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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Piazza bella piazza
militantesx.jpg «Ha ragione Pesce quando descrive i fascisti come un'altra razza, briganti che si eccitano nell'osceno gesto di dare la morte, sbarbatelli feroci vicino a delinquenti avvezzi al sangue e ai massacri. Che ridono dopo aver sterminato quindici persone in piazza Loreto. Ricordo, le ho scolpite per sempre, le parole di Pesce: "Loro ridono. Hanno appena ucciso quindici uomini e si sentono allegri. Contro quel riso osceno noi combattiamo"». E' un passo - intensissimo e aggiacciante - di L'ultima parte di Roberto Tumminelli, uno dei racconti di lotte politiche e sociali che compongono "Piazza bella piazza", un prezioso libro in vendita in questi giorni assieme a Unità, manifesto e Liberazione. Nel suo racconto Tummineli racconta il 12 dicembre 1970, primo anniversario di piazza Fontana, con la grande manifestazione a Milano in cui si consumò l'omicidio di Saverio Saltarelli, studente di 23 anni che ebbe il cuore spaccato da un candelotto sparato ad altezza d'uomo.

Continua Tumminelli: «Ma che Paese è? perché il potere deve avere questa ghirba assassina? E i benpensanti, come mai continuano a "benpensare" le stesse stupide, oscene cose, a scandalizzarsi per qualche orrore, da Auschwitz a Portella della Ginestra, per poi subito dimenticare e di nuovo stupirsi per qualche altro corpo privo di vita, sacrificato in nome dell'ordine pubblico, democratico, aristocratico o nazi che sia? E' successo così per le atrocità naziste e fasciste, eppure siamo ancora alle prese con nazisti e fascisti. Ma perché un ragazzo deve essere fascista? Come mai ha idee o miti o pensieri di morte, di ingiustizia, come mai ama la gerarchia, l'ordine, la merda sadiana, la tortura, le camere a gas?»

Un libro da inseguire, raccogliere, leggere d'un fiato, regalare, per non dimenticare, per essere pronti, perché da quegli anni sono morti tanti altri ragazzi, fino ai giorni nostri. Lo racconta la madre di un protagonista di quelle giornate nella postfazione.

«Spesso la piazza è stata luogo di ribellione, di repressione, di morte.
Qualche volta è stata luogo di liberazione.
Oggi la piazza è invasa dalle automobili, negata alle persone, oppure trasformata nel salotto buono della città a uso e consumo turistico.
In cambio ci hanno rifilato piazzette virtuali, televisive o commerciali.
No grazie.
Noi amiamo la piazza, quella vera e vitale.
E in una piccola piazza ritorno appena posso, perché riassume per me tutte le piazze del mondo.
Piazza Alimonda.
Per alcuni Piazza carlo Giuliani, ragazzo.»
. Haidi Giuliani.
28.06.05 12:32 - sezione libri
il 28 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Gli scontri di piazza non mi pare possano essere qualcosa di desiderabile. Tantomeno quelli degli anni Settanta. Non penso sia quella la "piazza" da desiderare. E anche quella di Genova, Alimonda, è una piazza triste, tragica e basta. Ricordo pochi giorni prima di quel 21 luglio, un articolo di Sofri in cui si parlava chiaramente dei rischi per quei giorni. Quasi si finiva per descrivere e presagire quello che poi tragicamente successe.
E anche il discorso sul fascismo mi pare un po' semplicistico. IL fascismo, ahimé, non nasce come "idee o miti o pensieri di morte, di ingiustizia, amore per la gerarchia, l'ordine, la merda sadiana, la tortura, le camere a gas". Purtroppo è qualcosa di molto più alla portata del cittadino comune, dell'ignavo, dell'itagliano. Mi pare che più chiare e realistiche siano le parole di Hannah Arendt in proposito, sulla banalità del male. Finché ci diciamo che il fascismo è il diavolo che viene a possedere le persone, allora continueremo a dirci cose di comodo. Purtroppo la mentalità violenta e sadica è qualcosa che può nascere dalla banalità della vita quotidiana, dal ponziopilatismo, in modo apparentemente innocente. Mi pare che l'abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, anche in città, quando pedaliamo.

