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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
That sound

Settembre 1958. John Foster, manager dicottenne di Cliff Richard, è al "2i'S Coffee Bar", un locale di Soho. Aspetta Tony Sheridan per un provino, sta cercando un chitarrista per la imminente tournee di Cliff Richard. Tony Sheridan non compare, ma in un angolo c'è un chitarrista giovanissimo che si scalda per lo spettacolo della sera. John Foster lo ascolta suonare e gli propone di far parte dei Drifters di Cliff Richard. Il chitarrista, Hank marvin, accetta, ma a condizione che sia ingaggiato anche il suo amico e chitarrista ritmico Bruce Welch. La formazione dei Drifters è completata da Jet Harris (vasso) e Tony Meehan (batteria). Poco dopo i quattro scoprono che il nome Drifters è già utilizzato da una band americana e indossano il nome glorioso "The Shadows". Basta poco perché qualcuno alla EMI si accorga di trovarsi di fronte a un gruppo di valore. I quattro avviano così una carriera parallela come gruppo a se stante. Con il singolo Apache, uscito nel luglio 1960, gli Shadows entrano nella leggenda.

Il mito di Hank Marvin e degli Shadows è indissolubilmente legato alle loro chitarre elettriche. Forse solo Buddy Holly in quegli anni aveva saputo legarsi così strettamente a quell'oggetto avvenieristico e sferragliante costruito da un meccanico californiano di origine tedesca, Leo Fender. Guardata con sospetto dai puristi, grazie alla sua forma modernistica e agli entusiasmanti colori surf anni '60, la Fender Stratocaster diventa in breve un must tra i chitarristi dell'epoca. Nella vecchia Europa arriva proprioo grazie ad Hank Marvin, che di ritorno dall'America ne porta con sé due, una bianca - per Bruce Welch - e una di un meraviglioso rosso salmone, "fiesta red", per sé.

La Stratocaster fiesta red di Hank condivide il titolo di chitarra più famosa del mondo, assieme alla sorella bianca di Jimi Hendrix e a "Blackie" di Eric Clapton (entrambe acquistate a prezzi illogici da feticisti delle sei corde). Quello che pochi sanno è che, nonostante una collaborazione tra Hank e la Fender ormai vicino al mezzo secolo, è probabile che Hank Marvin abbia suonato i suoi dischi originali con un'altra chitarra, una Gretsch Country Gentleman. E' una teoria suggestiva che farà sorridere i più, ma che ha generato scompiglio nel mondo della chitarra, che ha visto crollare una certezza. A sostenerlo è Roberto Pistolesi, indimenticabile liutaio toscano recentemente scomparso, che ha addirittura scritto un libro sulla vicenda. Alla memoria di Roberto e a tutti gli amanti del suono bello, indipendentemente dalla marca della chitarra, dedichiamo questo raro video d'epoca degli Shadows, socavto in un anfratto della Rete.
12.10.06 11:41 - sezione musica
il 12 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
charlie ha scritto:

Quando ho visto "That sound" ho avuto un tuffo al cuore. Che poi ha lasciato spazio a qualche luccicone.

*A sostenerlo "è" Roberto Pistolesi...*

il 12 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Marco ha scritto:

"That Sound" è un libro veramente unico.
Non solo per i contenuti ma perchè lascia trasparire la passione, la meticolosità e la voglia di andare oltre le apparenze con cui Roberto porteva avanti tutti i suoi lavori.
Il video, bellissimo. Ce lo vedete Roberto che se lo guarda e ride dicendo "si ma la strato un'è bona, per fa quei soni li ci vole la Gretsch".

il 12 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Roberto Pistolesi - come ho scritto su Accordo - è vivo e vegeto, solo ha cambiato mondo. Sta rompendo i coglioni al Padreterno perché ha visto che si è comprato una Stratocaster Standard verniciata in PU con corpo multistrato.

il 12 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
bubbidolo (ceto culturale medio basso) ha scritto:

Wow!!!
Mitica Apache. Avete mai sentito la versione coverizzata presente sul primo disco dei Rockets?
A parer mio geniale!!!
In effetti il suono sa un pò di Gretsch d'annata, casa famosa, tra le altre cose per avere prodotto la chitarra commercializzata, quindi non un ultra custom, più costosa di sempre (almeno fino a qualche tempo fa, forse le Pensa-Shu la battono), la White Falcon.

il 12 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
charlie ha scritto:

*Roberto Pistolesi - come ho scritto su Accordo - è vivo e vegeto*

Ah, ma lo so!

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Bubbolo, non parlare di quello che non sai, hai infilato parecchie castronerie in poche parole...

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
bubbidolo (ceto culturale medio basso) ha scritto:

Boh...sarà come dici tu, cmq posso citarti la fonte, "La Chitarra Moderna", libro vecchiotto ma ben fatto.
Questo se ti riferivi alla White Falcon.
Quanto ad altre "castronerie" non saprei.
Sii più specifico, please.

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

bub: la White Falcon è lungi dall'essere la chitarra più cara della produzione non artigianale. Gibson ha prodotto strumenti enormemente più preziosi e richhi, per esempio, fin dai tempi di Lloyd Loar. In tempi più recenti anche Paul Reed Smith, tanto per fare il nome più celebre, ha messo sul mercato chitarre di serie piccola (ma comunque non inferiore ai numeri della W.F.) di altissimo prezzo. E poi Epiphone, Guild, martin, eccetera.

