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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Prodi le canta alla politica milanese
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Niente folla oceanica al Carcano di Milano pieno ma non troppo per l'incontro di Romano Prodi con "associazioni e cittadini". In realtà il pubblico era costituito essenzialmente dai simpatizzanti della ventina di associazioni organizzatrici (per la maggior parte emanazioni travestite da "società civile" di questo o quel maggiorente locale) e dalla solita parata di piccolo e medio cabotaggio politico. A far da cornice, allineati in prima fila, i quattro candidati alle primarie milanesi hanno ricevuto per la prima volta la paterna benedizione del futuro presidente del Consiglio. Nel corso della serata, sviluppata secondo la formula dell'intervista già utilizzata con successo alla Festa de l'Unità, il Professore ha dato a più riprese energiche scrollate a Milano - il cui ritorno a un ruolo-guida è la sua ossessione da tanto tempo - e vari scapaccioni - tosti, inaspettati, quindi ancora più efficaci - ai partiti, anche secondo lui responsabili dello scollamento tra politica e società.

Sul palco, a parlare con Prodi, Elisabetta Soglio per Corsera e Giorgio Lonardi per Repubblica. Dovremmo evitare i confronti, è noto che siamo di parte, ma non si possono omettere i complimenti a Elisabetta, una delle migliori professioniste di cui disponga la stampa locale e non solo. Sul palco si è superata, mettendo in ombra il collega per il valore delle domande (oltreché per fascino e simpatia, ma questo effettivamente esula). Quel che conta è che in modo semplice e chiaro, Soglio ha fatto il suo lavoro di portavoce dei lettori, chiedendo a Prodi quello che ogni elettore milanese di centrosinistra gli avrebbe chiesto se fosse stato sul palco. E Romano ha sempre risposto a tono, senza reticenze, senza ambiguità, senza traccheggi, dando ai presenti una lezione di coerenza e capacità politica (peccato per le assenze di spicco, soprattutto per chi in termini di coerenza avrebbe molto da imparare dal Professore).

La prima domanda è di quelle toste. «Cittadini e associazioni sono deluse dalla politica e dai partiti, eppure sono qui. Come si risponde a questa partecipazione e come si può recuperare il rapporto tra politica e società?» Nella sua prima risposta della serata, Prodi non le manda a dire: «E' noto che i partiti non lasciano spazio alla società, ma la società deve riprenderselo, per creare una massa critica sufficiente a muovere le cose. Le primarie sono un'occasione, ma devono essere uno scontro vero, deciso. A chi si è lamentato per gli scontri di questi giorni, dico che il confronto anche duro va bene, purché si rispettino due regole: la buona educazione e l'impegno per il giorno dopo le primarie: lavorare assieme e vincere le elezioni. Le primarie locali sono ancora più importanti di quelle nazionali, perché possono produrre le proposte indispensabili di cui Milano ha bisogno per riprendere il suo ruolo di città leader dell'innovazione».

La prima domanda di Lonardi non è altrettanto incisiva: «Il centrodestra lascia una città ferma, arretrata. Quanto sarà importante il rapporto del presidente del Consiglio con il nuovo sindaco per "riavviare" Milano?» A domanda scontata, risposta banale (ovviamente «sarà importantissimo»). Ma il Professore riesce comunque a dare sugo alla banalità di Lonardi insistendo su un aspetto specifico del tema "innovazione": la necessità di collegare meglio Malpensa per farne l'indispensabile hub aeroportuale che oggi manca alla pianura Padana.

La seconda domanda vera arriva da Elisabetta Soglio. «Lei dice che il confronto arricchisce, che dovranno essere primarie vere. Ma come spiega che tra i quattro candidati non c'è un solo uomo politico? E' disaffezione o inadeguatezza?» Ci siamo, è il momento del castigo: il Professore somministra ai maggiorenti locali una serie di schiaffoni di cui sentiranno il bruciore a lungo: «Evidentemente nessun politico si sentiva in grado di battere il centrodestra. Mi rendo conto che lo scollamento tra politica e società civile è preoccupante, lo si percepisce anche a livello nazionale, dove sto cercando di ricucire le ferite. E comunque, ben venga la società civile a riempire i vuoti lasciati dai partiti. E' colpa della politica se questi vuoti ci sono: gli studi sulla fiducia dei cittadini nella politica sono sconfortanti: i partiti - che condividono l'ultimo posto in classifica con le banche - hanno il dovere di recuperare questa fiducia, ma devono adeguarsi alle e cominciare a rispettare le regole di trasparenza prescritte dalla costituzione italiana»

