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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Non buttiamoci giù
Non buttiamoci giù Un libro sul suicidio. Ovvero, un libro sul valore della vita. Questa volta, dopo il discusso How To be Good (Come diventare buoni), Nick Hornby mette a segno un buon libro. Benché distante anni luce dalla freschezza di High Fidelity (Alta Fedeltà), questo A Long Way Down (Non buttiamoci giù è il misero titolo tradotto) è un libro interessante, a partire dalla situazione. Capodanno: i quattro protagonisti si incontrano sul tetto di Toppers' House, gettonato luogo di suicidio ad Archway, North London. Invece di buttarsi di sotto e farla finita, JJ, Jess, Martin e Maureen danno inizio a una interazione che li porterà a interrogarsi sulla loro scelta suicida e sul valore della vita.
Interessante l'impostazionea narrativa, con i quattro protagonisti che si alternano a narrare in prima persona, in parte presentando gli stessi eventi dai diversi punti di vista, in parte narrando se stessi e iul vissuto che li ha portati a considerare la scelta estrema. Purtroppo l'incapacità di rinunciare ai suoi pallini narrativi ("liste", abitudini ossessive e un irreale atteggiamento distaccato dei protagonisti, già usati in High Fidelity e About a Boy) portano Hornby a far cadere il dramma di un percorso suicida in farsa, anche a causa delle psicologie dei quattro personaggi, che a dispetto della diversità di linguaggio, a volte fin troppo marcata, finiscono per sovrapporsi troppo spesso.
Il risultato è un libro né carne né pesce, che a volte diverte e a volte fa pensare, ma che non riesce mai a convincere del tutto, nonostante le buone intenzioni e alcuni spunti notevoli (per esempio l'idea che il suicida è una persona che ama la vita più degli altri e non sopporta di vedere la propria chiusa in un vicolo senza possibilità di ritorno).
Solita considerazione sulla traduzuione: leggendolo in inglese ci si domanda come sia possibile rendere in italiano ciò che non è impèeccabile nel testo originale. Uno sguardo all'edizione tradotta conferma i dubbi: alla dificoltà intrinseca del lavoro, il traduttore ha aggiunto del suo, devastando lo spirito del libro. Una scorsa ai giudizi dei lettori su Internet Book Shop confermano l'impressione.

Due link: la recensione su Guardian Unlimited e la pagina sul sito della Penguin.
22.08.05 22:51 - sezione libri
il 23 Agosto 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Fabrizio ha scritto:

Il libro non l'ho letto. Il post mi fa uno strano effetto, mi viene naturale di pensare al'esempio opposto del blogger che ha raccontato online il suo suicidio. Mi sembra di vivere in un mondo dove il virtuale è + importante del reale.

il 23 Agosto 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Credo che non sia possibile classificare un percorso suicida. Probabilmente ogni persona che rinuncia a vivere lo fa in modo totalmente personale. Quello che manca al libro è la tragicità - in senso greco - della decisione. Ma forse sono io che tendo a schematizzare troppo, non so. E' comunque un argomento maledettamente difficile "da fuori" e si rischia di scadere nel luogo comune.

il 25 Agosto 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Luca ha scritto:

Senza sale. Ho fatto fatica a finirlo. Non c'è sostanza e spessore. Peccato.

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