qui giace OneMoreBlog2.31
«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Siamo tutti in pericolo
Furio Colombo fu l'ultimo a intervistare Renzo Pier Paolo Pasolini, l'8 novembre 1975. L'Unità di oggi ripropone quell'intervista. Alla luce di quanto si è letto in questi giorni sulle vere ragioni dell'omicidio del regista, le sue risposte appaiono drammatiche e per certi versi inquietanti. Come sempre, invito chi legge questa "affissione" telematica di una pagina de l'Unità ad acquistarne una copia in edicola.

Da l'Unità del 9 maggio 2005

E Pasolini disse: siamo Tutti in Pericolo
L’ultima intervista
di Furio Colombo
Questo che pubblichiamo è il testo dell’intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini pubblicato sull’inserto “Tuttolibri” del quotidiano “La Stampa” l’8 novembre del 1975. Questa intervista ha avuto luogo sabato 1° novembre, fra le 4 e le 6 del pomeriggio, poche ore prima che Pasolini venisse assassinato. Voglio precisare che il titolo dell’incontro che appare in questa pagina è suo, non mio. Infatti alla fine della conversazione che spesso, come in passato, ci ha trovati con persuasioni e punti di vista diversi, gli ho chiesto se voleva dare un titolo alla sua intervista.
Ci ha pensato un po’, ha detto che non aveva importanza, ha cambiato discorso, poi qualcosa ci ha riportati sull’argomento di fondo che appare continuamente nelle risposte che seguono. «Ecco il seme, il senso di tutto - ha detto - Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti. Metti questo titolo, se vuoi: “Perché siamo tutti in pericolo”».

Pasolini, tu hai dato nei tuoi articoli e nei tuoi scritti, molte versioni di ciò che detesti. Hai aperto una lotta, da solo, contro tante cose, istituzioni, persuasioni, persone, poteri. Per rendere meno complicato il discorso io dirò «la situazione», e tu sai che intendo parlare della scena contro cui, in generale ti batti. Ora ti faccio questa obiezione. La «situazione» con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ciò che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire: tuo è il merito e il talento. Ma gli strumenti? Gli strumenti sono della «situazione». Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ciò che detesti. E tu? Tu non resteresti solo e senza mezzi? Intendo mezzi espressivi, intendo...
Sì, ho capito. Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo. Non in senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un Paese (e tu sai che non sono sempre d’accordo con loro, ma proprio adesso sto per partire, per andare al loro congresso). In grande l’esempio ce lo dà la storia. Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, «assurdo» non di buon senso. Eichmann, caro mio, aveva una quantità di buon senso. Che cosa gli è mancato? Gli è mancato di dire no su, in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia. Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace mica tanto. Avrà mormorato, come si mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno e alla televisione. Oppure si sarà anche ribellato perché questo o quel treno si fermava, una volta al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati quando sarebbero state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non ha mai inceppato la macchina. Allora i discorsi sono tre. Qual è, come tu dici, «la situazione», e perché si dovrebbe fermarla o distruggerla. E in che modo.
(...)

Che cos’è il potere, secondo te, dove è, dove sta, come lo stani?
Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono.

Ti hanno accusato di non distinguere politicamente e ideologicamente, di avere perso il segno della differenza profonda che deve pur esserci fra fascisti e non fascisti, per esempio fra i giovani.
Per questo ti parlavo dell’orario ferroviario dell’anno prima. Haimai visto quelle marionette che fanno tanto riderei bambini perché hanno il corpo voltato da una parte e la testa dalla parte opposta? Mi pare che Totò riuscisse in un trucco del genere. Ecco io vedo così la bella truppa di intellettuali, sociologi, esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili, le cose succedono qui e la testa guarda di là. Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso. Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale. Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nell’isolare la pecora nera. Le vedo anch’io le pecore nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte. Ecco il guaio, ho già detto a Moravia: con la vita che faccio io pago un prezzo... È come uno che scende all’inferno. Ma quando torno - se torno - ho visto altre cose, più cose. Non dico che dovete credermi. Dico che dovete sempre cambiare discorso per non affrontare la verità.

E qual è la verità?
Mi dispiace avere usato questa parola. Volevo dire «evidenza». Fammi rimettere le cose in ordine. Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto a tutti i costi. In questa arena siamo spinti come una strana e cupa armata in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. Allora una prima divisione, classica, è «stare con i deboli». Ma io dico che, in un certo senso tutti sono i deboli, perché tutti sono vittime. E tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti al gioco del massacro. Pur di avere. L’educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere.

