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Il papiro di Dongo
tonii ha scritto a OneMoreBlog:
Il papiro di Dongo e' il nuovo regalo che Canfora fa ai suoi lettori: 800 pagine (30 di bibliografia fitta) dense di note che si leggono tutte d'un fiato (io l'ho finito facendo una notte in bianco). I piani di lettura sono molti: apparentemente e' la storia dei papirologi italiani dagli anni 20 agli anni 50, oppure di una di essi, oppure di un singolo frammento delle Elleniche e della sua scoperta e traduzione. Ma e' anche la storia del mondo universitario davanti al fascismo, degli intellettuali di fronte al potere, al sessismo, al razzismo. Ma e' anche la confutazione di alcune verita' di comodo. Ed e' pure un giallo che si dipana e svela poco a poco.
La vicenda tratta della scoperta/acquisto del papiro egizio delle Elleniche fatta da Medea Norsa, di come non le fu mai data la docenza universitaria - nonostante nel mondo fosse la piu' nota studiosa di papiri italiana - inizialmente perche' donna, quindi - per le leggi razziali - perche' mezza ebrea triestina. Di come anzi alla fine le fu tolto (in italia) ogni credito intellettuale. Il tutto grazie alla meticolosa ricerca di Canfora, tra lettere, prolusioni, scritti privati e pubblici, tutti riportati senza commenti, facendoli parlare per se stessi.
Impossibile condensare tutte le trame. Impossibile rendere il viscidume dei personaggi implicati, che prima con leggerezza accettano di giurare fedelta' al fascismo, quindi di come siano sempre pronti a servire (sgomitando e accoltellandosi alle spalle) per prebende e soldi, infine di come si portino su posizioni dichiaratamente razziste PRIMA delle leggi razziali (alla faccia delle accomodanti teorie defeliciane), quindi di come si muovano per passare indenni attraverso la pseudo-epurazione del 45 (spalleggiandosi a vicenda), infine di come il loro fascismo riesploda segretamente negli anni 50.
Basti sapere che Goffredo Coppola, il cui postumo ritratto a olio ora fa bella mostra di se' nel rettorato di Bologna, fosse in realta' un agente nazista, un fanatico attorniato da fanatici, i cui complici continuarono a onorare post mortem (fu giustiziato provvidenzialmente a Dongo assieme alle altre bestie) mentre davano della demente a Medea Norsa. Sono questi professori di Bologna che davano del "porco" e del "giudeo" al rettore Volterra (rettore per pochissimo, dopo la Liberazione): aggettivi che davano DOPO la fine del fascismo, quando era loro chiaro che non solo non avrebbero perso il posto, ma anzi che avrebbero aumentato il loro potere e prestigio, facendosi pure riconoscere meriti antifascisti nonostante avessero la tessera del PNF e avessero collaborato attivamente durante Salo'. E mentre impedivano a chi era stato dalla parte opposta di passare i concorsi per la libera docenza.
In tutto questo a Canfora non sfugge alcun dettaglio, registra e non commenta, lasciando il lettore solo a sbigottirsi, raccapricciarsi e indignarsi, in una babele di nomi che spesso (per chi ha fatto il classico) finora non erano persone reali ma nomi di libri su cui sudare.
Un libro per chi ha voglia di scoprire cosa fu quel periodo, come poterono riciclarsi i professori (ma la cosa vale per i magistrati, la polizia e i giornalisti fascisti) e traghettarsi indenni nel regime democristiano. Un libro per chiamare a raccolta gli indignati e imporci di non dimenticare, che' anche le storie piccole possono insegnare tanto. E magari farci riflettere, con Orwell, su "which side I am on".
04.11.05 12:24 - sezione
libri