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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Marco Polo
Richard Harrison è un uomo fortunato: oltre ad aver recitato in una selva di film minori (tra cui parecchi spaghetti western), dagli anni cinquanta al 2000, è forse l'unico attore (si fa per dire) occidentale ad aver ricoperto ruoli di primo piano nei film cappa e spada di cinesi. In questo The Four Assassins (ribattezzato in tempi successivi Marco Polo) è il navigatore veneziano che, giunto alla corte di Kublai Khan, diventa suo braccio destro e suo emissario. Trascurati gli insulti alla storia (che del resto questio film elargiscono a piene mani, anche nelle cose di casa propria), ci si concentra sul film, classe 1975, molto ben restaurato e trasportato in DVD con tanto di audio 5.1 e sottotitoli fatti decentemente.

La storia è storicamente più che bislacca. Alla corte dell'imperatore mongolo compaiono due killer che tentano di ucciderlo a colpi di kung fu. Uno viene ucciso subito, l'altro riesce a scappare e viene inseguito fino a casa, dove muore dopo una lotta feroce assieme al fratello minore per mano delle guardie del corpo dell'imperatore (tra cui un giovanissimo Gordon Liu). Sarà vendicato da quattro fratelli della scuola di arti marziali (tra cui l'indimenticabile Fu Sheng e il nostro beniamino Chi Kuan Chung) non senza abbondanti spargimenti di sangue e morti spettacolari con abbondanti versamenti di pomodoro.

Il film sfrutta lo stereotipo dei giovani guerrieri, già convinti di essere spaccamontagne, che perfezionano la loro arte con vecchi maestri bizzarri, che impongono loro lavori apparentemente degradanti, ma sempre finalizzati a sviluppare qualità eccezionali (nel successivo Shaolin Temple, con lo stesso cast, questo modello raggiungerà l'apice). I quattro sono sostretti a spostare massi avanti e indietro, a saltare fuori da un pozzo di acqua putrida, a strappare canne di bambù senza attrezzi, a mescolare il grano bollente con le mani. Ne usciranno irrobustiti nel corpo e nello spirito, quasi invincibili.

Anche se la prima parte regala alcune situazioni godibili, la ciccia di questo Marco Polo viene dopo la metà, quando i nostri eroi sono pronti per affrontare il nemico. Da questo punto in avanti i quattro danno il meglio di se stessi, dando vita a scene di lotta che sembrano partite a scacchi, tale è la perfezione raggiunta. Gordon Liu - per una rara volta nei panni di "cattivo" - sfoggia due spade corte che muove come fossero piume. Chi Kuan Chung - che ha imparato l'arte della corazza d'acciaio, l'invulnerabilità alle armi bianche - può permettersi di andare contro alle spade come se fossero di gomma e sfoggiare in totale libertà tutto il suo repertorio di tecniche classiche della famiglia Hung.
01.10.06 12:18 - sezione kung-fu movies
il 02 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Pino ha scritto:

Finalmente il mio film di kung-fu preferito!
Impagabile, inverosimile, perfetto: tra i pochissimi a trattare le arti marziali cinesi "leggendarie".
Il titolo italiano che ricordo io è "L'inferno dei Mongoli": credevo che Marco Polo fosse il titolo originario. Oh, beh, ma che importa? Comunque è pura goduria.

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