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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Benvenuto "socialista"
il socialista Esistono ancora i socialisti indenni dalla degenerazione del partito cominciata con la vittoria di Craxi al Midas nel 1976, proseguita con la modernizzazione a tutti i costi, culminata con le mazzette del mariuolo Chiesa? Socialisti che si ricordano di essere di sinistra? Possiamo garantirvi di sì, ne abbiamo trovato uno che nel socialismo - quello vero - ci crede davvero. Paolo Zinna è un over 50 (ma non vuol dirci di quanto) appassionato frequentatore di sezioni, circoli, dibattiti, primarie e Cantieri. Ci discutiamo un sacco, soprattutto quando dice di credere nei partiti, luoghi in cui (secondo lui) tutti discutono e decidono sullo stesso piano (secondo lui). In trent'anni di lavoro Paolo ha girato almeno cento fabbriche in Italia e fuori, quelle dove si fa davvero la produzione, e sostiene di averci imparato qualcosa. Da qualche mese interviene spesso su OMB, spesso da posizioni diverse dalle nostre. Ma la persona ci piace molto e soprattutto ci sembra utile avere un punto di vista diverso. Gli abbiamo chiesto di contribuire regolarmente, lo ringraziamo per aver accettato. Diamo quindi il benvenuto a "il socialista".
07.07.06 11:27 - sezione il socialista
il 07 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
carcio ha scritto:

paolo, penso che la grande sfida del socialismo contemporaneo sia di quella di individuare le "nuove fabbriche" del nuovo millennio,
e che non sono più solamente le 100 fabbriche già girate da te.
Cosa sono le nuove fabbriche dove si fa davvero la produzione? Lo hai chiesto ai giovani? magari del sud? E se lo è chiesto il socialismo?
Io credo che non siano più solamente le tradizionali fabbriche, che siamo abituati a immaginare come luogo "fisico" (capannoni, ecc.).
Vi sono operai (che non si chiamano tali), che non lavorano in un luogo ben definito, in una Fabbrica intesa cosi come siamo abituati a immaginarla. Ma esiste una generazione, di trentenni a cui appartengo, che lavora (credimi) a ritmi molto più alti di "quelli per legge", che lavora forse il doppio delle ore "per legge". E lavoriamo solamente per la fine del mese.
Ma pochissimi si accorgono di noi. Eppure siamo ingranaggi importanti, fondamentali per la "nuova fabbrica".
E il nuovo socialismo, si è accorto di noi? Sa chi siamo? O nel terzo millennio pensa di occuparsi solamente delle fabbriche tradizionali.
Perchè se cosi fosse, il nuovo socialismo è morto ancor prima di rigenerarsi.

il 07 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
onebloger ha scritto:

le "nuove fabbriche" del nuovo millennio, secondo me, sono rappresentate dall'unità dei Socialisti.

il 07 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

orpo! pre-midas!

il 07 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
sandro ha scritto:

"orpo! pre-midas!"
Magari ha conosciuto pure Filippo Turati

il 07 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
.mau. ha scritto:

ah, sulle prime credevo fosse Giorgio Benvenuto (e quindi "socialista" tra virgolette!)

il 07 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Giorgia ha scritto:

1 cordiale benvenuto Paolo!
la Kikka del blog

il 08 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Paolo Zinna ha scritto:

@carcio. Sono d'accordo con ogni parola del tuo post. La sfida per il socialismo / socialdemocrazia europea di oggi è proprio: come costruire una società libera e giusta quando il lavoro è diffuso e non troviamo più la grande fabbrica con la F maiuscola e il "padrone" tradizionale, facilmente riconoscibile?
Anzi , te ne aggiungo un altro: come conciliare, con giustizia, il diritto alla crescita economica e di benessere dei paesi emergenti con la comprensibile aspirazione dei ceti più deboli nei paesi sviluppati a non arretrare rispetto alle proprie conquiste, a non abbassare il proprio tenore di vita? Ne parleremo.

il 10 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
carcio ha scritto:

paolo, ne riparleremo con molto piacere da parte mia,e sono contento di aver fatto la tua conoscenza.
Solo una considerazione: oggi credo, a volte non solo non è riconoscibile il "padrone" tradizionale, ma forse in alcuni casi non si ha proprio un padrone (a meno che non lo si indivudui con lo "stato", la società, la politica, ecc. ma non voglio aprire questo varco).
La generazione di cui parlo, è formata spesso anche da liberi professionisti con lode e bacio in fronte, a cui nessuno riconoscerà un "padrone", anzi ultimamente additati come privileggiati. E credimi, di privilegi, questa generazione ne ha davvero pochi.
A meno del privilegio di essere considerati per i propri meriti. All'estero.

Benvenuto anche da parte mia (anche se io non sono un fedelissimo di questo blog)

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