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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
La quinta stagione
Il commissario Binda, settant'anni ben portati e un passato da maresciallo dei carabinieri, sbarca lunario e noia facendo l'investigatore privato. Conosce Milano come le sue tasche, ha ancora molti amici in divisa, sa muoversi, ma questa volta - per aiutare un vecchio amico di infanzia - resta impegolato in un gioco che potrebbe rivelarsi più grande di lui. Il giro degli albanesi, della prostituzione, della cocaina, tra auto di lusso, baraccopoli e violenza. Binda riesce a svicolare - per il rotto della cuffia, come da copione - pronto per ricomparire nella prossima avventura.

Diciamo subito che questo nuovo lavoro di Piero Colaprico non ci ha convinti più di tanto. Alcuni squilibri narrativi, alcuni cali di tensione e una storia a volte troppo imporbabile tendono a far uscire il lettore dall'atmosfera. A nostro avviso il difetto più grande sta nella incapacità di Piero di evitare excursus narrativi che lui ha voglia di infilare, ma che non sempre sono funzionali al racconto e non riescono ad armonizzarsi con la parte di fiction. Se da un lato ricordi e riflessioni di Binda sono un ottimo strumento per connotare il personaggio e farlo conoscere al lettore, dall'altro le storie di partigiani e di albanesi o le descrizioni di luoghi ed eventi passati non riescono ad aggiungere valore, anzi, appesantiscono senza ragione e fanno sospirare il ritorno all'azione.
03.07.06 15:32 - sezione libri
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