il 28 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

La piazza è il luogo sacro di libertà e democrazia, da Atene (forse prima) in avanti. Questo libro ne racconta la gloria e i drammi. Leggere il racconto sui fatti di Avola (Camilleri), quello delle lotte degli operai Fiat nel 1969 (Balestrini), l'apparizione quasi mistica di Giovanni Pesce, il comandante partigiano "Visone" medaglia d'oro, al deposito ATM di via Lombroso nel 1970 (Tumminelli) fa bene al cuore, rimette fiducia, aiuta a sopportare il presidente del partito che ha le radici affondate nella Resistenza che si trastulla a bordo di "Mascalzone latino".

il 28 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Ma su questo sono d'accordo, ovviamente (in piazza ci vado anche io). Quello che criticavo era il tono del post che, a volte (anche nella citazione di Haidi Giuliani), mi pareva un po' nostalgico di quelli che di fatto sono stati "scontri" di piazza e non "icontri" come nell'agorà, che citi, dovrebbe avvenire.
Leggerò sicuramente i racconti che citi, e del presidente che si trastulla su "Mascalzone latino" per il momento prefeirisco continuara a fregarmene (non lo sopporto più nemmeno io che ne ero un estimatore convinto).

il 28 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
corrado ori tanzi ha scritto:

io non so quanto ancora la piazza spaventi il Potere. Non so nanche quanto gli interessi che tot migliaia di cittadini sfilino per una città con slogan e bandiere. Chiaro che parecchie delle nostre conquiste sociali siano avvenute anche grazie a manifestazioni popolari, ma oggi mi sembra che chi detenga le fila del potere sia più sordo di un tempo. L'impressione è che la piazza abbia esaurito la sua funzione, si sia progressivamente scolorata. Un po' come i referendum. Possiamo gridare ma chi ascolta?

il 28 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Corrado, hai molta ragione. Dal Palavobis in poi ho ricominciato a partecipare, quindi ho capito che anche mopmenti oceanici come piazza San Giovanni e il Circo Massimo dicono ben poco al potere, che diventa sempre più un muro di gomma contro cui i cittadini rimbalzano.
Ma c'è un altro aspetto che non va trascurato: l'immaginario. Vivo e vitale negli anni '70 - "benzina" sia di chi credeva nella violanza, sia di chi rifiutava le BR come la DC - fu spento negli anni '80 dal craxismo e negli anni '90 dalle vittorie effimere del centro sinistra. E' questa morte dell'immaginario che ha lasciato via libera a Berlusconi, ma anche alla follia "riformista" che dà prova di fallimento ogni due per tre.
L'immaginario - abbiamo imparato - non può governare, non deve farsi soggetto politico. Ma può e deve riaccendere nei cittadini la fiducia che un altro mondo (migliore di questo) è possibile. Per riuscire a sbarazzarsi di mediaset e mascalzoni latini bisogna credere che ce la si può fare. Altrimenti tanto vale rincoglionirsi di zapping

il 28 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

capisco lo scoramento
ma non e' sempre giustificato

la piu' grande manifestazione politica italiana di tutti i tempi, quella contro la guerra a roma, rimane impareggiabile per mobilitazione. ma fu un semiflop politico. in ogni caso permise all'italietta berluschino-atlantica di entrare con la finzione umanitaria. ma si sa, contro gli interessi dei veri padroni del pianeta e' difficile andare. ma non ci sarebbe stata senza prima firenze (1 milione) e genova (250 mila).

altro discorso invece per l'articolo 18. li' la vittoria fu piena e sonora. anche in quel caso il potere fece di tutto per minimizzare e sostenere l'insostenibile. ma la vittoria fu della piazza e solo di essa.

la piazza mobilitata e' sempre un bello spettacolo di vera partecipazione. portateci i bambini e le bambine. solo chi si arrichisce col tuo sudore ci manda i manganelli e i gas.

il 28 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
corrado ori tanzi ha scritto:

certo alberto, la piazza comunque è partecipazione e la politica deve essere partecipazione e non solo una croce nella scheda al momento delle elezioni dopo essersi arreso a un continuo bombardamento televisivo nei canali dei soliti noti. purtroppo lo scoramento sta nel fatto che uno strumento che ho sempre visto come poderoso e che ho nella mi individualità aiutato a rendere visibile parecchie volte sia ormai un'arma scentrata. io me li vedo i governanti farsi due pernacchie e risate mentre noi sotto sfiliamo. Il dispiacere è forte,, soprattutto se poi una manifestazione è corredata da atti di violenza gratuita che poi vengono presi come esempio che si ritorcono contro chi in piazza c'era, in modo del tutto pacifico.

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