Riprende il microfono Lonardi con una domanda sulla lista unitaria, che offre a Prodi l'occasione per dire tutto il male possibile sulla nuova legge elettorale, di cui «non esiste esempio nella storia dei paesi democratici: sono state trasformate le regole con logica diabolica, per minimizzare la sconfitta della destra, a danno della stabilità dei governi che verranno e della governabilità».

Sul tema che gli è più caro, quello del "Partito riformista" su cui lavora da un decennio (Soglio: «a Milano si stanno facendo i conti per le comunali, prende vita l'ipotesi di una lista unitaria. Come la vede?»), il Professore spiega l'importanza della nascita all'interno del centrosinistra di una grande forza che ne rappresenti le diverse tradizioni. «La gente vuole che andiamo assieme. Me lo sento ripetere ovunque: unità, non litigate. Unirsi comporterà delle difficoltà, soprattutto quando si dovranno fare delle riforme scomode (perché sarà indispensabile farle, sia chiaro che non si possono rimandare all'infinito interventi necessariamente radicali su traffico, inquinamento, ambiente), ma vale la pena di affrontarle per unirsi». La riflessione sul partito unico prosegue quando si parla di precariato, «che può essere combattuto solo in un modo: rendendo l'assunzione a tempo indeterminato più conveniente per le aziende. Ma attenzione! Quando faremo questi discorsi in fase elettorale, tutti si diranno d'accordo. Poi, al momento di fare le riforme, nasceranno le difficoltà, perché sarà necessario andare a toccare gli interessi delle corporazioni, che hanno un forte potere di ricatto nei confronti dei piccoli partiti. Solo un grande partito forte di riferimento ha la possibilità di compiere riforme radicali trascurando gli interessi parcellizzati».

Prodi è scatenato e dice la sua su tutto: città metropolitane (d«evono essere realmente tali per avere senso, comunque non si può inserire un ulteriore elemento d'autorità senza una riforma globale dell'organizzazione dell'autorità», un bel buffetto alle manie di grandezza di Penati), privatizzazioni («attenzione a non confondere liberalizzazione con privatizzazione. Se si deve privatizzare un monopolio pubblico per farne un monopolio privato, allora è meglio il monopolio pubblico»), competitività (occorrono due garanzie, che al momento l'Italia non può dare: legalità e interlocutore unico che si faccia garante nei confronti degli investitori del rispetto degli accordi). Chi si aspettava discorsi di circostanza, ha sbagliato serata.

Un passaggio forte sul "rischio Banlieues" per l'Italia strappa un applauso a una platea tutto sommato sonnacchiosa: «Sono stato il primo a lanciare l'allarme, me ne hanno detto di tutti i colori, poi il ministro degli Interni ha confermato. Nelle periferie italiane si vive male, servono soldi, risorse, reti, centri di aggregazione, non si devono creare ghetti. Soprattutto occorre togliere al ministero dell'interno la competenza sull'immigrazione affidandola alle amministrazioni locali, quelle che devono poi occuparsi di istruzione e inserimento. E tutto questo deve sfociare nella riorganizzazione delle regole sulla cittadinanza, che è l'unica soluzione vera ed efficace al problema dell'immigrazione».

Riassumendo: Romano Prodi conferma in ogni occasione la sua leadership e il suo carisma. Lontano anni luce da politichese e ambiguità (causa prima dello scollamento tra politica e società che anche lui ha stigmatizzato) sa sorprendere per la capacità di esporre concetti radicali digeribili dai moderati e viceversa. Coerente con se stesso da oltre un decennio, non ha paura di dire cose scomode, se le ritiene utili al ritorno dell'Italia al ruolo internazionale di cui il malgoverno Berlusconi l'ha privata. Un leader di valore che tutto il centrosinistra - per primi i partiti, ma anche gli elettori - dovrebbe incominciare a meritarsi. conprodi1.jpg
28.11.05 11:47 - sezione politiche
il 28 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Marco Campione ha scritto:

Hai dimenticato di dire cosa ha risposto Prodi alla domanda della Soglio sulla lista unitaria. E' l'unica domanda diretta che gli è stata fatta: "lei cosa ne pensa? va fatta oppure no?" e lui ha dato una risposta altrettanto diretta: "va fatta!".

