qui giace OneMoreBlog2.31
«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Il colonialismo italiano? Merita l’oblio
Il colonialismo italiano è stata un'esperienza positiva? E' proprio vero che quando la Libia e l'Etiopia erano colonie italiane stavano meglio? Le parole usate dall'On. Gianfranco Fini a proposito dell'esperienza coloniale italiana hanno dato modo a molti di esprimere consensi e dissensi. E' probabile, del resto, che il presidente di Alleanza Nazionale si sia espresso di fronte al suo pubblico, mettendo in atto una “politica di scambio”: difesa della politica coloniale contro un linguaggio intollerante da parte dei suoi sulla questione degli immigrati.

Ciò detto, tuttavia, voglio prendere sul serio le parole di Gianfranco Fini e non considerarle mera tattica. Premetto che non sono per proporre a priori una condanna dell'esperienza coloniale italiana, né per assolverla.
Ci sono aspetti della storia del comportamento dell'Italia coloniale nelle colonie che risultano incontrovertibili. Costituiscono il fondamento della colonizzazione italiana. Riguardano il modo in cui si decide una impresa coloniale; il lessico con cui si definiscono le popolazioni indigene (spesso un traslato di come nei decenni precedenti si leggevano le popolazioni del mezzogiorno d'Italia); le politiche coloniali che si attuano a partire dall'impresa eritrea del 1885 da parte di Francesco Crispi. Ovvero: la politica repressiva e spesso segregativa di tutti i governi italiani - da Crispi, a Giolitti, per finire con quelli fascisti.
Per questi ultimi sarebbe sufficiente valutare e ripercorrere la politica repressiva messa in atto in Etiopia dal Generale Rodolfo Graziani tra il 1937 e il 1938. Una politica che ripropone venti anni dopo le tecniche repressive e punitive del Generale Cadorna nei confronti dei soldati italiani durante la Prima guerra mondiale, a dimostrazione che il vero problema prima ancora dei colonizzati, sono i subalterni, chiunque essi siano, delle cui vite spesso si decide senza scrupoli.
Noi italiani, dunque, nella pratica di governo delle colonie non siamo stati migliori, o “più dolci” o “maggiormente comprensivi” di altri colonialismi europei. In breve, dal punto di vista dei comportamenti rispetto alle popolazioni indigene è un vero e proprio mito la convinzione che sia esistito il “bravo italiano”.
Ciò detto è indubbio che la presenza coloniale ha prodotto e creato infrastrutture, modernizzazione urbanistica, costruzione di una rete viaria, politiche di bonifica. In altre parole che si è creata una economia che ha innalzato il livello di vita medio (anche se ancora occorrerebbe valutare le differenze tra centri e periferie). Un aspetto che richiama anche altri interventi: dalle politiche di scolarizzazione a quelle sanitarie e preventive. Le colonie, in altre parole non sono state solo un territorio di sfruttamento di risorse e di materie prime, comunque di spoliazione, ma hanno anche rappresentato, pur con molte contraddizioni, un progetto di intervento verso lo sviluppo. Del resto, è questo aspetto complesso che distingue gli imperi coloniali cinque-secenteschi, dai sistemi coloniali del XIX secolo.
Nei sistemi coloniali ottocenteschi e poi nel loro passaggio novecentesco quando si profila la fine del dominio coloniale si afferma anche un nuovo principio: è quello della costruzione di una classe dirigente in stretto contatto con i centri culturali della capitale dell'Impero: Di un ceto politico locale che gli imperi tentano di formare perché sia loro amico, e che spesso finisce per esprimere un'opposizione alla potenza coloniale. In ogni caso un personale politico e tecnici che passa per le strutture di alta formazione della metropoli imperiale. E' ciò che lega colonie e metropoli coloniale anche dopo la fine del colonialismo e che spesso si costruisce anche attraverso l'adozione di alcuni presupposti dello Stato di diritto nei sistemi politici ex-coloniali.
C'è da osservare che se questa è stata l'esperienza inglese e talora francese, così, invece, non è stata quella italiana, che spesso ha significato la riproposizione del potere politico precedente. Si possono invocare molte circostanze, tra cui il fatto che il colonialismo italiano non sia durato per più di un ciclo generazionale, al massimo due. Comunque che non ha avuto tempo né di consolidarsi, né di pensare a una politica post-coloniale.
Ma al contempo ci sarebbe anche da chiedersi se aveva al proprio interno la domanda culturale e politica in grado di esprimere questa offerta. Riflettere sull'esperienza e sulla cultura dell'Italia coloniale, senza demonizzare o inventarsi un passato da quello che è stato, implica tener presenti questi precedenti.
27.09.06 19:08 - sezione parole
il 27 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Reza Pahlevi ha scritto:

