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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Solo Silvio farà la differenza
Sulla vicenda Unipol-Bnl s'è detto di tutto e di più. L'esercito di magliari che invade la nostra scena politica è impegnato in una gara al ribasso, che vede tutti, nessuno escluso, dare il peggio di sé. C'è quello che butta cacca nel ventilatore, quello che insinua sottilmente, quello che si indigna e non accetta critiche. Non fanno eccezione i DS, impegnati direttamente nella vicenda grazie ai buoni uffici degli attuali leader ammalati di ambizioni. Eppure una cosa è evidente: l'approvazione e la partecipazione attiva all'acquisizione è un colpo durissimo - forse di grazia - all'identità di quello che è stato - e non sarà più - un partito popolare, solidale, di sinistra.

Il lavoro di demolizione - svelato ufficialmente da Massimo D'Alema con l'inciucio della Bicamerale e con l'appoggio a Colaninno per la scalata a Telecom - sta per compiersi. Dopodiché resterà una sola differenza percepibile tra DS e Forza Italia: ville, processi e amicizie equivoche di Silvio Berlusconi. Troppo poco per il partito che ancora millanta come viva l'eredità di Enrico Berlinguer.

Tra i fiumi di parole versati sull'argomento, spicca un per buon senso quello scritton dal "vecchio" Mario Pirani su Repubblica del 17 agosto. Non è reperibile in rete, ma ne ho trascritto le tre frasi più significative e definitive sull'operazione. Speriamo che qualcuno lo legga con un po' di attenzione e ci mediti.

da la repubblica del 17 agosto 2005

Un'operazione in cui viene messo in gioco l'avvenire del movimento cooperativo, impegnato in un'acquisizione, tramite l'Unipol, pari a tutta la sua capitalizzazione di borsa, con l'aspirazione smodata di ingoiare una banca quattro volte più grande e per il cui risanamento occorrerebbe una valanga di milioni se non di milairdi di eruo.
... Se si trattasse di una spericolata impresa di una qualsivoglia società assicuratrice potremmo largamente disinteressarcene, ma non è così. E' il cuore del movimento cooperativo che corre il pericolo di un infarto da sforzo smodato e coloro che propiziano simile azzardo, oltre alle pur valide remore morali, dovrebbero ricordare che la coperazione è, assieme al sindacato, un elemento essenziale e storico dello schieramento sociale della sinistra.
... Temo che lo smottamento ideale che ha condotto una parte dei DS a incappare in questa inutile avventura, risieda in una concezione del potere come conquista di posizioni fine a se stessa, in una specie di war game tra contendenti intercambiabili. E' la stessa filosofia che porta alla moltiplicazione delle cariche negli enti locali, all'occupazione partitocratica e spartitoria dell'apparato pubblico, dalla sanità all'Amministrazione statale. Si finisce così per rivestire il riformismo del controsinistra con panni che non lo contraddistinguono dal centrodestra, se non per le nefandezze commesse da Berlusconi. Un distinguo che non basta. Il riformismo non è alternativa di sistema, ma neppure omologazione. Per inverarsi e convincere, la qualità di un diverso metodo di governo deve essere chiaramente percepibile.

18.08.05 12:52 - sezione politiche
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