Già che c'era la Soglio poteva fargliene un'altra di domanda diretta: "se lei fosse un milanese, chi voterebbe alle primaire?"
Purtroppo la domanda era troppo scomoda anche per una brava giornalista.

il 28 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
daniela ha scritto:

esteticamente ferrante fa piangere... che tristezza...

il 28 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

l'aspetto di ferrante e' un'ibridazione tra un ministeriale azzimato, un gauleiter in borghese e lo stilista renato balestra.
poveri voi

il 28 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Bè ragazzi, se la mettiamo sull'estetica non è che la pappagorgia di Fo sia una bellezza...

il 28 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
wolverine ha scritto:

Se non scivolasse sul patetico presentando da Fazio il libro scritto insieme alla moglie e liquidando l'esperienza di Bruxelles parlando di un porta-cd dell'Ikea...potrei essere parzialmente daccordo. Purtroppo, la sua immagine-postura è mediaticamente deprimente e questo, sicuramente, non gli gioverà. Basta vedere gli incassi al botteghino di quella cagata di "Melissa P.", per capire che andiamo sempre più verso la superficie e Prodi esige, decisamente, profondità. Ciò non è un male ma, senza un'immagine forte, non basta. Certo, rispetto ad ectoplasmi come Fassino...siamo di fronte ad Hulk! ;)

il 28 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Marco: Se Elisaetta avesse chiesto a Romano per chi voti, non avrebbe fatto una cosa scomoda, ma una cosa non professionale. Visto che lei è una professionista coi controcazzi, menchemeno è spalmata (pur avendo delle legittime opinioni olitiche) non l'ha fatto. E questo va a suo ulteriore merito.

il 28 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
emanuele fiano ha scritto:

One More Soglio

il 29 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
salvatore ha scritto:

direi "bravo" a prodi e "gnocca" alla soglio (se il webmaster non si offende)

il 12 Dicembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
cosmo de la fuente ha scritto:

Chavez: sirena venezuelana
Di Cosmo de La Fuente


Quando al mattino spalanchi la finestra su Caracas la vita è già cominciata da un pezzo. La naturale allegria del venezuelano è un po’ intiepidita dalla soffocante situazione economica.
E’ vero che il caraibico ha sempre voglia di vivere e che trova nella musica e nell’amore la giusta compensazione alla miseria in cui vive. Quando però il caraibico diventa genitore cominciano ad esistere anche le necessità dei figli, che per crescere hanno bisogno di alimentarsi e tutto il resto. In Venezuela manca il necessario oramai, da Svizzera sudamericana, come veniva chiamata, si avvia verso una situazione simile a Cuba o all’Albania .
Sapete cos’è la ‘cadena’? Ve lo spiego in due parole. Chavez che a reti unificate e magari ‘sniffato’ fino ai reni parla e parla, in diretta tv, per dieci ore senza fermarsi mai, in un turbinio di parole e insulti simil Saddam.
Non è vero che tutto il popolo è con Chavez, provate a entrare in qualsiasi chat venezuelana e se masticate un po’ di spagnolo l’aggettivo più usato dalla gente per definirlo è ‘el loco’ (il pazzo).
Pazzo di sé, dietro una facciata comunista si nasconde un dittatore violento abituato ad atti cruenti. Parla di popolo e di povera gente ma la maggior parte sa che non è vero quello che dice.
Anti Usa si dichiara perché sa di poter essere smascherato, mentre la Spagna l’ha armato fino ai denti.
Pochi giorni fa le elezioni per il Parlamento. I milioni di oppositori si sono astenuti dal votare, tanto il signore avrebbe dimostrato con la forza di essere il vincitore. Lo è stato ugualmente, con il 100% dei voti perché hanno votato solo i suoi e sapete quanti erano i votanti di quelli aventi diritto?
Erano soltanto il 15%, del 85% restante cosa vogliamo farne?
Bugiardi i sinistroidi italiani che asseriscono che Chavez sta con il popolo, bugiardi e noi venezuelani lo sappiamo. Vergognatevi a dirlo, lui non sta con noi. Noi abbiamo bisogno di cibo e di poter vivere, lui ci sta portando alla deriva.
E’ questo il vostro concetto di Comunismo che volete anche per l’Italia? Ma la vostra propaganda politica è basata soltanto sulle bugie?
Hugo Chavez è un altro falso comunista preso ad esempio anche dalla sinistra italiana e per noi, che di politica non ci occupiamo se non per denunciare quando stiamo male, prendiamo le distanze dalla sinistra se averla al governo significa soltanto distruzione, oppressione e miseria nel nostro Paese bellissimo.
Chiedetelo ai venezuelani, per la strada, chiedetelo voi cari turisti quando siete a Margarita o a Los Roques o passeggiate nei shopping centers di Caracas e vi renderete conto di come sia falsa la propaganda elettorale della sinistra italiana.
Cosmo de La Fuente


