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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Nel nome di Ishmael di Giuseppe Genna
la Socia ha scritto per OneMoreBlog:
ishmael.jpeg La storia corre dal 1962 al 2001. Due poliziotti, David Montorsi e Guido Lopez, si occupano, a distanza di quaranta anni, degli omicidi di due bambini. Le indagini saranno all'origine di una serie di scoperte che porteranno alla ricostruzione di un “complotto” nel quale troveranno la loro collocazione anche le sorti di Enrico Mattei e di Kissinger. Su tutto questo campeggia il nome di Ismahel. Entità oscura che domina una “setta” ben infiltrata nel tessuto politico e sociale e che conduce, attraverso una ritualità fatta di orge sadomaso, omicidi e segnali precisi, un disegno antieuropeista (Nel caso dei sacrifici di Ishmael si propende per l'ipotesi che il bambino ucciso, fatto ritrovare in occasione di un attentato, simboleggi la morte dell'Europa che cerca di nascere).
Nell'ultima parte del libro si chiarisce il fine di Ishmael. Nata per volere dello stesso Kissinger come struttura occulta da contrapporre al dominio vaticano nel Sud Europa, l'“organizzazione” si emancipa e agisce autonomamente adeguandosi al momento storico. Dopo la caduta del Muro di Berlino l'obiettivo è che l'Europa resti unita agli Usa: “Il senso lo si scopre proprio quando il comunismo non è più un problema. Il problema per gli americani diventa: senza l'Unione Sovietica, cosa fa l'Europa? Lo avevano risolto con largo anticipo, questo problema. Ishmael impedisce che l'Europa si distacchi dagli interessi amerivani.” nascere).
Si spiega anche il senso di una ritualità rigidamente codificata, con i suoi segni che solo chi sa comprende, una sorta di religione: “E' anche un'operazione spirituale, sì. Le vittime di Ishmael sono tutti esponenti politici o economici di alto livello: gente che lavora per un'Europa unita, staccata definitivamente dall'influenza degli Stati Uniti. La rete di Ishmael provvede a eliminare chi produce e tenta di realizzare questo distacco. E il distacco tra due continenti non è una questione di intelligence. E' una questione spirituale. E le questioni spirituali necessitano di riti”. Il libro (486 pagine) ha, dal punto di vista del ritmo e della prospettiva, due fasi distinte. Punto di svolta è la morte di Mattei che dà un'accelerata. Fatti, scoperte, omicidi, inseguimenti in rapida successione. Si viene trascinati nel vortice degli eventi. Con un crescendo di tensione dovuto anche all'alternarsi dei due momentio temporali distinti, il 1962 e il 2001. Verso la fine l'autore cede anche a qualche moto di simpatia verso le sue creature. I due protagonisti poliziotti diventano più umani nel loro dolore e nella loro disperazione. nascere).
La prima parte è meno densa di fatti. Personaggi ambienti e eventi sono descritti con distacco. Il lettore però non è semplice spettatore. In virtù del suo conoscere quanto i due protagonisti, divisi da quarant'anni, non possono sapere egli si colloca all'interno della gerarchia dei saperi che l'autore va costruendo e assume una posizione intermedia fra i poliziotti e lo stesso Ishmael. In qualche modo ha la posizione di chi almeno in parte può capire. Bella in questa prima parte la descrizione di Milano. Una città torbida, melmosa e triste. Le persone tutte indistintamente infelici. Non c'è spazio per la pietà o la solidarietà. Si finisce per essere risucchiati in questo mondo disperato e doloroso. Ho scelto questo libro perchè mi era stato detto che ricordava Ellroy. Non ci ho ritrovato Ellroy. Ma Genna secondo me può tranquillamente essere se stesso. Il libro si legge bene, sia per come è scritto, sia per la storia che racconta. Per quanto riguarda la teoria del complotto secondo me è un pretesto letterario, che per altro funziona bene. Per ritrovare interessi che influiscono sulle scelte politiche globali e sulla costruzione del consenso, non servono liturgia complicate, basta pensare alla lobby del petrolio.
20.03.06 12:35 - sezione libri
il 20 Marzo 2006 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Secondo me Genna è un ottimo scrittore. Deve seguire le sue visioni, la sua "illuminazione profana" e non la pretesa di fare lo scrittore in senso tradizionale. Consiglio a ogni milanese sui trent'anni e più la lettura del recente, breve ma molto intelligente e visionario "L'anno luce".
Su Autet (alberto scusa per lo spam) lo abbiamo intervistato qualche tempo fa e ne è nata un'intervista delirante pensata insieme a lui, in una deriva onirico-esistenziale senza né capo né coda.
Per chi fosse interessato rimando il link:

http://www.autet.it/index.php?option=com_content&task=view&id=93&Itemid=50

il 20 Marzo 2006 (quando OMB accettava i commenti)
zanocom ha scritto:

Ciao, ho letto poco tempo fa Catrame che mi è piaciuto ma mi aspetto qualcosa di più da
Nel nome di Ishamel.

Ho conosciuto Giuseppe Genna qualche mese fa e in quell'occasione ha avuto di esporre le proprie idee sulla letteratura (allora si era parlato di Grande madre rossa e della sua "svolta").
E' un personaggio interessante, che dimostra di conoscere bene la realtà e la storia di Milano.

Vi segnalo www.miserabili.com che sarebbe poi il sito di Giuseppe.
Ciao

il 11 Agosto 2007 (quando OMB accettava i commenti)
filippo alongi ha scritto:

Non è corretto, a mio parere, fare una recensione prima di aver concluso la lettura di un libro ma, pur essendo alle ultime pagine nelle quali si svelerà il segreto di Ismahel, non posso esimermi da dare un voto ottimo a questo romanzo, quale che sia la fine a sorpresa. Il parallelismo tra le due strorie, la prima nel 62, e la seconda nel 2001, rende originale la storia senza perdere di suspence. Meritevole di trasposizione cinematografica. Sto procrastinando le pagini finali per rendere più gustosa il finale attesissimo e rivelatore (spero)

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