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Nando, ci sei o ci fai?
«Nonostante tutto, anche sulla questione morale il centrosinistra è conciato meglio di come possa apparire». Lo scrive oggi Nando Dalla Chiesa a l'Unità, in risposta a una lettera con cui Antonio Di Pietro qualche giorno fa tornava sulla necessità di non candidare, né scegliere per incarichi pubblici, i pregiudicati. La lettera di Dalla Chiesa riempie di gioia chi spera in un Parlamento meno marcio di quello attuale, ma sembra poco coerente con la scelta compiuta proprio del partito di Dalla Chiesa di dare accoglienza a un condannato per truffa ai danni dello Stato con sentenza passata in giudicato.

da l'Unità del 28 agosto 2005

L'Unione, Di Pietro e i "candidati puliti"
di Nando Dalla Chiesa

Caro Direttore, l’onorevole Di Pietro propone da tempo giustamente che non siano candidabili al Parlamento personaggi condannati in via definitiva. E fa lodevolmente di questa sua proposta una «cifra», un tratto di fondo della propria candidatura alle primarie. Vedo che si è per questo (comprensibilmente) ingenerata in parte dell’opinione pubblica di centrosinistra la persuasione che tale proposta sia estranea al patrimonio politico e programmatico delle altre forze dell’Unione. Sento per questo il dovere di precisare che una proposta assai simile venne avanzata con apposito disegno di legge da alcuni senatori della Margherita all’inizio della presente legislatura, ossia nel novembre del 2001 (atto Senato 844), proposta che venne poi fatta propria ufficialmente dall’intero gruppo parlamentare. Essa non faceva che estendere ai parlamentari nazionali quanto era stato già previsto dal Testo Unico sugli enti locali varato dal governo dell’Ulivo nel 2000, il quale all’articolo 58 prevedeva l’incandidabilità a ogni assemblea elettiva locale, a ogni carica di governo locale, a ogni incarico in aziende e consorzi e comunità locali, di chi fosse stato condannato in via definitiva per reati di mafia e terrorismo, per reati contro la pubblica amministrazione (di ogni tipo) e in ogni caso di chi avesse riportato una condanna alla reclusione non inferiore ai due anni per qualsiasi reato non colposo. Si fece, nell’occasione, ingenuo affidamento sulla forza della analogia. Perché per un parlamentare nazionale non sarebbero infatti dovute valere le restrizioni già stabilite dalla legge a tutela della pubblica moralità per gli enti locali?
Non si trattò, voglio precisarlo, di una presentazione «pro forma». La proposta infatti iniziò il suo concreto percorso legislativo e ne venne avviata la discussione in commissione Affari Costituzionali. Venne però bocciata in sede di parere dalla commissione Giustizia, ottenendo comunque il voto favorevole delle opposizioni. Questo, per la cronaca, accadeva nel luglio del 2002, ossia proprio mentre la maggioranza si accingeva a lanciare a passo di carica la legge Cirami. Ciò per dire che è dunque del tutto naturale (a mio avviso) che il centrosinistra presenti di nuovo quella proposta alla apertura della prossima legislatura, e stavolta, sperabilmente, in veste di maggioranza. E anche per dire che, nonostante tutto, anche sulla questione morale il centrosinistra è conciato meglio di come possa apparire.

28.08.05 13:34 - sezione politiche
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