il 17 Dicembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Francesco Spinelli ha scritto:

Io vorrei ritornare sulla questione della sentenza Andreotti- qualche giorno fà è uscita una lettera di Ferrare che sputa veleno contro Caselli. Ora la sentenza è chiara, io l'ho letta, l'ha pubblicata la rivista Segno di Palermo al n. 262. E' possibile che l'alcune cose le debba dire soltanto TRavaglio o lo stesso Caselle. Lo stesso giorno della pubblicazione dell'infame lettera Fassino e Mauro sono andati ad otto e mezzo e lui li ha accolti con quel biglietto da visita. E' disgustoso, assistere al capovolgimento della verità in modo così indegno. Quando è uscita la sentenza e non erano ancora uscite le motivazioni Giovanardi ha attaccato Caselli che aveva commentato la sentenza prima della uscita delle mootivazioni, quando sono uscite cosa ha detto.
Ho letto Il professionista della mensogna di MARCO TRAVAGLIO. Sarebber opportuno che il dispositivo della sentenza in cui si condanna l'imputato alle spese processuali fosse pubblicato con manifesti murali.

il 23 Gennaio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
cosmo de la fuente ha scritto:

Il mio cuore è sotterrato a Cuba


…Nunca podré morir mi corazón no lo tengo aquí.. Cuando salí de Cuba dejé entrerrado mi corazón….

…Non riuscirò mai a morire, sono senza cuore.. Quando scappai da Cuba lasciai il mio cuore sotterrato…

