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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Occhetto sulla vicenda Unipol-Bnl
Achille Occhetto non è una volpe di guerra, ma è un bravo cristo che ha fatto il suo mestiere con più sincerità, onestà e umiltà di molti tra coloro che sono venuti dopo di lui. Ieri, in una breve intervista al Corriere, ha stigmatizzato l'atteggiamento dei DS nella vicenda Unipol-Bnl. In pratica - dice Occhetto - un partito, soprattutto se di sinistra, non deve in alcun modo appoggiare movimenti speculativi, che non producono, un vizio nato col governo D'Alema quando Colaninno si appropriò di Telecom. Quanto alle reazioni alle critiche, Occhetto nota - come hanno fatto molti - la reazione "scomposta" di (e - diciamolo - un po' Berlusconiana per toni e contenuti) di Fassino alle critiche piovute soprattutto dagli alleati.

dal Corriere del 13 agosto 2005

La sinistra dica no a tutte le scalate Primi errori con il governo D' Alema
di Gianna Fregonara

Achille Occhetto, ha letto le intercettazioni pubblicate ieri dal Corriere con i nomi dei dirigenti della Quercia al telefono con il presidente di Unipol nei giorni convulsi della scalata a Bnl?
«Confermano quello che vado denunciando da un mese: i Ds stanno compiendo un grave errore politico nell' nserirsi in vicende finanziarie e rinunciando al ruolo di arbitro istituzionale che deve essere proprio delle forze politiche. Creano una commistione tra politica e affari che finisce per trasformare i problemi politici in problemi giudiziari».

Le cooperative rosse ci sono dai tempi del Pci, non sono nate oggi.
«Penso che sia e sia stato lecito il rapporto storico tra il partito e il movimento cooperativo proprio per la funzione mutualistica e sociale delle coop. Le domande che pongo sono altre, sono quelle di Giuliano Amato: siamo in crisi strutturale perché si perde tempo in giochi finanziari, senza lasciare sul terreno un solo posto di lavoro in più».

I Ds dicono che lei sia tagliente perché ce l' ha con D' Alema e con il partito.
«Prima ascolti. Quando critico Fassino non dico nulla che abbia a che vedere con le illazioni della destra. Mi colpisce la sua affermazione che non si deve fare differenza tra capitale speculativo e capitale produttivo. Come può un dirigente della sinistra non essere preoccupato di fronte all' uso di ingenti profitti speculativi per dare scalata a banche e organi di informazione?».

Piero Fassino a proposito delle sue critiche, in un' intervista a Repubblica, dice: «Non passa giorno che non ci sia un Parisi, un Mastella, un Occhetto o un Bertinotti che ci attacca sperando di lucrare qualche voto. E' uno schema irresponsabile...».
«Mi preoccupa il modo scomposto in cui Fassino risponde agli addebiti pacati che io ho fatto. Così come è avvenuto per Fazio quando i Ds hanno capito la malaparata, comincia il lancio di lacrimogeni e il vecchio sistema».

Cioè?
«Si risponde a chi critica dicendo che c'è il nemico che vuole distruggerci. Poi, come avveniva nelle tematiche staliniane, si spiega che ci sono quanti oggettivamente, metta in corsivo oggettivamente, fanno il gioco del nemico».

Ancora con Stalin...
«Così sono stati uccisi tanti comunisti critici. Fassino mostra di non rendersi conto del suo grave errore. Lui critica Berlusconi che scala il Corriere ma contemporaneamente difende un' altra scalata: è insostenibile».

Quando è cambiato il vento nei Ds?
«Si è cominciato con il governo D' Alema, con le posizioni assunte per la cordata Colaninno, in cui si è smarrita in parte la funzione del potere politico come arbitro e regolatore. Si è affermata un' idea politica pericolosa che è quella che invece di cambiare il modello economico e sociale, la sinistra debba parteggiare nella lotta tra "capitani coraggiosi e salotto buono"».

La questione morale c'è?
«C'è, ma si presenta diversa. Oggi ci sono vere e proprie lobby che creano commistione tra pubblico e privato. Voglio sperare che questa volta non ci siano tangenti. Noi abbiamo proposto al Senato una commissione di inchiesta sulla provenienza dei capitali rientrati con lo scudo fiscale di Tremonti e usati per le scalate. Vorrei tutto il centrosinistra schierato: sulla scorta di ciò che avrebbe voluto Berlinguer bisogna far tornare la questione morale una questione politica per evitare che diventi cosa da tribunale».

Nel ' 94 cavalcarla non fu un successo.
«Sul tema giustizialista allora c'erano anche Berlusconi e la Lega, che era violentissima contro la Prima Repubblica. Berlusconi, figlio di Craxi, si presentò come uomo nuovo. Sono stato rancoroso?».

14.08.05 11:12 - sezione politiche
il 14 Agosto 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Larry ha scritto:

Su Occhetto sicuramente non scriveranno dei libri di storia, ma il passaggio da PCI a PDS non mi è sembrato un atto da poco. Si può dire che sia stato praticamente obbligato (dalla storia) a farlo, ma nonostante questo ha saputo dirigire l'operazione in maniera encomiabile.
Se si presentasse alle primarie di ottobre, voterei lui (come pure l'ho votato quando si è presentato con Di Pietro alle europee). A mio parere fa parte a pieno titolo di quella "società civile" alla quale ci si è appellati più volte anche su questo blog.

il 14 Agosto 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Garp ha scritto:

Che tristezza! Mi vengono in mente le discussioni politiche che avevo alla sezione del PCI di Lugo di Romagna 25 anni fa e tutti noi che regalavamo giornate di ferie per montare tubi innocenti e lavorare alle feste dell'Unità!

il 31 Agosto 2005 (quando OMB accettava i commenti)
mik ha scritto:

io direi che sarebbe il caso che Fassino ribaltasse le sue affermazioni, infatti non passa giorno che non ne combini una tanto che i vari bertinotti mastella (mastella?) e occhetto trovano spesso da ridire: è il suo ad essere un atteggiamento decisamente irresponsabile. E sospetto. Soprattutto in tempi di riabilitazioni craxiane, che lui stesso propugna.

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