Allora fammi tornare alla domanda iniziale. Tu, magicamente abolisci tutto. Ma tu vivi di libri, e hai bisogno di intelligenze che leggono. Dunque, consumatori educati del prodotto intellettuale. Tu fai del cinema e hai bisogno non solo di grandi platee disponibili (infatti hai in genere molto successo popolare, cioè sei «consumato» avidamente dal tuo pubblico) ma anche di una grande macchina tecnica, organizzativa, industriale, che sta in mezzo. Se togli tutto questo, con una specie di magico monachesimo di tipo paleo-cattolico e neo-cinese, che cosa ti resta?
A me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere, lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri resta molto di più. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me. Il mondo diventa grande, tutto diventa nostro e non dobbiamo usare né la Borsa, né il consiglio di amministrazione, né la spranga, per depredarci. Vedi, nel mondo che molti di noi sognavano (ripeto: leggere l’orario ferroviario dell’anno prima, ma in questo caso diciamo pure di tanti anni prima) c’era il padrone turpe con il cilindro e i dollari che gli colavano dalle tasche e la vedova emaciata che chiedeva giustizia con i suoi pargoli. Il bel mondo di Brecht, insomma.

Come dire che hai nostalgia di quel mondo.
No! Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto nessuno li aveva colonizzati. Io ho paura di questi negri in rivolta, uguali al padrone, altrettanti predoni, che vogliono tutto a qualunque costo. Questa cupa ostinazione alla violenza totale non lascia più vedere «di che segno sei». Chiunque sia portato in fin di vita all’ospedale ha più interesse - se ha ancora un soffio di vita - in quel che gli diranno i dottori sulla sua possibilità di vivere che in quel che gli diranno i poliziotti sulla meccanica del delitto. Bada bene che io non facio né un processo alle intenzioni né mi interessa ormai la catena causa effetto, prima loro, prima lui, o chi è il capo-colpevole. Mi sembra che abbiamo definito quella che tu chiami la «situazione». È come quando in una città piove e si sono ingorgati i tombini. l’acqua sale, è un’acqua innocente, acqua piovana, non ha né la furia del mare né la cattiveria delle correnti di un fiume. Però, per una ragione qualsiasi non scende ma sale. È la stessa acqua piovana di tante poesiole infantili e delle musichette del «cantando sotto la pioggia». Ma sale e ti annega. Se siamo a questo punto io dico: non perdiamo tutto il tempo a mettere una etichetta qui e una là. Vediamo dove si sgorga questa maledetta vasca, prima che restiamo tutti annegati.

E tu, per questo, vorresti tutti pastorelli senza scuola dell’obbligo, ignoranti e felici.
Detta così sarebbe una stupidaggine. Ma la cosiddetta scuola dell’obbligo fabbrica per forza gladiatori disperati. La massa si fa più grande, come la disperazione, come la rabbia. Mettiamo che io abbia lanciato una boutade (eppure non credo) Ditemi voi una altra cosa. S’intende che rimpiango la rivoluzione pura e diretta della gente oppressa che ha il solo scopo di fari libera e padrona di se stessa. S’intende che mi immagino che possa ancora venire un momento così nella storia italiana e in quella del mondo. Il meglio di quello che penso potrà anche ispirarmi una delle mie prossime poesie. Ma non quello che so e quello che vedo. Voglio dire fuori dai denti: io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione (qualche volta). Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato «la vita violenta». Non vi illudete. E voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su un delitto la sua bella etichetta. A me questa sembra un’altra, delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali.

Ma abolire deve per forza dire creare, se non sei un distruttore anche tu. I libri per esempio, che fine fanno? Non voglio fare la parte di chi si angoscia più per la cultura che per la gente. Ma questa gente salvata, nella tua visione di un mondo diverso, non può essere più primitiva (questa è un’accusa frequente che ti viene rivolta) e se non vogliamo usare la repressione «più avanzata»...
Che mi fa rabbrividire.

