Lenzi, autore della lettera ad Aprile citata, una risposta inviata all'utente che ha commentato il post accusando Lenzi di «esagerazione nell'incolpare D'Alema», facendo correre - con questi ragionamenti - il rischio di «riportare Guazzaloca». Ancora una volta Lenzi scrive un testo sensato e ampiamente condivisibile.

Mail da Riccardo Lenzi

Caro Rocco Giangreco,
non credo, purtroppo, di esagerare: non ho detto che la colpa è tutta di D'Alema. Così come non ho mai sostenuto che fosse tutta di Bertinotti. Certo è, però, che la linea perdente - guardare a quel "centro" che peraltro politicamente non esiste più da almeno dieci anni - è stata imposta da D'Alema. Lo stesso personaggio che (inspiegabilmente? vedi allegato...) era in piazza San Pietro in occasione della discutibile beatificazione di Escrivà de Balager (il fondatore dell'Opus Dei).
Io penso che il monito di Nanni Moretti (con questi dirigenti non vinceremo mai) ha ancora un suo fondamento: buona parte del merito delle vittorie elettorali di questi anni spetta alle tante singole persone (iscritte o meno ai partiti di centrosinistra) che, dimostrando saggezza e buon senso, hanno messo da parte le sacrosante critiche ai dirigenti (perdenti ma inamovibili) per sostenere con spirito unitario la battaglia democratica contro Berlusconi e il suo governo di delinquenti.
Era ed è una questione di priorità.
Però non ho dimenticato la mancanza di riconoscenza dei "nostri" partiti, gli insulti ai girotondini (ribaditi da D'Alema: "radicalismo piccoloborghese che non appartiene alla sinistra"), l'atteggiamento sulla guerra in Iraq, ecc. Solo Prodi, pur rivendicando le proprie idee su questioni di coscienza come la fecondazione assistita o i matrimoni gay, si è fatto portavoce anche delle istanze più "radicali", subendo per questo gli attacchi di chi lo ha ribattezzato Prodinotti.
Il mio timore è che, una volta mandato a casa Silvio, si ricominci a trattare come ai tempi della bicamerale. Si continua a parlare di riforme "condivise". Fosse per me, fintanto che il centrodestra non sarà (chissà quando) affidabile, la Costituzione la lascerei così com'è. Anzi: abrogherei persino la riforma del titolo V.
Qualcuno in questi giorni faceva notare come ci siano voluti circa cento anni prima che il 14 luglio divenisse la festa di tutti i francesi. Aspettiamo che il 25 aprile divenga la festa di tutti (o quasi) gli italiani: solo dopo si potrà rivedere la migliore (a mio modesto parere) Costituzione d'Europa!
Da cittadino bolognese che si è battuto ed impegnato per mandare a casa Guazzaloca (sono portavoce dell'associazione L'Altrainformazione - www.laltrainformazione.it), ritengo che sia necessario proseguire nel faticoso tentativo di rinnovare la politica "dal basso", vigilando sugli atti dei rappresentanti che abbiamo sostenuto. E continuando a chiedere di partecipare alle decisioni che ci riguardano in quanto cittadini.
Come? Ad esempio chiedendo con forza le primarie di collegio. Il leader c'è (Prodi). Manca un programma condiviso, ma la Fabbrica del Programma è al lavoro ed è aperta al contributo di tutti.
Ma anche il programma non basta: da cittadino "impegnato" vorrei poter dire la mia sui rappresentanti che dovranno attuare quel programma. Non credo che ci sarà il tempo di realizzare le primarie di collegio entro il 2006. Però il caso Vendola non può rimanere una positiva eccezione: deve diventare una regola.
Questa intenzione si scontra e si scontrerà contro le solite spartizioni di collegi fatte a tavolino (sono già iniziate). E temo che nessuno (NESSUNO!) dei partiti di centrosinistra accetterà questa prospettiva. Ci vorrebbe molta umiltà. Una caratteristica poco difusa nella nostra classe dirigente. Vedremo.

Cordiali saluti, Riccardo Lenzi

28.04.05 15:37 - sezione politiche
il 28 Aprile 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Antonio ha scritto:

Bel pezzo. Nei dettagli non condivido tutto, ma questo è il tipo di dialettica che bisogna riattivare.

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