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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Gli SMS fanno bene alla lingua
«Sorpresa, gli sms sono "buoni", in genere svolgono bene il loro compito - comunicare in poche parole, selezionandole con cura - e non solo non impoveriscono il linguaggio dei giovani ma potrebbero addirittura migliorarlo. L'opinione, rafforzata proprio in questi giorni da una ricerca realizzata a Cambridge, è condivisa da semiologi, linguisti, filosofi. E perfino da chi le parole le usa per lavoro». Da Repubblica.
12.11.05 13:00 - sezione cultura
il 12 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
oppi ha scritto:

Io lavoro con ragazzini che non sanno scrivere niente, nemmeno una parola in italiano corretto, nemmeno più la "h" nel verbo avere usano, per risparmiare.

il 12 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Ellroy ha scritto:

a me sembra una stupidagine.. ma davanti agli studiosi, chapeau..

il 12 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Darwin ha scritto:

Gli studiosi? Ma quali studiosi! C'è un articolo delirante con riferimento a due perfetti sconosciuti che si spacciano per (ma forse lo sono anche, non importa) studiosi e dicono di aver "verificato" che gli SMS fanno bene e tutti giù a prendere per oro colato quello che dicono. Gli "studiosi" farebbero bene ad entrare in una scuola un paio di mesi, e provare ad insegnare qualcosa ai ragazzi per capire quanto tutto ciò possa "far bene".
Alla spazzatura mediatica non c'è proprio limite...
Dimenticavo, grazie a oppi per il suo intervento, più breve ed incisivo del mio.

il 12 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

egregi amici, la ricerca accademica va dove la portano i soldi

il 12 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
mangoni ha scritto:

Oppi e Darwin, sottoscrivo i vostri interventi.

il 12 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Antonio ha scritto:

E' notorio che le pagine su Società o di inchiesta di costume sono fatte prendendo gli scarti del peggio che si riesce a rimediare sulle agenzie di tutto il mondo. Repubblica poi... lasciamo perdere: l'edizione online è quasi indistinguibile dai vari Metro, Leggo, City.
Questo articolo poi è un classico esempio di notizia che si autogenera, un altro fenomeno da baraccone della nostra stampa: la notizia non c'è, ma il redattore deve consegnare il pezzo, quindi cerca sulle succitate agenzie uno spunto e lo prende come pretesto per aprire un caso e chiedere dei commenti a una serie di opinionisti scelti a caso. Et voilà ecco la notizia. Se poi ti va di lusso qualche collega di un'altra testata ti riprende e la cosa si diffonde, anche se è costruita sul nulla. Notare come nel link di Repubblica manchi qualsivoglia riferimento per identificare la fantomatica ricerca.

ciao

il 12 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
.mau. ha scritto:

credo che la fonte iniziale sia questa

il 13 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
corpodibacco ha scritto:

Ma invece di farci dire cose dai soliti 'studiosi' teniamo conto della nostra esperienza: io noto due tendenze preincipali.

Una effettivamente corrisponde a quella del fantomatico studio. Capita a molti, grazie agli sms, di sviluppare un'arte raffinata della sinstesi (che è gran cosa) senza togliere niente alla lingua italiana.
Alla terza rilettura, costoro riescono sempre a trovare elementi da togliere al discorso, modi di riformulare più essenzialmente un concetto, senza perdere nulla in eleganza o originaltà.
Anzi io ho notato che lo sforzo di ridurre il testo e di riformularlo a volte 'salva' da autentiche cappellate, da cose che senza volere si stavano per dire.
Dunque un bel grazie agli sms, che somigliano in tal modo a quei bigliettini brevi e allusivi che nell'ottocento i protagonisti dei romanzi si scambiano in continuazione, con il vantggio che nessun servo deve correre sotto la pioggia per recapitarli.

L'altra tendenza nell'uso degli sms è quella di ridurre lo spazio fisico occupato dalle parole, senza correggere in nulla le formulazioni delle frasi, senza fare alcuno sforzo di sintesi reale ma solo alterando l'ortografia per ficcare più parole possibili in ogni frase.
Questo non è certo 'un nuovo linguaggio'. E' pura e semplice pigrizia. E' il contrario della sintesi perché è incapace di rinunciare a una sola preposizione o ridondanza della lingua parlata. E' puro lavoro 'grosso' sulla quantità delle lettere invece che sulla qualità delle parole.
Da questo spirito derivano i noti orrori (beato a chi piacciono) le k, gli 1 per dire 'un' i 'cmq' per dire comunque e altre mostruosità.
Mostruosità che, come ho detto altrove, faranno anche risparmiare tempo a chi le scrive (ma perché dovrei leggere chi scrive pensando al tempo che risparmia?) ma ne fanno perdere di più a chi le legge, obbilgato alla decifrazione.

Chi scrive 'cmq' è davvero preda della pigrizia mentale: non riesce o non ha voglia di immaginare una frase più breve, dove 'comunque' si possa NON usare, pur tenendo il concetto inalterato...
Eppure... è possibile!

il 13 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Ellroy ha scritto:

il mio tono era celatamente ironico. Io ho il massimo rispetto per gli studi. Ma solo per quelli seri. Molte volte invece troviamo teorie assurde sostenute solamente da un paio di studiosi. Cosa vuol dire questo? Quasi nulla. Insomma una teoria deve essere ampiamente confermata per essere presa sul serio.

il 14 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

emerite cagate. quelle dell'articolo.

il 14 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

La vera rivoluzione è scrivere e parlare un italiano corretto.

il 14 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Andrea elMac ha scritto:

Secondo me sono pare inutili, intanto è inutile che vi affanniate a credere alla purezza della lingua come fanno quei dinosauri dell'Academie Française, tanto chi vuole scrivere cmq, ki, 1 e xKé lo farà. Se poi questo idioma scritto prenderà piede non sarà certo la nostra opinione a determinarlo. In ogni caso io faccio sempre attenzione a fare una chiara distinzione tra lingua (quella della grammatica)e idioma (quella roba che esce dalle vostre bocche quando un impulso vi spinge a voler dire qualcosa). L'idioma è vivo, la lingua è una mummia della quale andiamo a vedere i resti come quelli dei martiri della chiesa tutti rattrappiti:che schifo ciò!

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