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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Anni 50 e kapò
Oggi ho visitato Anni '50, mostra di moda, design, architettura, fotografia, arte eccetera allestita a Palazzo Reale e prorogata visto il successo di pubblico. Non è affatto male, anche se l'equilibrio tra i diversi settori è precario. Scarsi i mezzi di trasporto (che pure a quell'epoca sono esplosi, con la motorizzazione di massa e i primi treni veloci), sovrabbondante la moda, del tutto inadeguata l'arte, con una selezione di opere poco significativa (nonostante alcuni pezzi davvero godibili, come gli splendidi Capogrossi e Tancredi) e bislacca. Tra le bislaccaggini, una ampia selezione di Lucio Fontana, il furbissimo artista riuscito a vendere a cifre iperboiche delle tele bianche con qualche taglio fatto al bisturi.
Bravo lui, intendioamoci, ma libero io di commentare che ritengo Fontana un pacco, anche quando non taglia, ma gioca a fare sculture con la creta, dimostrando forse che da piccolo non giocava con la sua cacca, ma nulla più (sia detto tutto nel massimo rispetto per chi Fontana lo apprezza, il mondo è bello perché è vario). Convengo che (a) l'immagine usata era un po' forte e (b) la mia voce è notoriamente sonora. Ma siamo rimasti davvero basiti quando ci si è avvicinato un commesso con fare minaccioso.

«Abbassi la voce».
«Prego?!?»
«Lei parla troppo forte, abbassi la voce.»
«E perché? Dove sta scritto?»
«Le mostre si guardano in silenzio»
«Guardi, io sto commentando un'opera della mostra, in un ambiente in cui capita anche di incontrare scolaresche che fanno un casino feroce. E nell'altra stanza due suoi collegghi ridono a crepapelle», faccio, cominciando a scocciarmi.
«Io faccio il mio mestiere e lei stia zitto.»
Quando gli faccio notare che ha detto «stia zitto» davanti a testimoni e che se facessi un reclamo forse avrebbe delle grane, finalmente capisce che non è caso, bofonchia qualcosa a proposito di «chiamare le guardie» per salvare la faccia, ma in realtà torna a sedersi nell'altra stanza.

Proseguiamo la visita. E' lunga, si sta molto in piedi e le sedie sono sacrsissime. A un certo punto c'è un buco nero negli anni '50, durante il quale si attraversa una sala ottocentesca piena solo di sedie e poltroncine. Miraggio. Ci sediamo, cinque sedie sono occupate da cinque sederi sorretti da gambe ormai esauste. Troppo bello per essere vero. Infatti, non lo è.

«Alzatevi di lì!» intima un altro guardiano.
«Ma perché scusi? Che male facciamo?»
«L'ha detto "il dottore" che lì non ci si può sedere, che se poi una sedia si rompe voi vi fate male e le grane le abbiamo noi...»
Suggerendogli che forse sarebbe bene scriverlo da qualche parte che su delle sedie piazzate in mezzo a una sala non ci si può sedere, ci alziamo faticosamente e continuiamo la visita.

Arrivati in fondo, troviamo la stanza con i gadget, dalla quale parte un corridoio lungo una decina di metri che riporta all'ingresso/uscita. Unico problema: il corridoio attraversa una saletta in allestimento, quindi il passaggio è ostacolato da un cordone rosso collocato a 10 cm da terra. Visto che l'alternativa è rifare a ritroso tutto il percorso, torno nella stanza precedente e chiedo lumi al primo guardiano che trovo. Visto che she se la sta ridendo con la collega, si limita d dire che «Non si potrebbe, potrebbe essere pericoloso, ma se vuole passare passi, io non ho visto nulla». Torno tutto soddisfatto nella sala gadget, incito il mio gruppetto con un «dice che si può passare!» e scavalco per primo il cordone rosso.

«DOVE ANDATE!?!» grida ragazzotto dietro la cassa dei gadget.
«All'uscita.»
«NON SI PUO' DA QUELLA PARTE, DOVETE FARE IL GIRO!»
«Guardi, scusi, ho chiesto ora al guardiano che ha detto che è OK».
«LE HO DETTO CHE NON SI PUO'!»
A questo punto capisco che ce l'hanno fatta a esasperarmi, hanno vinto loro, esco dai gangheri e sento la mia voce incazzata che gli dice: «Va bene, me l'ha detto. Però oggi in questa cazzo di mostra ho dovuto discutere troppo, quindi non rompa più i coglioni». Dopodiché passo ed esco all'aperto.

