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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Se gli insegnanti punissero di più
Venerdì mattina, ore 10. In metropolitana c'è poca gente, quindi tutti possono sedersi. Salgo e dietro di me una signora sui 70 anni, si siede davanti a me e inizia a fare le parole crociate. Alla stazione successiva sale un ragazzino da solo, 14 anni circa, senza cartella, senza giacca e probabilmente senza meta. Inizia a battere con un anello sul metallo con un movimento continuo e il rumore che produce è sgradevole, io non ci faccio caso più di tanto, molto concentrata sui miei pensieri, la signora invece mostra subito segni di poca pazienza. Si volta, gli dice “smettila”, lui continua, più forte; lei di nuovo “smettila, piccola testa di cazzo”. Il ragazzino si sposta e inizia a fare lo stesso giochetto sul metallo proprio accanto all'orecchio della signora. Lei si alza e inizia a picchiarlo, con mani e piedi, una scarica di botte indescrivibili. Lui non reagisce con violenza, anzi non reagisce per niente, si prende le botte in silenzio. Due donne dietro di me sgridano la signora, io non riesco a fare niente: mi sarei aspettata di tutto, ma non le botte della signora ben vestita al ragazzino strafottente. La cosa si calma, la signora può finalmente fare le sue parole crociate in santa pace, il ragazzino sta zitto e fermo in un angolo, con gli occhi pieni di lacrime e l'orgoglio ferito.

Con le mani, gli faccio capire che è tutto a posto e che è finita. Poco prima di scendere, il ragazzino sputa alla signora, sporcandole capelli, collo e cappotto.
Arriva un'altra settantenne, si siede accanto a me e inizia a parlare con la signora, cercando di coinvolgermi, ma non cedo.
“E' tutta colpa di questa gente che viene in Francia: se restassero a casa loro dove si può sputare tranquillamente saremmo tutti più contenti, noi e loro; loro sputerebbero a casa loro e noi potremmo fare le parole crociate in tranquillità.”
“Certo! Io non sono razzista, sono addirittura andata in ferie in Tunisia 10 anni fa, però se uno vuole prendere la metro con calma deve poterlo fare.”
“Però si sa, eh signorina (sarei io la signorina che ha avuto uno sguardo interrogativo per tutto il viaggio in metro, 10 minuti in tutto), si sa di chi è la colpa! E' difficile però la colpa è comunque degli insegnanti che a scuola lasciano passare certi comportamenti barbari e incivili e poi noi viviamo male.”
“Certo, se gli insegnanti punissero di più, educassero meglio oggi noi saremmo più tranquilli e sicuri.”

Faccio notare, senza difendere le due categorie (stranieri e insegnanti) cui, per niente evidentemente!, appartengo, che il ragazzino era senza cartella, da solo, un venerdì mattina, vestito poco per il clima già freddo. Il ragazzino così poco violento, ma solo estremamente smarrito e in cerca di attenzioni. Non l'ho difeso perché non si disturba la gente e non si sputa, però… Chi l'avrebbe mai detto che ora dobbiamo avere paura anche delle vecchiette armate di occhialini, borsetta e parole crociate?
08.10.06 01:13 - sezione dalla banlieue
il 08 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Mauro ha scritto:

secondo me dovevi difenderlo invece. e sputare in faccia a quella vecchia bagascia.

il 08 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Cristina ha scritto:

il comportamento barbaro è incivile è stato solo quello della vecchiaccia isterica, ma che discorso è, a un comportamento maleducato si reagisce con le botte, siamo impazziti o cosa ?

la metropolitana non è mica il salotto privato della signora.

la colpa è delle insegnanti e non esiste piu' la mezza stagione e con l'euro non si va avanti piu', signora mia...

il 08 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
antonella_c ha scritto:

@ francesca :se fosse stato il ragazzino a menare la vecchia stronza saresti intervenuta ?
come si può stare fermi se vedi che non reagisce , che le busca e tante?

il 08 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Francesca ha scritto:

Se ho scritto questa cosa è anche per riflettere sul comportamento collettivo, compreso il mio. Perché non ho reagito sul momento? Il tutto è durato pochissimi minuti, le botte una manciata di secondi e sia ben chiaro che il ragazzino era 20 cm più della vecchietta e se avesse voluto con una sola manata l'avrebbe stesa. Le botte della signora erano uno sfogo, ingiustificato certo, però il ragazzino non ha sofferto, assolutamente no. Era una scena patetica e grottesca, anche per lui che era il più stupito di tutti.
Non credo che la metro sia un salotto privato, né della signora né di chiunque altro, nemmeno del ragazzino che cercava di provocare reazioni negli adulti presenti. Ha trovato una scema che ha reagito e l'ha picchiato. Io lui non l'attacco assolutamente, però conosco quei comportamenti che ti testano per vedere i tuoi limiti.
Appena ho visto il ragazzino con i suoi comportamenti strafottenti, ho pensato "Francesca, non sei in classe" e forse ho sbagliato, o forse no, perché le donne presenti che hanno sgridato la signora hanno saputo interrompere la furia vendicativa della signora. Credo inoltre che avrei solamente detto a entrambi di smettere, non avrei mai alzato le mani, né il tono di voce, né avrei sputato. Credo che la signora e chi mi dice "avresti dovuto sputare, dire, fare" abbiano un comportamento simile. E' l'idea stessa che la metro e ogni luogo pubblico in cui si è obbligati a vivere in una promiscuità obbligata e quasi mai voluta diventino una giungla che non mi ha fatto reagire sul momento. Probabilmente, se la cosa fosse durata anche solo un minuto in più avrei reagito, solamente con la parola, è ovvio.
Il ragazzino scocciava la gente, mi ricordo gli sguardi di altre persone, sguardi di insofferenza. Mi fa riflettere il fatto che nessuno abbia avuto la voglia, il coraggio per dirgli "potresti smettere, per favore?". Nessuno, né io (che comportamenti del genere ne vedo a decine ogni giorno a scuola) né le altre persone che hanno preferito stare zitte e sopportare di malavoglia. Credo che in molti avessero paura di una possibile reazione violenta del ragazzino che, ripeto, non si stava comportando bene. Non era drammatico quel che faceva, ma nessuno, fino alle botte della signora, avrebbe difeso o applaudito il suo atteggiamento.
E' ovvio che la signora ha torto marcio, e glielo ho detto dopo lo sputo, quando alla fine hanno attaccato gli insegnanti.
Sono sincera, tutti i giorni prendo il treno in un luogo in cui nessuno, né io trentenne minuta, né i miei colleghi maschi alti quasi due metri, ha voglia di mettersi a discutere con bande di adolescenti che ascoltano la musica, fanno suonare i cellulari a più non posso e sbraitano, quando la gente intorno vorrebbe solamente riposarsi un po'. Non era assolutamente il caso del ragazzino. Però un episodio così minuscolo e insignificante mi ha fatto riflettere.

il 08 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Giacomo ha scritto:

Episodio interessante...
Ho poco tempo per commentare (tra l'altro è una cosa che faccio piuttosto raramente, per restare in tema), ma temo che l'atteggiamento tuo (e di chi altri con te ha assistito alla sciena, ma che si rispecchia nel comportamento di tutti ogni giorno, soprattutto nelle grandi città, e chi accusa il tuo comportamento in questo episodio, secondo me, non sta riflettendo come dovrebbe sulla situazione, ne tantomeno ha provato ad immedesimarsi, chiedendosi cosa avrebbe fatto) sia il frutto della società in cui viviamo, sempre piu individualista.
Qualche anno fa, un mio cugino che vive in Sicilia, in un paesino di poche migliaia di anime, mi disse che a Milano la gente è fredda, perchè non saluta quando entra nei negozi, quando si mette in coda alla USL...
Ci ho riflettuto (all'epoca) e continuo a rifletterci (oggi), e mi dico che a me sembrano tanto atteggiamenti naturali, ma che in effetti hanno ben poco senso.
Mi ritrovo a sorprendermi quando mi lascio sfuggire un sorriso nei confronti di qualcuno in metropolitana, dove si passano parecchi minuti in compagnia di estranei, figuriamoci per strada, dove l'incontro è molto piu fugace.

E' una cosa che non mi piace, ma della quale non so fornire che una vaga spiegazione ed alcuna soluzione.

il 09 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Moreno Puiatti ha scritto:

"Il ragazzino si sposta e inizia a fare lo stesso giochetto sul metallo proprio accanto all'orecchio della signora."
A me ha fatto impressione questo passo, cioè il ragazzino rifiuta un comando imposto, anzi sfida il comando.
Poi quando le busca di santa ragione si calma.
L'educazione effettivamente ha fallito,
unica legge che riconosce questo ragazzino è la violenza, la signora l'ha capito e l'ha applicata.
Giusto o sbagliato?
Se togliamo un po' di retorica sui "poveri e deboli", ci rendiamo conto che vanno dati dei modelli di comportamento o meno.
Ottenere il rispetto bisogna anche darlo, non nascondersi dietro al razzismo al contrario.
Se il bianco picchia il nero è razzismo, quando il nero picchia il bianco è rivincita?

il 09 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Willy ha scritto:

Faccio bene a non prendere la metropolitana dal 1999...

il 09 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
medusa ha scritto:

Insegnante 27enne, alle prime armi con registri, scartoffie, interrogazioni e, soprattutto, con adolescenti e diciottenni...Certo, la scuola ha un ruolo importante: educare al pensiero, ad aprire la mente,ad infondere principi di vita,a rispettare le regole, etc..Sono, però, stanca di sentirmi dire che se i giovani di oggi hanno comportamenti non proprio civili la colpa è degli insegnanti che a scuola non fanno più nulla. E la famiglia dove è?E la società? La signora che in metro ha picchiato quel ragazzo ha forse avuto un comportamento più educato di quello del giovane? I ragazzi di oggi a quali modelli possono guardare con interesse?Neanche gli adulti offrono esempi di rispetto, onestà, civiltà!Di certo cedo alla banalità e alla retorica scrivendo queste cose (vogliate scusarmi!) ma vi assicuro che entrare in un'aula e trovarsi faccia a faccia con giovani che hanno perso ogni voglia di sognare in modo sano è difficile. La scuola può fare tanto ma non può sostituirsi, in primis, all'affetto e alla presenza dei genitori. Non solo regole ma dialogo, non pugni e schiaffi ma educato e civile confronto. Ci vogliono regole ed educazione non solo per i giovani ma anche per fgli adulti! Moreno, sei sicuro che non sia la signora a conoscere, come unica sua legge, la violenza?L'uso della clava come modo per autoaffermarsi è passato da un pezzo!

il 09 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

"Se il bianco picchia il nero è razzismo, quando il nero picchia il bianco è rivincita?"
La domanda gronda di retorica, ma pone una questione seria: il buonismo peloso.

Quanto alla funzione della scuola, capisco e condivido le perplessità di medusa: non può essere solo la scuola a condurre la partita dell'educazione.
Il problema/ostacolo grave, però, sono i genitori. Sempre pronti a difendere il proprio pargolo, lo giustificano sempre e comunque sia che siano ricchi (i genitori) sia che siano poveri; il risultato non cambia.
Se un ragazzino si rivela svogliato e fancazzista, la colpa è della scuola che non è capace di coinvolgerlo adeguatamente; probabilmente un paio di calci nel culo sarebbero la miglior medicina, ma non si può.
Una volta se si tornava a casa dicendo che la maestra aveva dato un paio di scappellotti, le prendavamo anche da nostra madre. Ora se un ragazzino viene solo sfiorato dalla maestra, parte la denuncia ai carabinieri...
Con questo non voglio dire che la violenza è l'unica risposta adeguata.

il 09 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Cristina ha scritto:

concordo con medusa, alla quale va tutta la mia solidarietà.

da troppo tempo le famiglie delegano tutto agli altri: alla scuola, al catechista, all'allenatore della scuola calcio, all'istruttore in piscina, ma dove sono andati a finire i papà e le mamme ? tutti a rincorrere carriera e successo ?

il 09 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Francesca ha scritto:

Capisco, ma non dobbiamo pensare che siano tantissime le persone che inseguono carriera e successo, spesso le persone si occupano meno, o male, dei loro figli per problemi e non ambizioni. Ci sono, certo, quelli che delegano tutto alla scuola, poi si arrabbiano se il bimbo viene su male e sono i primi ad attaccare gli insegnanti e a difendere il pargolo strafottente. Ma ci sono tantissime persone che non ce la fanno, che hanno vite difficili, poca cultura e scarsissima autostima. Senza fare retorica né discorsi strappalacrime.
A noi insegnanti l'arduo di compito di fare il meglio che si puo' con quello che le famiglie ci danno.
Auguri a chi fa i primi passi nelle aule e nelle sale insegnanti!

il 09 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

E' proprio vero: i francesi sono degli italiani nervosi e stizziti. Sia la vecchia picchiatrice che il giovane rompicoglioni. E tutti e due -sicuramente- avranno una giustificazione psico-sociale; un padre che non se occupa, un marito che si tuffa nel giornale appena torna a casa (e forse anche loro hanno le loro giustificazioni etc. etc.).

il 09 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

Comunque si trattava di una versione minore e provinciale di "New York ore 3: l'ora dei vigliacchi".

il 09 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
prefe ha scritto:

che educazione e educazione è reato mettere le mani addosso ad un minorenne, se poi questo è solo e nemmeno figlio della persona in questione , questa deve essere presa a calci nel culo da altri maggiorenni

il 11 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
rotafixa ha scritto:

la signora ha sbroccato

lo sbrocco arriva quando non ci sono dei meccanismi collettivi di autoregolazione

i meccanismi collettivi di autoregolazione hanno finora avuto a che fare con la dimensione non enorme delle conurbazioni (in posti non estesi si conoscono tutti) e con la continua frequentazione intergenerazionale. queste due ultime cose sono sparite.

sapete com'è fatta una rete, no? da nodo a nodo è esile, quasi fragile. tutta insieme trattiene pesci che vanno a 60 km/h e pesano anche 500 kg.

si distribuisce lo sforzo, ma tenendosi per nodo/mano

ora ognuno di noi si aspetta che sia l'altro a fare/tenere.

"e perché io, cominci qualcun altro".

e il disastro danza felice

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