Pensa-Suhr (sodalizio nato dalle costole Schecter) è poco più di una liuteria, almeno negli anni buoni. Dopo lo scazzo la qualità è stata equanmente suddivisa in due.

Il libro che citi è un accozzaglia. Per saperne sulla storia della chitarra partirei da American Guitars di Tom Wheeler, poi passerei ai due libri di Gruhn e prima di addentrarmi nello specifico delle opere dedicate a singole marche e modelli, darei una sfogliata anche a Guitar Stories di Michael Wright.

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
bubbidolo (ceto culturale medio basso) ha scritto:

Mmmmm...si, hai ragione. Cmq se vuoi una white falcon non reissue la paghi ancora come un rene.
Pensa-Suhr, invece, sapevo che col modello Mark Knopfler più figo arrivava a chiedere 14 milioni di Lire, fonte accertata perchè un amico fanatico di Dire Straits si era accattato il modello semiproletario da "appena" 8 milioni e mezzo. Parliamo di 8-10 anni fa, però.
Paul Reed Smith: ricordo ancora con estremo piacere di averne provato un modello con top tartarugato da paura, identico a quella che per certo tempo ha usato Alex Lifeson dei Rush, che ai tempi costava sui 4 Milioni. Parecchio, cmq meno di una Gretsch non reissue.
Guild: non erano quelli che hanno buttato sul mercato la chitarra di Brian May?
Gibson: ora ti faccio incazzare (bonariamente, si intende). Grazie a incredibbbbbile botta di culo mi sono accattato 9 anni fa un custom bianco quasi perfetto a 900.000 Lire, vergognandomi quasi un pò...
Ora vedrò di recuperarmi i libri gentilmente suggeriti...anche se noi defenser siamo più orientati a cose tipo B.C.Rich, Jackson e Kramer...
Stay Brutal!!!

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Pensa-Suhr non può in alcun modo essere definita produzione di serie, ancorché piccola.

Quanto alle Falcon, le uniche di valore autentico sono le pre-61, comunque valutate enormemente di meno rispetto a Strat, Tele, LP, eccetera e oggi anche meno di 6120, Country G. e (superba) White Penguin della stessa epoca.

Top "fiammato" (flamed), "tigrato" (tiger striped), "occhio di pernice" (birdseye), "marezzato" (quilted). Ma le tartarughe coll'acero non c'entrano.

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
bubbidolo (ceto culturale medio basso) ha scritto:

E io che credevo ne andassero ghiotte...va bè...

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

"Grazie a incredibbbbbile botta di culo mi sono accattato 9 anni fa un custom bianco quasi perfetto a 900.000 Lire"

Troppo generico.
Vogliamo numero di matricola e conseguente anno di produzione.

ps: scusa se te lo dico in tutta franchezza, ma il custom bianco è da vero tamarro. Il massimo che concepisco è gold, ma bianco...

:=)

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
bubbidolo (ceto culturale medio basso) ha scritto:

Certo che è da tamarro: suono metallo pesante nel nome di Satana io, mica lagne social/popolari.
Il numero di serie è 90281466. Credo sia stata immatricolata nel 1989, quindi ha valore in sè, non in quanto vintage, ovvio.
Cmq suona come la madonna di Fatima.

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Aleph: di Custom gold ne avranno fatti al massimo tre e sono fin troppi. Quanto al Custom bianco, ti ricordo che (e qui mi alzo in piedi) il compianto Mick Ronson ne ha fatta cantare una per anni, accompagnando Ziggy Stardust nella sua discesa da marte. L'aggettivo "tamarro" non è attribuibile alla chitarra di Mick Ronson.

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Se vogliamo seguire i canoni dei numeri seriali suggeriti da mamma Gibson, la tua tammarra bianca è 1991 ed è la 466esima della produzione.

http://www.gibson.com/Search/Serial%20Numbers/

Alberto: se Wes Montgomery avesse suonato con una L5 bianca, non mi sarei tirato indietro nel definire tamarra l'L5 di Wes, con tutto il rispetto e devozione che ho per il Grande Maestro...ma entriamo nei gusti personali, e quindi in discussioni da bar

:0)

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
charlie ha scritto:

Comunque Biraghi ha una marcia in più.

O una corda in più?

O un pickup in più?

O....

il 13 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
bubbidolo (ceto culturale medio basso) ha scritto:

Mpf. Marce. Pah.
L'importante è il muro sonoro, l'overdrive ultracompresso, le corde spesse e cafone, il doppio Invader con pre attivo EMG, il massacro valvolare, doppia cassa a tuono, basso sferragliante e sconfino negli infrasuoni che fa esplodere le viscere.
Ah! E il Floyd Rose generosamente violato.
Argh!!!

il 28 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
FabioBonci ha scritto:

Ogni volta che trovo un blog su Roberto, lascio sempre due righe...e tutte le volte non trovo le parole. L'incontro con lui per me, "è stato necessario". Per sempre, Fabio.

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