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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Quattro gocce d'acqua piovana
Lo spettacolo Milanoir Milanuit con Piero Colaprico e il ritiro da parte dell'opposizione al comune di Milano della proposta di intitolare una strada a Pietro Valpreda hanno indotto chi scrive a colmare una grave lacuna culturale: non aver letto uno dei migliori libri italiani di genere giallo/noir.

La prima storia del maresciallo Binda - carabiniere pensionato, milanese DOC che si è ritirato in campagna - comincia con due gocce d'acqua che cadono su un foglio e confondono due caratteri. E' un flash per il vecchio investigatore, che intravede la soluzione di un caso irrisolto di tanti anni prima. Mentre torna a Milano per parlare coi vecchi colleghi, Binda ricorda per i lettori il delitto per il quale nessun colpevole venne assicurato alla giustizia. Solo nelle ultime pagine la storia torna al presente, per offrire al lettore un finale degno dei grandi giallisti anglosassoni.

Il maresciallo Binda è un uomo per bene, gentile quanto basta con tutti, è imbrigliato a una moglie malata a cui vuole molto bene, ma per la quale non prova più alcun trasporto. La sua soluzione è buttarsi nel lavoro a corpo morto, con tutta la passione che non prova più tra le mura di casa sua. Eppure... questo delitto appare insolubile: un insegnante stimato, senza nemici, tranquillo, colto, in procinto di sposrsi, viene ucciso con due colpi sulla nuca assestati con un pesante candelabro. Non esiste una ragione realistica, non esiste movente. Binda si agita e si arrovella, ma non trova una spiegazione sensata. Per tanti anni il caso resterà "appeso" per mancanza di indizi, fino alle ultime pagine, quando le gocce di pioggia sullo scritto danno a Binda l'indizio che ancora mancava.

Nulla d'altro si può dire sulla trama, per non rovinare la lettura ad altri che condividessero con chi scrive la grave lacuna di non aver letto questo giallo. Ma si può invece dire molto sul libro in sé, che sa coinvolgere il lettore con grande abilità senza bisogno di violenze e sesso gratuiti. Niente di tutto questo. Il grande valore di questo romanzo sta nell'eleganza con cui i due autori sanno tenere viva l'attenzione senza ricorrere a espedienti di cassetta.

Il risultato è una storia straordinaria, perfettamente organizzata, scritta con eleganza e intelligenza, che consacra Colaprico e il rimpianto Valpreda a maestri di questo genere.
31.10.05 00:45 - sezione libri
il 02 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
mario ha scritto:

colaprico ha scritto altre storie del commissario binda
insieme a valpreda
la nevicata dell'85
la primavera dei mai morti

da solo (dopo la scomparsa di vapreda)
l'estate del mundial
trilogia della citta' di m.

son tutti molto belli
ma i primi 2 non te li puoi perdere

ciao
m.

il 02 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
mario ha scritto:

ps
ne "la primavera dei maimorti"
binda finisce (innocente) a s.vittore
le pagine (autobiografiche) di come si vive dietro le sbarre fanno venire la pelle d'oca

il 02 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Alberto, insisto: leggi Scerbanenco. Colaprico ti sembrera poca cosa.

il 03 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Auro ha scritto:

solo una precisazione: nella "trilogia della città di m." non c'è binda. ma bagni. la tetralogia delle stagioni si interrompe (in teoria?) con l'estate. ciao, buona lettura. Auro

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