Mmmm...titolo sbagliato e ideologizzato, mi pare.
Il colonialismo italiano sbagliato? Si, su questo direi che siamo tutti più o meno d'accordo, anche chi è di AN, per quante ne possa dire Fini, che a volte fa rimpiangere di averlo votato.
Ma perchè, il colonialismo inglese, francese, tedesco, belga, olandese, era invece giusto?
Non diciamo cavolate, se prendiamo come ipotesi vera che il colonialismo è una politica sbagliata, allora è sempre sbagliata, indiendentemente dal paese, dal governo, dal personaggio, dalla parte politica che la attua.
Il colonialismo di fatto è una guerra non dichiarata, un invasione di un territorio povero e arretrato da parte di una nazione più potente e civilizzata, che comporta l'acquisizione del territorio, l'imposizione di un governo locale, lo sfruttamenteo delle risorse del territorio, e non raramente la riduzione in schiavitù o addirittura le uccisione di massa degli indigeni.
Il colonialismo è quindi imperialismo, prevaricazione, violenza, arroganza, razzismo.
Per cui, è una politica sbagliata, sempre e comunque. Quindi, perchè specificare il "colonialismo italiano"?
Io personalmente condanno il colonialismo italiano, ma non meno di quello di tutte le altre nazioni dell'Europa che lo hanno attuato nel corso dei secoli, peraltro in misura molto maggiore.
Ignorate forse che fino a un secolo fa l'Inghilterra controllava un territorio vasto quanto l'intera Africa, e la Francia quasi altrettanto?
Così come, qualche secolo prima, Spagna e Portogallo controllavano l'intera zona dell'odierna america latina.
Quella si che è stata una colonizzazione feroce, sono stati praticamente cancellati popoli interi.
Per non parlare poi del peggiore genocidio coloniale che la storia ricordi, quello attuato dai belgi in Congo, agli inizi del '900.
Per cui, io direi di condannare tutto il colonialismo, senza bisogno di darci addosso ancora una volta, visto che c'è chi ha fatto molto, molto peggio...

il 27 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
antonio ha scritto:

Il colonialismo era uno schifo. Ma in certi paesi si stava meglio sotto il colonialismo europeo del 1930 che sotto i fanatici talebani nel 2006.

il 28 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
oppi ha scritto:

Ma perchè, il colonialismo inglese, francese, tedesco, belga, olandese, era invece giusto?
Per cui, io direi di condannare tutto il colonialismo, senza bisogno di darci addosso ancora una volta

Reza, non mi sembra che si dica qualcosa di diverso.
Noi italiani, dunque, nella pratica di governo delle colonie non siamo stati migliori, o “più dolci” o “maggiormente comprensivi” di altri colonialismi europei.
No?

Per quanto riguarda poi la riproposizione del sistema di potere, si dà una motivazione (quella della breve durata dell'esperienza coloniale italiana) che mi pare giustifichi in buona parte tali esiti negativi (e mi sembra anche sostanzialmente corretta).

perchè specificare il "colonialismo italiano"?
Perchè il dibattito è sulle dichiarazioni di gianfranco fini.

il 28 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
oppi ha scritto:

PS: l'oblio lo merita il titolo del post (il pezzo è molto bello).

il 28 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

"il vero problema prima ancora dei colonizzati, sono i subalterni, chiunque essi siano, delle cui vite spesso si decide senza scrupoli"

queste sono parole sante di una bella riflessione!

queste invece: "Ma in certi paesi si stava meglio sotto il colonialismo europeo del 1930 che sotto i fanatici talebani nel 2006" sono parole di un drogato che non sa quello che dice. evidentemente non conosce pregevoli atti di terrorismo, quali il bombardamento dei civili di haipong ad opera dei francesi.

il 28 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)

"Ma in certi paesi si stava meglio sotto il colonialismo europeo del 1930 che sotto i fanatici talebani nel 2006."
Anche i talebani del 2006 (ma non erano spariti dopo la "guerra giusta"??) sono creature del colonialismo. Non quello cattivo sovietico ma quello buono amerikano che li ha foraggiati per decenni. Italebani piacevnao molto a fascisti e radicali quando negli anni '80 compivano le peggiori nefandezze, ma anche contro i soldati sovietici oltre che contro le donne.

il 28 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Buenaventura ha scritto:

Qualche informazione più approfondita sugli italiani che "ammazzano troppo poco":
http://tetto.splinder.com/1159354403#9374550

il 28 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Reza Pahlevi ha scritto:

Una cosa però va detta onestamente : se sotto il protettorato italiano Etiopia, Eritrea e Somalia non stavano certo bene, è assolutamente certo che oggi non stanno MEGLIO.
L'Etiopia, con un reddito pro-capite medio di 100 dollari l'anno, è il paese più povero del mondo, assieme al Mozambico. L'Eritrea è simile, entrambe sono falcidiate da epidemie, carestie, fame, miseria. La Somalia è simile, teatro di ferocissimi scontri tribali, dopo anni di dominio dei signori della guerra adesso sono finiti sotto il potere le Corti Islamiche, peggio di così davvero non gli può andare.

il 28 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)

Hai ragione, Reza, gli manca del nostro prelibato gas nervino. Oppure degli stupri etnici.
Daltronde con tuo nick di queste cose sei esperto, giusto?
http://it.wikipedia.org/wiki/Dinastia_Pahlavi

Altrove: A - rivista anarchica | Accordo | Anticatechismo | Chan Hon Chung | Ciclistica | Il Deposito | Don Zauker
Gruhn Guitars | Giordano Bruno | Libertaria | Movimentofisso | Brian Setzer | Shel Shapiro | UAAR | Il Vernacoliere