Se non vogliamo usare frasi fatte, una indicazione ci deve pur essere. Per esempio, nella fantascienza, come nel nazismo, si bruciano sempre i libri come gesto iniziale di sterminio. Chiuse le scuole, chiusa la televisione, come animi il tuo presepio?
Credo di essermi già spiegato con Moravia. Chiudere, nel mio linguaggio, vuol dire cambiare. Cambiare però in modo tanto drastico e disperato quanto drastica e disperata è la situazione. Quello che impedisce un vero dibattito con Moravia ma soprattutto con Firpo, per esempio, è che sembriamo persone che non vedono la stessa scena, che non conoscono la stessa gente, che non ascoltavano le stesse voci. Per voi una cosa accade quando è cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata e intitolata. Ma cosa c’è sotto? Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire: signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno. Cos’è il cancro? È una cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco, fuori da qualsiasi logica precedente. È un nostalgico il malato che sogna la salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido e un disgraziato? Prima del cancro, dico. Ecco prima di tutto bisognerà fare non solo quale sforzo per avere la stessa immagine. Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici e divento pazzo. Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la Luna. E i letterati. E i sociologi. E gli esperti di tutti i generi.

Perché pensi che per te certe cose siano talmente più chiare?
Non vorrei parlare più di me, forse ho detto fin troppo. Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche i miei libri e i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo.

Pasolini, se tu vedi la vita così - non so se accetti questa domanda - come pensi di evitare il pericolo e il rischio?
È diventato tardi, Pasolini non ha acceso la luce e diventa difficile prendere appunti. Rivediamo insieme i miei. Poi lui mi chiede di lasciargli le domande. «Ci sono punti che mi sembrano un po’ troppo assoluti. Fammi pensare, fammeli rivedere. E poi dammi il tempo di trovare una conclusione. Ho una cosa in mente per rispondere alla tua domanda. Per me è più facile scrivere che parlare. Ti lascio le note che aggiungo per domani mattina».
Il giorno dopo, domenica, il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini era all’obitorio della polizia di Roma.

09.05.05 08:42 - sezione cultura
il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

Renzo Pasolini era un grande pilota motociclistico degli anni '60 e '70, rivale dell'altro grande Agostini ("Ago" e "Paso").

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Lapsus freudiano, il mitico Paso, di umili origini, vero pilota di sinistra, romagnolo e militante, era il mio idolo di ragazzino. Quando batteva l'odioso bergamasco bello e ricco era una pacchia. Anche lui morì prematuramente, ahimè.

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

alberto, ti faccio e vi faccio un po' a tutti una domanda provocatoria (e un po' off topi, ma solo un po', prometto): a fronte di quanto dice in questa intervista, sofferta dura e molto, temo, poco capita allora (ma io ero un bimbo putroppo ancora troppo piccolo e quindi non posso saperlo direttamente), pensate che oggi Pasolini comprerebbe L'Unità?

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

e chi lo sa?
magari a forza di essere avanti a tutti di avrebbe doppiato, magari sarebbe diventato di destra, chi lo sa?
del resto sono anni che penso ad un paragone Pasolini - Guareschi, cantori paralleli della morte della civilta' contadina.

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Pasolini è stato qualcosa di unico, in un paese come l'italia. Qualcosa di difficile d'assemblare anche ad anni di distanza. la sua morte mi ha sempre lasciato l'idea (a me che, ripeto, all'epoca avevo solo 3 anni) che ciò che è stato ucciso di lui sia stato in realtà l'intellettuale. Mi spiego meglio: l'intellettuale dà sempre fastidio. Vien guardato con diffidenza, sempre. E' come se facesse sentire una soglia tra se e gli altri. Ma questa la sentono solo gli altri: si sentono come dire discriminati. E il paradosso in un intellettuale come Pasolini è che lui predicava, come in questa interivista, un ritorno alla primitività. Alla semplicità. No, invece l'intellettuale è odiato, discriminato, percepito come una sofisiticheria anomala, un "diverso". "Fetuso comnusita" pare gli abbian detto, massacrandolo di botte (o, almeno così dice Pelosi) . E non mi è difficile cerede che sia stato ammazzato per fastidio, per puro bisogno di levarsi di torno un intellettuale, gay, anomalo, non amato troppo nemmeno dai comunisti. Insomma un vero, autentico itnellettuale. Come, ahimè, in Italia io, poco più che trentenne, non ho mai auvto l afortuna di conoscere. Mi sarebbe piaciuto, penso che in un certo senso in molti, della mia generazioni, si sarebbero meritati qualcosa di meglio, un intellettuale vero, come era lui. Oggi restano "solo" i libri, i film, le poesie, gli scritti corsari. Cioè in realtà, forse, a pensarci bene tutto. Però, ecco l'uomo in carne ed ossa, quello no. E l'uomo, l'intellettuale nella sua persona fisica, è imporntanta. pasolini stesso scrisse veri strali contro le vere e proprie modificazioni somatiche dei giovani di allora. Lo si legge anche in questa sofferta, ripeto, intervista. Echeccazzo, mi spiace non averlo conosciuto. Perché non so mai a chi cazzo rivoglermi quando penso certe cose.