Allora, la domanda è semplice: cosa sta succedendo? Perché Milano invece di diventare più agile, moderna, fresca, come tutte le altre grandi città europee, si va popolando di una nuova razza di guardie, guardiani, sbirretti e bravetti, tutti con divisa o cartellino, tutti pronti a sfoderare una serie di assurdi "non si può", "non si deve", "è vietato"? Perché cazzo non devo poter salire sul palco del Dal Verme per salutare Davigo e Travaglio? Perché cazzo non posso sedermi sulla cazzo di sedia della sala vuota? Perché cazzo non devo poter parlaree con la mia voce in una stanza in cui sono esposti giradischi, scarpe e divanetti, non la sindone?
Ma soprattutto: perché tutti i poveri cristi ridotti a fare questo lavoro (oggettivamente di merda) anziché stare dalla parte delle persone normali, quelle come loro, fanno a gara a diventano i "kapò" di un potere oscuro e idiota, dei piccoli aguzzini dei loro simili (ma prontissimi a favorire il cantante o il calciatore, spalancando ogni porta con un salamelecco)?
Che succede alla mia città e ai miei sogni d'Europa e di una società più libera, solidale, pragmatica, agile?
26.07.05 00:40 - sezione milano
il 25 Luglio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
beat ha scritto:

Il sospetto è che le "libere società occidentali" stiano diventando sempre più repressive e opprimenti. In realtà abbiamo un bel parlare di diritti civili e libertà individuali, senza capire che è all'opera un autentico "neoclassismo", basato sulla presunta uguaglianza dipinta dal regime mediatico. In fondo, è l'idea dei reality-show: tutti sono uguali, tutti ce la possono fare, le vecchie gerarchie sono saltate. Alla prova dei fatti, nel mondo reale, succede l'opposto: un popolo di rincoglioniti si governa in modo autoritario più semplicemente, tanto più se illuso di vivere in un'epoca dove ci sono possibilità ed opportunità per tutti. Indiscriminatamente. Credo che la sinistra per tornare ad essere tale debba reimpostare il discorso sulla necessità di considerare l'uomo comune come un "cittadino" e non come parte di un'indefinita "gente" (nomen horribilis!), da randellare col bastone o addolcire con la carota, a seconda delle circostanze. Ma con Mastella e quelli della sua risma questo discorso non ha senso. Magari te ne parlo un'altra volta (se t'interessa), ma essendo delle sue parti mi sono fatto un'idea chiara di come il leader del Campanile considera i suoi conterranei.

il 25 Luglio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
blau ha scritto:

Passare da un fastidioso battibecco all'etichetta di "sbirretto" mi pare esagerato e fuorviante.


"una nuova razza di guardie, guardiani, sbirretti e bravetti, tutti con divisa o cartellino, tutti pronti a sfoderare una serie di assurdi "non si può", "non si deve", "è vietato"?"

il 25 Luglio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Carmine Z. ha scritto:

quando una persona X apostrofa come coglioni altre quattro persone, mi viene un sospetto...vuoi vedere che la persona X...

il 25 Luglio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

blau: evidentemente non c'eri, evidentemente non sono riuscito a esprimere nel post il tono del tizio. Che era molto più pesante e intollerabile di quanto io sia riuscito a descrivere, evidentemente. Ma ti assicuro che altri avrebbero reagito a schiaffoni. Io mi sono limitato a sentirmi offeso come cittadino ed essere umano.

il 25 Luglio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
oppi ha scritto:

"Ma soprattutto: perché tutti i poveri cristi ridotti a fare questo lavoro (oggettivamente di merda) anziché stare dalla parte delle persone normali, quelle come loro, fanno a gara a diventano i "kapò" di un potere oscuro e idiota, dei piccoli aguzzini dei loro simili (ma prontissimi a favorire il cantante o il calciatore, spalancando ogni porta con un salamelecco)?"

Questo si applica a tantissime situazioni di vita nelle città, oggi come oggi.
Grande sensibilità
Non so se tutti comprendono, molti si fermano ad offendersi

il 25 Luglio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Alberto, mi hai fatto morire dal ridere! Questo è uno dei post più divertenti che hai scritto. Dovresti raccoglierli ogni tanto e produrne una versione cartacea. Mi sembri l'agrimensore K alla mostra d'arte. Grande.

il 25 Luglio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Il grande Alberto Sordi l'aveva già detto 40 anni fa in un suo film: date ad un italiano cappello, distintivo e paletta e avrete il più grande arrogante e rompicoglioni di ogni tempo...

il 26 Luglio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
blau ha scritto:

Alberto, certo che non ero lì! Solo mi sembra esagerato passare da uno sgradevole battibecco individuale ai kapò, è una questione di stile.

il 26 Luglio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Mah. Sarà questione di stile, l'omino certo non è un kapò, ma per la mia percezione il fenomeno è indice di una condizione di degrado sociale e civile in aggravamento verticale.

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