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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
La pianura è meno ripida per i Mercanti
Mercanti di Liquore La prima cosa che pensi quando senti Lorenzo, Piero e Simone è che non serve granché di attrezzatura per avere un gran sound. Loro sono tre: due chitarre e una fisa (o un pianino) e sembrano un'orchestra. Non ci sono colonne di Marshall, overdrive a valvole in cascata, PRS con la tastiera intarsiata. Eppure il suono è corposo e solido. Merito indubbiamente di anni e anni a suonare ovunque, nelle piazze e nei cortili (perché «la musica è dei poveri»), a farsi le ossa in situazioni impossibili. La gavetta ha pagato e oggi per loro la pianura lombarda è molto meno ripida.
E oggi, con due dischi straordinari alle spalle e parecchie cose buone prima, i Mercanti di Liquore sono un gruppo vero, che porta sul palco una grande vitalità, ma senza una sbavatura. Le chitarre di Lorenzo e Simone sembrano una, tanto sono in perfetta sincronia sugli attacchi, mentre Piero costruisce tappeti armonici e contrappunti.
Il concerto al Filodrammatici di ieri sera, antica bomboniera della prosa dietro la povera Scala deturpata, si è aperto a sorpresa con la storia di Cecco il mugnaio (grazie!), disobbediente a tutto, morte compresa, per proseguire con Non siamo mai stati sulla luna e La semi-automatica. E per due ore filate, senza un attimo di respiro, ha attraversato la storia del gruppo, con una selezione delle loro cose migliori, comprese alcune delle filastrocche di Gianni Rodari musicate nei primi dischi, la canzone per i fratelli Cervi, una travolgente Geordie (con un condivisibile "schifoso" attribuito al disc-jockey che ne fece una versione dance un paio di anni fa), un Gorilla in coro e una Guerra di Piero da brividi.
La grandezza dei Mercanti di Liquore è tutta nella loro storia, che parte dallo studio della chitrarra di Mastro De Andrè «per non sentirsi come mobili a Lissone» e prosegue lungo strade e mondi musicali nuovi, ma senza tradire lo spirito del maestro. Testi e musiche, a volte umoristici altre intensi, rispettano un codice di misura e qualità che è patrimonio di pochi.
Non possiamo - dopo questo primo vero ascolto live del nuovo disco - che confermare il giudizio già dato: è la migliore cosa italiana dell'anno e loro sono uno dei migliori gruppi nel loro genere. Resta l'aspettativa per un bel "live" che sappia fissare su CD tutta l'energia e il feeling che i Mercanti sanno regalare in concerto.

Recensione scritta per Accordo.it
28.05.05 00:58 - sezione musica
il 28 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
invel ha scritto:

ieri al concerto sono andato anch'io. reduce dall'aver visto la tappa al bar sport di via graziano imperatore-niguarda (vicino alla lapide di lia). le radici ci sono. perchè bisogna far sempre tutto di soppiatto?

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