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Secondo me l'Unità di oggi non l'avrebbe comprata, quella di qualche mese fa - tosta, radicale e indipendente - sì.

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

"È un nostalgico il malato che sogna la salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido e un disgraziato? Prima del cancro, dico"

Questa "immagine" è spettacolare.
Ho sempre molto ammirato Pasolini per il fatto che ha sempre detto ciò che credeva davvero, senza filtri politici o ideologici.
Ricordo la sua discussione con Calvino ai tempi dei fatti del Circeo.
Ricordo il suo rancore nei confronti di Calvino quando questi definì Izzo e combriccola: Fascisti.
Pasolini si oppose fortemente a questa interpretazione della realtà, a questo luogo comune tipico della sinistra di trovare capri espiatori nei "borghesi", "Roma", i "neofascisti".

Ma Pasolini era avanti a tutti, sia culturalmente che intellettualmente; essere "di sinistra" o "di destra" erano etichette che non gli appartenevano e traspare anche da questa intervista.
Solo quelli più piccoli di lui non lo hanno capito...praticamente tutti noi.

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
rotafixa ha scritto:

più di tutto mi ha colpito questa frase: "Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale".
si tratta delle fondamenta di una persona decente.
quando ero piccolo era abituato a sentir parlare, e quindi a pensare, di pasolini come di una specie di reietto, di persona scomoda e da non invitare a casa propria, una presenza troppo ingombrante per potersi rilassare con amici e parenti. poi però mi capitava di incontrare le sue cose ("uccellacci e uccellini" lo ricordo come un fantastico sogno ubriaco, ed ero ancora troppo "bravo bambino", lo vedevo come una favola tipo fantaghirò) e non riuscivo a mettere insieme le due cose: quella bella sensazione e lo sparlare di pasolini. poi ho capito che gli adulti sono dei poveri disgraziati, non i giganti delle favole.
tornando al rifiuto: è alla base di ciò che faccio. può darsi che me l'abbia insegnato lui, ma non saprei dirlo. ne ho il sospetto.

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

signori, siate un po' piu' critici nei confronti di PPP, gli renderete meglio giustizia.

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
invel ha scritto:

rotafixa, ti ha colpito "essenziale", intendo il termine, o no?

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Io fatico a esser critico, berja, per un motivo molto semplice: vedo in lui tutto quello che manca oggi e che vorrei qui in carne ed ossa.

Se proprio ci devo provare, sono rcitico nei confronti dei film. Salò a parte, che merita un discorso a sé, il resto non mi ha mai fatto impazzire. Faticavo troppo ad accettare la povertà di esecuzione e gli attori di strada. Il vangelo secondo Matteo è molto bello, però anche lì mi si ripresentava la stessa difficoltà. Se ci penso però è coerente tale difficoltà con tutto il Pasolini pensiero. E cioè proprio ciò che mi piace negli scritti e nelle prese di posizione.

il 09 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
rotafixa ha scritto:

essenziale è un valore: sì, quello. e rifiuto come mezzo per proporre, che è un concetto impossibile da spiegare agli adepti del "laurà" (me ne sono accorto molte volte e faccio ancora finta di non crederci).
pasolini non è un santo, ringraziando la sorte che ce l'ha dato; e quindi criticabile. ma proprio bisogna farlo? ha più meriti che demeriti.

Altrove: A - rivista anarchica | Accordo | Anticatechismo | Chan Hon Chung | Ciclistica | Il Deposito | Don Zauker
Gruhn Guitars | Giordano Bruno | Libertaria | Movimentofisso | Brian Setzer | Shel Shapiro | UAAR | Il Vernacoliere