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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Questa storia
11 novembre 2005. Sostenuto da una campagna inconsueta (silenzio mediatico, prime 60 pagine scaricabili dalla Rete, affissioni delle copertine nelle città), esce il nuovo libro di Alessandro Baricco edito da Fandango. Titolo Questa storia. Quattro copertine diverse, disegnate da Gianluigi Toccafondo, ispirate a quattro momenti diversi nella storia di Ultimo Parri, il protagonista del romanzo. in libreria si può scegliere, per raccontare sessant'anni di vita di Libero parri, che compare come bambino speciale, magro e un po' chiuso, malaticcio ma indistruttibile, brutto ma affascinante, perché illuminato da una luce d'oro che attira l'attenzione di chi la sa vedere. La vita di Ultimo scorre attraverso la prima metà del '900: comincia con un amore fulminante per le automobili a cinque anni, si scontra con Caporetto a 19, conosce l'amore a 25 e poi continua, fino alla morte che si intravede appena.

L'artificio di cambiare la voce narrante nel corso delle diverse epoche della vita del protagonista rende il libro eterogeneo, tanto da sembrare scritto da persone diverse. C'è un inizio fulminante, veloce, quasi scarno, che racconta le prime corse sulle strade polverose, con le auto che si rovesciano e i piloti che bruciano immolati sull'altare del progresso. Poi - saltato un decennio - ci si ritrova Ultimo a Caporetto, nel bel mezzo di una disfatta che Baricco sa raccontare con straordinaria intensità e partecipazione emotiva. Nelle note finali l''autore racconta di aver trangugiato una quantità enorme di scritti e documenti filmati d'epoca: gli crediamo. Pur lenta e faticosa, questa è la parte più preziosa del libro, perché riesce a far vivere al lettore il dramma di migliaia di giovani che andavano a combattere, assaltavano, scappavano, morivano senza sapere bene perché.
La seconda metà del libro è meno felice, più scontata e a tratti sforzata, soprattutto nel finale, con Elizaveta, il grande amore di sempre, che fa ricostruire il circuito automobilistico di Ultimo, a simboleggiare la ricostruzione della vita del protagonista.

C'è chi dice che Baricco lo ami o lo odii. Questo libro non suscita né l'uno né l'altro sentimento. L'autore si piace, si concede vezzi che possono innervosire il lettore più smaliziato, ma ha indubbiamente una gran destrezza con la penna. Purtroppo la storia è quello che è. Dopo l'inizio forsennato e l'intenso capitolo di Caporetto, la storia perde di interesse e intensità, restano solo i vezzi. Insomma, non passerà alla storia.
06.02.06 01:12 - sezione libri
il 06 Febbraio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Mauro ha scritto:

Cito l'opinione di Luttazzi, che quando in un intervista gli hanno chiesto quale libro avesse lasciato a metà, ha risposto:

"Baricco, Oceano mare. Ho letto la prima frase e l'ho regalato a una ragazza che si era comportata da stronza."


Anche nel libro "Teatro" in "Rettili & roditori" prende a più riprese per il culo Baricco.

La prima frase di "Oceano Mare" dovrebbe essere: "Molti anni fa, nel mezzo di qualche oceano, una fregata della marina francese fece naufragio. "

il 06 Febbraio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

I libri di Baricco sono sempre così (forse, tranne Novecento). Si piace, si compiace, si scrive addosso, molto spesso durano poco più di 50 pagine e prima dell'uscita vengono strombazzati come fossero l'Eneide dell'era moderna (oggi adirittuta gli dedica 4 copertine diverse, chissà poi perché in concreto), e alla fine li leggi un mezzo pomeriggio, li adagi sul comodino. E entro l'anno finiscono in cantina.
Baricco scrive bene, ma non ha niente da scrivere.

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