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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
N Io e Napoleone
«Perché non si stima un uomo dal vestito ma per quanti scalpi di tiranno s'è adoprato». La magnifica frase tratta da "Tramite Inferriate" di Stefano Enea Virgilio Raspini (da oggi per qualche tempo darà il cambio a Molière in cima alla home page) chiude l'ultimo film di Virzì e ne riassume perfettamente il messaggio. Ambientato all'epoca dell'esilio di Napoleone all'Elba, il N Io e Napoleone racconta la storia immaginaria di Martino Papucci, maestro elementare, anarchico ante-litteram, libertario giacobino deluso come tanti da Napoleone, diventato tiranno. Perso il lavoro e cacciato di casa per aver sostenuto il proprio ideale, Martino non rinuncia a odiare quello che lui considera un carnefice, tanto che quando sbarca all'Elba, tra gli applausi «del popolino sempre pronto ad ammirare ammirare chi è peggiore di lui», Martino decide di volerlo uccidere. Viene quindi come un segno del destino la proposta di lavorare proprio per Napoleone, alla ricerca un segretario di buona cultura per raccogliere le sue riflessioni e riordinare i suoi scritti. Martino prova varie volte a fare giustizia, ma per varie ragioni il colpo non gli riesce mai, tanto che si trova piano piano a cogliere umanità nell'uomo che aveva sempre considerato un tiranno sanguinario.

Anzi, col tempo quasi gli si affeziona, ci parla, ci discute, allontanandosi sempre più dall'idea di ucciderlo. Non si sa se sedotto dal profumo di potere che emana da quell'uomo o sconcertato dalle sue umane debolezze. Fatto sta che addirittura gli salva la vita. Ne gioirà per poco, perché dovrà scoprire che ogni tiranno, in quanto essere umano, ha necessariamente dentro di sé dell'umanità, delle debolezze, delle dolcezze. Ma che queste non cambiano la sua indole di prepotente, arrogante, ipocrita, insensibile a tutti tranne che a se stesso.

Come sempre Paolo Virzì regala un film dei suoi, elegante, delicato, ironico, perfettamente confezionato e diretto con una tale abilità da far sembrare bravi perfino due pupazzi come Monica Bellucci e Massimo Ceccherini. Brillano invece di luce propria il grande Daniel Auteuil, il protagonista Elio Germano, Sabrina Impacciatore e Valerio Mastrandrea. Virzì coglie alla perfezione la toscanità dell'Elba ottocentesca, facendo respirare allo spettatore l'odore del mare. E lascia intravedere nelle espressioni di Napoleone-Auteuil il ghigno di un piccolo ex-presidente del consiglio che a tratti riesce ad apparire umano, ad alcuni anche simpatico, ma che porta dentro di sé il gene del (per fortuna potenziale) tiranno.
21.10.06 21:46 - sezione cinema
il 22 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
giuseppe civati ha scritto:

A volte un film può spiegare tante cose, ancorché in modo del tutto inaspettato, a chi fa politica. E' il caso di N. Io e Napoleone di Paolo Virzì. Se il libro di Ferrero a cui il film è liberamente ispirato si soffermava soprattutto sulle relazioni tra l'eroismo e la letteratura e il senso della storia, il film di Virzì è più orientato a descrivere la fascinazione del personaggio famoso e potente sul popolo, ma anche sugli intellettuali (che all'epoca proliferavano, ora un po' meno) e sul pericolo di fraintendere le finalità e le modalità con cui il potere stesso viene esercitato. Nella scena della visita di Napoleone Auteuil al mercato ciò è lampante, ma lo è altrettanto in altri luoghi del racconto, anche quando non si tratta del grande imperatore, ma, ad esempio, della baronessa Bellucci, che esercita analoga suggestione sugli altri personaggi del film. E' il tema che è letteralmente esploso negli ultimi anni, quello della società dello spettacolo, dei suoi riti e della necessità di accedervi con i mezzi più impensati (e fa sorridere l'accostamento tra l'Elba del 1814 e certe isole di famosi naufragati nella banalità). Ma è anche il tema che conosciamo bene nella vita politica, quello della sudditanza psicologica nei confronti del personaggio di potere che si percepisce sia tra i solerti caudatari che tra gli zelanti oppositori, questi ultimi ancor più colpevoli perché - chiamati come sono non certamente al tirannicidio (come il Martino del film), ma semplicemente ad un'opposizione forte e chiara - spesso si fanno irretire nel sistema, dal linguaggio e dalla comunicazione di chi il potere ce l'ha. E, nonostante i tratti da statista gentile, non ha alcuna intenzione di abbandonarlo (ogni riferimento alla politica milanese e lombarda è puramente casuale). Buona visione e, speriamo, buona politica.

il 22 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Carol ha scritto:

sbaglio o c'è un aumento dei film da vedere, in giro? bene. andrò a vedere anche questo. sull'argomento, se c'è un weekend un po' più soleggiato, se si è in Lombardia e si ha voglia, a Lonato (BS) c'è la Fondazione Ugo da Como che è bellissima e in cui la parabola di Napoleone da rivoluzionario a tiranno la si tocca quasi con mano... guide bravissime... e non fa per niente l'effetto di una lezione accademica, è proprio il respirare un'atmosfera...
Carolina

il 22 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Davide ha scritto:

porcazza la miseria non vedo l'ora di andarlo a vedere ma nelle orobiche terre non si decidono a metterlo in programmazione!

il 23 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
superpippo ha scritto:

fighissimo il libro di raspini.. c'è anche il cd e lui legge come un tuono!!! in libreria non si trova, ma su internet sì: ve lo consiglio!

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Pierpaolo ha scritto:

Il film di Virzì è un gioiello d'intelligenza, ironia, e spettacolare abilità della messa in scena. Ho trovato che anche chi ne ha parlato bene, accostandolo a concetti come "commedia all'italiana in costume", non ne abbia colto l'assoluta novità e la grazia speciale: un film dal sentimento profondamente antiautoritario, coltissimo, spiritosissimo, elegante, sorprendente e commovente. Una vera rarità!

il 26 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)

Visto ieri... uno spettacolo!
Si ride, ma volendo si piange (o quantomeno si pensa) in scene come quella del maestro, e i personaggi non sono tagliati con l'accetta.
Chi conosce la costa piombinese poi può indovinare quasi tutti i posti (odio dire le "locations").
Infine il fubbìno di Virzì ci ha messo pure del vernacolo livornese, parlato insospettabilmente bene dalla Sabrina Impacciatore.
Consigliato.

il 10 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Flavia ha scritto:

A me piace molto il lavoro di Paolo Virzì, ora ancora di più con questo vecchio reportage del 1994 che è liberamente consultabile qui:

http://video.google.com/videoplay?docid=2047469288177126964

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