Queste sono le frasi iniziali della straziante canzone “Cuando salí de Cuba” che negli anni settanta echeggiava per le strade di Caracas. Cantava la grandissima Celia Cruz, denominata ‘reina de la salsa’. Un pezzo che toccava il cuore di tutti i latino americani, specialmente quello dei cubani costretti a scappare dalla loro isla grande.
Ero bambino quando, passeggiando con i miei genitori, dai cafetines mi giungeva la voce roca di Celia , malgrado la mia tenera età, dalle parole di questo brano avvertivo un grande dolore.
Mi affascinava pensare ad una persona immortale perché priva del cuore. Queste parole oggi hanno assunto il giusto significato e riescono a toccarmi. I venezuelani degli anni 2000 sono costretti a fuggire dal proprio paese che sta andando alla deriva, emigrano alla ricerca di ricchezza o perchè implicitamente accusati di aver pensato , parlato e dissentito dall’attuale amministrazione chavista. Carlos Fernández, ex presidente della ‘fedecámara’, una sorta di federazione dei commercianti e imprenditori, ne è un esempio. Nel 2002 ha organizzato una protesta contro il governo e un fermo delle attività lavorative. Il suo ardire gli ha procurato un’accusa di “tradimento alla patria” è stato quindi arrestato e poi rimesso in libertà per un vizio di forma nel processo. Dopo aver rischiato più volte la vita e,a seguito della riapertura del suo caso, ha deciso di scappare dal Venezuela per andare a vivere a Miami, da dove racconta la sua incredibile storia: - “ Mi hanno allertato sul fatto che infiltrati cubani sarebbero stati in procinto di sequestrarmi di nuovo. I piedi del governo di Chavez sono a Caracas ma la testa è a La Havana. Il presidente del Venezuela è guidato da Castro, mentre il vero ideatore della revoluzione bolivariana, considerata la palese ignoranza di Hugo, è suo fratello Alan Chavez. Dietro questa devastante ‘ revolución’ si cela una dittatura comunista della peggiore specie. Il presidente è così incompetente che nemmeno si accorge del male che sta facendo. Anche l’economista Ramón Rangel ritiene che Chavez rappresenti il colpo di grazia che sta portando il paese sull’orlo del precipizio. Il suo modo di gestire il Venezuela si ispira al comunismo degli anni quaranta, un periodo completamente diverso dall’attuale. La società venezuelana di questi anni è molto più complessa rispetto ad allora, ‘el jefe golpista’ è solo un rozzo militare che non ha mai avuto contatti con la società civile, quella che oggi tenta di combatterlo e lo porta a circondarsi, in maniera crescente, di militari di basso grado: capitani e tenenti. I ministeri venezuelani sono tutti in mano ai militari.. La mia protesta non è servita a liberare il Venezuela, è stata utile,però, a smascherare il dittatore, costretto a lasciare i panni del democratico per mostrarsi in tutta la sua autorità. Ha organizzato il mio arresto, mi ha fatto sequestrare all’uscita da un ristorante. Quattro uomini incappucciati mi hanno preso di forza, senza nemmeno pronunciare una parola per evitare che riconoscessi il loro accento cubano, certamente appartenenti ai servizi segreti cubani. Abbandonato in carcere non mi è stato concesso telefonare né al mio avvocato né alla mia famiglia e quando sono uscito ho avvertito su di me incombente il pericolo per la mia incolumità.
L’economia venezuelana peggiora di giorno in giorno, manca ormai anche la forza di reagire. Questa stupida amministrazione non ragiona. L’A.L.C.A., l’area di libero commercio tra le Americhe, è diventata una realtà. La globalizzazione è una realtà. Non si arriverà da nessuna parte se non si tiene conto di questo. Ogni paese potrebbe specializzarsi in qualcosa , il Venezuela potrebbe dedicarsi al turismo e all’esportazione dei minerali. Pensiamo alla Spagna, malgrado anni fa fosse considerata una nazione arretrata, è riuscita, grazie ad alcuni governi che hanno aiutato e incrementato l’imprenditoria, ad arrivare al benessere attuale di cui gode l’intera società. Il governo venezuelano, invece, pensa a varare strane leggi che servono solo al proprio tornaconto. La legge antiterroristica, ad esempio, è utile a soffocare ogni forma di protesta; quella sulla patria potestà è efficace contro quei genitori contrari al governo Chavez , i quali, intimoriti dalla possibilità che il governo, con la scusa di una mancata educazione, si porti via i loro figli, stanno zitti e accettano le farneticazioni di una stolta amministrazione. Le stesse leggi sono vigenti anche a Cuba. Castro, infatti, è il prescrivente della ricetta rivoluzionaria”.
Le dichiarazioni di Carlos Fernández non mi hanno shockato più di tanto perché, dopo alcuni anni, ho capito cosa significhi essere nelle mani di un pericoloso ed estremista bellicista. Mi pongo, tuttavia, alcune domande alle quali non so dare risposta.
Di quali deformazioni mentali soffre chi elogia un’amministrazione di questo tipo se, in altre occasioni, si è definita persona moderata?
Se la sinistra estrinseca simpatia per questo progetto distruttivo e assolutistico, mi chiedo su quali principi si basi la presunta superiorità morale di cui si proclama l’icona? Se invece lo fa per scopi elettorali, in nome dei quali arriva persino ad elogiare la tirannide ai danni di un popolo, la bassezza morale appare evidente e si dovrebbe convenire tutti sulla necessità di prendere le dovute distanze da gente di questo tipo.

Cosmo de La Fuente

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