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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Showdown at the cotton mill
chi_kuan_chun.jpg Recentemente restaurato (si fa per dire) e rimasterizzato, questo Showdown at the cotton mill girato nel 1978 è uno dei migliori prodotti dell'epoca d'oro di questo genere. Il film ha un significato storico, perché fu il primo a uscire dagli studi della Chang Ho Film Company, la casa di produzione indipendente creata a Taiwan da Chang Cheh, che affidò la regia al suo pupillo Wu Ma e il ruolo di Hui, il protagonista, a Chi Kuan-chun, grande esperto di Hung Gar [video WMV 27 Mb girato da BBC sul maestro Chan Hon Chung], reduce dall'eccelso Boxer Rebellion, girato due anni prima con Chang e - trent'anni dopo - "cattivo" di Seven Sword. Una scelta azzeccata, perchè è proprio nella qualità della regia e nella tecnica del protagonista che il film si distingue da gran parte della produzione contemporanea. Non è un caso se occorsero due mesi per completarlo, un tempo ridicolo per i criteri cinematografici occidentali, ma quasi doppio rispetto alla media locale: negli anni 70-80 un film di kung fu raramente richiedeva più di un mese per essere completato.

Showdown at the cotton mill si sviluppa attorno a un copione noto. Allievo di un monastero di Shaolin improbabilmente trapiantato nel sud della Cina (d'altra parte il rigore storico e geografico non è di casa in queste produzioni), Hu Hui-gan vuole vendicare il padre, ucciso dai bravacci di Wudang che dominano la città. Uno dopo l'altro fa a polpette gli avversari, sempre più abili man mano che il film procede. Ultimo tra tutti è Kao, il più forte guerriero Wudan, interpretato dall'attore e campione di tae kwon do Dorian Tan.

Le scene d'azione sono di grande valore, soprattutto in relazione ad altri prodotti dell'epoca, incluse molte pellicole di Chang Cheh. Chi Kwan-chun riesce a combattere senza mai scadere nella rissa, ma utilizzando sempre tecniche strictly kosher. Lo spettatore appassionato ha quindi modo di riconoscere le figure più note della boxe della famiglia Hung. Il valore di attori e regia si coglie soprattutto nelle ultime scene, quando Hui e Kao combattono il duello finale. Nonostante una notevole differenza di altezza (Kwan è molto più alto di Dorian) e di tecnica (Dorian è un ovviamente formidabile esperto di calci, mentre lo stile di Kwan è basato essenzialmente sull'uso delle braccia), il combattimento è eccellente. Strepitosi anche gli altri combattimenti, grazie soprattutto al talento del protagonista che li trasforma in una sorta di partita a scacchi in cui a ogni mossa si oppone una contromossa perfettamente integrata in una strategia precisa. Bel pochi sono stati in grado di interpretare sullo schermo la boxe cinese con questa eleganza, forse solo il sommo Bruce Lee ha saputo fare meglio.

Gradevoli anche i contenuti speciali, con un'intervista al protagonista e al comprimario Ching Kuo-chung (un caratterista noto all'epoca) e una dimostrazione (un po' rozza e non molto ortodossa, ma spettacolare) delle tecniche dei cinque animali dello stile di Hung da parte di Chi Kwan-chun. Il DVD si acquista con 8 dollari da HKFlix.com. Con le spese di spedizione sono una dozzina di euro, davvero pochi per due ore di una simile, irripetibile goduria.
22.09.06 00:03 - sezione kung-fu movies
il 22 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Trovo davvero fantastiche le recensioni di questo genere cinematografico.

E' come invitare tutti ad ascoltare Coltrane facendo presente che i suoi soli nel periodo primi anni '50 sono caratterizzati dalle superimposizioni di settima dominante.

il 22 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Lo so, è un mio vezzo. In realtà tengo in piedi OMB perché è l'unico luogo disposto a pubblicare le mie recensioni di film di kung fu anni '70 e '80 :-)

il 22 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
charlie ha scritto:

Io le trovo interessanti, però non ho mai il tempo di approfondire...

il 22 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Pino ha scritto:

Che nostalgia. Questi film sono stati il pane e salame della mia adolescenza.
Bellissimo il filmato BBC. Alberto, ti allenavi in quella stanzetta angusta? Il tuo Maestro comunque me lo immaginavo più "autoritario" e incazzoso (tipo gli attori anziani di "Addio mia concubina").
OT per Aleph: ma le superimposizioni non sono più tipiche del Coltrane anni '60 (A love supreme)?

il 22 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
sandro ha scritto:

A love supreme e' già la fine del periodo modale,
dietro l'angolo c'e' la svolta free siamo lontani quindi anni luce dalle strutture armoniche classiche
Se proprio sentiamo il bisogno di tirare fuori coltrane ...

il 22 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Pino: sì, in quella stanzetta, con le bocchette dei condizionatori che buffavano aria calda a riscaldare e umidificare una media di 40 gradi e 95% di umidità. Il maestro Chan non aveva alcuna necessità di essere incazzoso. Bastava sapere che era nella stanzetta accanto, ad aggiustare ossa, la tv perennemente accesa, per caricare chiunque. Quella stanzetta ha visto sudare i più straordinari guerrieri dell'epoca moderna e anche i più sgrausi (indovina a chi alludo).

il 22 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Wow, quanti musicisti si nascondo dentro a OMB?!?!

Stiamo andando OT, ma l'argomento è succoso.
Credo abbia ragione Sandro, Love Supreme è lo spartiacque artistico del grande Trane. Da una parte la sua esperienza priam bop e poi modale, dall'altra il free.
I primi cultori delle superiposizioni sono stati i grandi pianisti: Peterson, Tristano, Barron, Tyner. Solo successivamente la tecnica armonica si è estesa agli strumenti solisti, il sax prima di tutti e su tutti quello di Parker (e al suo nome mi alzo dalla sedia e faccio un leggero inchino...).

il 22 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

tornando On Topic credo che queste recensioni siano molto utili, visto che al cinema andiamo a vedere "Ghost Dog" (che in realta' e' ispirato direttamente all'etica del samurai piu' che alla semplice estetica) o "Kill Bill" almeno possiamo approfondire la conoscenza della cinematografia orientale di genere che per noi occidentali e' pressoche' sconosciuta.

il 22 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Pino ha scritto:

Concordo senz'altro con Berja, anche se Kill Bill contiene un miliardo di riferimenti a varie filmografie di genere.
Terrei poi distinti i generi che attingono alla tradizione dei ronin giapponesi, più stereotipati degli - anche un po' scanzonati - film di Hong Kong.

il 19 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
J. ha scritto:

- Coltrane e la Settima Dominante -
Sarebbe un bel titolo per un kung fu movie.

il 09 Agosto 2007 (quando OMB accettava i commenti)
dag ha scritto:

Ehi Aleph! Sai che hai lievemente il modo di scrivere che aveva un tale di nome Aleister?!

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