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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
"L'alveo dell'etica"
«Io che politico non sono parlo senza alcuna diplomazia e dico che quelle scalate, pur se lecite, sono semplicemente deleterie per l'immagine dei Ds». Da leggere questo articolo di Paolo Sylos Labini sul codice etico. Nel frattempo il povero fassino si affanna a chiamarsi fuori da trame e scalate, arrivando ad affermare che «per noi Ds vale quotidianamente la lezione di Enrico Berlinguer. Il fiume della politica deve scorrere nell'alveo dell'etica». Risata di ferragosto, dai Fassino non ti vergogni? Vuoi darci d'intendere che pensava a Enrico Berlinguer il tuo boss Massimo D'Alema (oggi presidente di quelli che "scorrono nell'alveo dell'etica") quando inciuciava con Berlusconi, garantendogli l'impunità in cambio di promesse perdipiù farlocche?

da l'Unità del 15 agosto 2005

Chi non vuole il codice etico
di Paolo Sylos Labini

Gli appoggi più espliciti al Codice etico sono venuti da Prodi e da Fassino. I leader della Margherita hanno invece mostrato freddezza, anzi ostilità: il segnale è sbagliato, hanno detto, giacchè significa che l'Unione ha bisogno di una legge speciale (non è esatto: per noi è un patto sottoscritto dai partiti dell'Unione) perché sennò non ci si può fidare troppo di essa. Qui la logica viene ribaltata: la gente pensa invece che coloro che sono ostili al Codice etico - composto da regole importanti, ma semplici e di buon senso - hanno la coda di paglia.
Chiti è a favore della proposta perché è contro l'antica piaga italica del trasformismo. Magari fosse solo trasformismo: qui è in vista un trasbordo massiccio non solo di persone che votavano Berlusconi e che hanno cambiato idea, e questo è bene; il male viene quando si tratta di persone con fedine penali sporchissime; ma allora è vero, l'aspirazione nazionale è di diventare la repubblica della malavita. Col Codice etico non si va lontano: è vero, è solo una premessa, senza la quale però non si fa alcun passo sulla via dell'incivilimento. Il Codice etico non basta: ma è ovvio e nessuno di noi sostiene che basti: deve essere solo la premessa del programma di governo e non il programma. Ancora: il Codice etico rischia di favorire il giustizialismo. Ma dove sta questo rischio? Quello che appare evidente è che i giudici onesti e coraggiosi sono stati osteggiati e combattuti con ogni mezzo - l'ultimo atto della tragedia è la norma studiata apposta per impedire a Caselli di dirigere l'antimafia, essendo la mafia un'istituzione benemerita ingiustamente perseguitata.
Sembra che buona parte dei nostri concittadini non si rendano conto - io temo che non vogliano rendersi conto - nell'abisso di vergogna in cui siamo caduti. Li esorto a leggere i principali giornali stranieri, specialmente quelli «moderati». Ed a riflettere soltanto su due episodi: Kohl, che ha dato un contributo decisivo alla riunificazione delle due Germanie, ha dovuto abbandonare la politica per certi finanziamenti illeciti al suo partito - un problema che oggi da noi fa sorridere ed è considerato irrilevante. Secondo. Conosco abbastanza bene l'America e so che molti intellettuali americani da prendere assai sul serio considerano Bush e, ancora di più, Cheney, personaggi senza scrupoli. Eppure hanno dovuto far buon viso a cattivo gioco e dichiarare pubblicamente di approvare quella legge sul falso in bilancio in base alla quale due importanti manager sono finiti in prigione per anni: il fatto è che in America quelli che io chiamo gli anticorpi funzionano e sono numerosi, mentre in Italia - come diceva Alessandro Galante Garrone - sono «pochini pochini». Da noi il falso in bilancio è stato quasi completamente depenalizzato - uno dei tanti osceni provvedimanti ad personam.
Attenzione: non ci sono tre compartimenti stagni, economia, politica e morale: questa tesi, che ha una lunga storia nella cultura italiana, è pretestuosa e non trova riscontro nei paesi civili. L'Argentina che è entrata in una crisi gravissima dimostra che i tre compartimenti non ci sono e la corruzione ha travolto tutto, anche l'economia; e l'Argentina fino ad un tempo non lontano era un paese decisamente più ricco dell'Italia. Ora l'Argentina sta tentando di risalire la china, in mezzo a tremende difficoltà. Lula, il Presidente del Brasile, è andato in televisione ed ha chiesto ai suoi concittadini di perdonarlo per i fatti di corruzione che si sono avuti nel suo partito. Il predecessore fu cacciato a calci per lo stesso motivo. Il Brasile sta dunque meglio di noi.
Le recenti storie dell'indegno comportamento di Fazio, governatore della Banca d'Italia, e delle scalate, le Opa, di ogni colore politico, che giustamente Giuliano Amato ha definito un «inguacchio», completano il quadro, che è un incubo e che, cosa inconsueta per i quadri, emana un insopportabile fetore. Siamo in un abisso di abiezione e dobbiamo rendercene conto, altrimenti non possiamo attrezzarci per risalirlo. È qui il significato, che chiamerei drammatico, del Codice etico.
Amato: voglio rivolgergli un appassionato appello personale: dia una mano a Prodi nel varare il Codice etico, o un suo equivalente, e lo aiuti a imporsi sui suoi alletati; in particolare trovi il modo per separare drasticamente le scalate in cui sono coinvolti i Ds. Questo fine era del tutto estraneo alla loro elezione: sono stati eletti per fare gl'interessi della gente, e, in modo particolare, dei lavoratori. Dall'intervista che ha rilasciato a Repubblica del 12 agosto, Amato si dimostra molto sensibile al gravissimo problema dell'immoralità; dalle sue risposte appare chiaro che non approva quelle scalate; esprime la disapprovazione da politico ed ogni politico è anche un po’ diplomatico. Io che politico non sono parlo senza alcuna diplomazia e dico che quelle scalate, pur se lecite, sono semplicemente deleterie per l'immagine dei Ds. Convinca i suoi colleghi politici che è per il bene loro, anche se non immediato, e per il bene di tutti, prendere distanze ampie e convincenti; altrimenti politicamente si squalificano, amenterà la sfiducia degli elettori verso tutti i politici, e crescerà a vista d'occhio il partito, già maggioritario, dei non votanti.
Rimasi impressionato dall'appello lanciato da sei «moderati» sull'Eco di Bergamo il 18 dicembre 2001: non posso dimenticarlo e lo trasmetto a tutti gli amici che mi capitano a tiro. Diceva l'appello: ogni persona sensibile agli interessi generali e non solo al proprio interesse particolare deve mobilitarsi per contrastare il degrado politico in atto finchè si è in tempo. E ciò per evitare la maledizione delle nuove generazioni, quando capiranno e ci chiederanno perché non abbiamo reagito come dovevamo.

15.08.05 13:13 - sezione politiche
il 16 Agosto 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Mauro ha scritto:

Fassino ora che gli fa comodo dice di seguire la lezione di Berlinguer. Spara cazzate adesso o quanto stava riabilitando Craxi?

il 17 Agosto 2005 (quando OMB accettava i commenti)
ciccioformaggio ha scritto:

adesso

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