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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Una holding vista Duomo
amici e parenti «Il sottoscritto Giovanni De Nicola..., nella sua qualità di consigliere provinciale della Provincia di Milano e nell'ambito della sue funzioni pubbliche ha provveduto ad esaminare il Bilancio al 31.12.2005 della società "ASAM S.p.a.", in quanto società partecipata dalla Provincia di Milano al 99%, con sede in Milano V. Santa Radegonda, 8, ..., ed i relativi documenti accompagnatori che lo compongono, regolarmente depositati presso il Registro delle Imprese di Milano, espone alla S.V. quanto segue.... Considerato che... Chiede di esaminare la fattispecie esposta ricercandone gli eventuali estremi di reato, con particolare riferimento all'art. 2621 C.C. (False comunicazioni sociali) e, in ragione della condizione di società partecipata da ente pubblico, anche dell'art. 2622 C.C. (False comunicazioni sociali in danno dei soci e dei creditori)».

Lo scorso 12 ottobre un consigliere di opposizione in Provincia, Giovanni De Nicola, si è preso la briga di riassumere in qualche pagina il curriculum della holding a cui Filippo Penati & C. hanno intestato le (discusse) quote della Serravalle e presentarlo ai carabinieri. Per capire come mai si sia arrivati a questo livello (un conto è la bagarre politica, anche accesa, le interrogazioni, il TAR, la Corte dei conti, un altro è un esposto ai carabinieri e alla Procura della Repubblica per accertare se sussistano illeciti che prevedono anche l'arresto) occorre raccontare cos'è ASAM e perché questa società - partecipata al 99% dalla provincia di Milano e guidata da un consiglio di amministrazione composto in gran parte di penatiani DOC presieduto dal penatiano DOCG Giulio Sapelli - è oggi uno degli elementi più inquietanti per chi ha votato Filippo Penati presidente della Provincia di Milano.

Costituita nel maggio 1995, ASAM è rimasta addormentata fino al luglio del 2005, quando il consiglio di amministrazione è stato rinnovato in occasione dell'acquisito da Marcellino Gavio di un discutibile e discusso (soprattutto per il prezzo) 15% di quote della Serravalle, che hanno portato ASAM a detenere il 52% circa della società. Il tutto è stato possibile grazie a un finanziamento di 260 milioni di euro da parte di Banca Intesa, a fronte di un notevole interesse da versare e l'impegno a rimborsare il capitale entro un anno. In garanzia ASAM ha fornito le proprie azioni Serravalle, quelle della Provincia di Milano e le azioni di ASAM detenute dalla Provincia.

Nel bilancio 2005 la società ASAM ha uncapitale di circa 516mila euro, un indebitamento di circa 242 milioni e perdite per 117 milioni, che sommate a quelle degli anni precedenti (una spa costa anche se non fa nulla, soprattutto se distribuisce compensi di non poco conto a presidente e consiglieri) fanno 157 milioni. Ma è proprio in queste perdite che sta il problema portato all'attenzione di carabinieri e Procura da De Nicola. Nei cinque mesi finali del 2005, quelli in cui è stata gestita la partecipazione di Serravalle, ASAM ha generato quasi 3 milioni di perdite da oneri finanziari (cioè gli interessi versati a Banca Intesa) che non sono stati imputati al conto economico, ma rinviati "quali oneri sostenuti in ossequio al principio di correlazione degli stessi ai rispettivi ricavi e proventi di manifestazione futura". Traducendo dal commercialistese si scopre che gli interessi versati a Banca Intesa, quantificabili in circa sette milioni l'anno, non sono stati messi a bilancio, con un salto mortale che i professionisti interpellati da OMB hanno giudicato "non conforme alla corretta applicazione dei regolari principi della contabilità". In pratica l'ASAM prenderà in considerazione le proprie perdite solo e in quanto Serravalle cominci a produrre un utile sufficiente a coprirle. Questo modo di fare il bilancio - che qualcuno si azzarda a definire "garibaldino" - è stato tranquillamente approvato dai sindaci del collegio, che hanno anche effettuato l'attività di controllo, anziché affidarsi a una società esterna di revisione come ci si aspetterebbe nel caso di una società a proprietà pubblica. Da notare che il loro mandato è stato rinnovato solo dopo l'approvazione del bilancio.

Il risultato di tutto ciò è che fino a un mese fa ASAM non disponeva di risorse sufficienti a far fronte agli oneri passivi generati dal debito con Banca Intesa (che non a caso non è stato messo a bilancio), né sembra realistica la speranza che il dividendo generato da Serravalle possa bastare da un lato a coprire gli oneri passivi, dall'altro ad appianare il debito. In pratica, ipotizzando ottimisticamente che Serravalle possa generare 35milioni di dividendi l'anno, ASAM ne incasserebbe poco più di 18mila per il suo 52% di quota. Circa sette se ne vanno per pagare gli interessi passivi, ne restano più o meno undici per cominciare a ripianare il debito con Banca Intesa. Servono vent'anni se tutto va bene, non bastano se Serravalle non produce quanto previsto e/o intervengano spese inaspettate. In questa seconda, probabile ipotesi, è realistico pensare che Banca Intesa pretenderebbe di mettere le mani sulle garanzie, ovvero si intascherebbe quote di società a fronte degli insoluti. La colletttività - dopo aver pagato fior di interessi - si troverebbe con un pugno di mosche al posto dell'autostrada e i responsabili, Penati & C, a quel punto nonnetti facoltosi, sarebbero pensionati da un bel po', quindi non subirebbero alcuna conseguenza per il pastrocchio. E' interessante sottolineare che, in atto di definizione del prestito, ASAM aveva promesso il rimborso entro un anno (con che soldi non è dato di sapere), salvo trovarsi ovviamente a rinegoziare alla scadenza.

Il mese scorso la società è stata ricapitalizzata con azioni Sea, Tem, Autostrade lombarde e con il ricavato dalla vendita della quasi totalità delle azioni possedute dalla Provincia in Cisa e Serenissima. Dice il sito della Provincia: «Quando i conferimenti saranno ultimati, Asam disporrà di un capitale sociale di circa un miliardo di euro che le consentirà di avviare un ambizioso piano industriale». In realtà sembra che la auto-ricapitalizzazione (la Provincia conferisce ad ASAM le proprie azioni in una privatizzazione di facciata, per gonfiarne il patrimonio) serva a tappare un buco in cui confluisce anche il ricavato della vendita delle quote Serenissima.

Ma ci sono altri dettagli inquietanti che abbiamo scoperto facendo qualche domanda qua e là, li buttiamo lì un po' a caso.

1 - Pur avendo combinato praticamente nulla (salvo ricevere conferimenti di azioni e ottenere prestiti) da quando è nata, ASAM assegna un compenso di 180mila euro l'anno, una Lancia Thesis 3200 e chissà cos'altro ancora al presidente Giulio Sapelli (che secondo alcuni bene informati disporrebbe anche di una succosa carta di credito aziendale) e compensi da 30mila euro l'anno ai consiglieri, che apparentemente non hanno alcun incarico operativo al di là di firmare qualche pezzo di carta.

2 - Contrariamente a quanto prescrive il regolamento sulle nomine in provincia, il giorno dell'acquisizione delle azioni da Gavio è stato investito senza bando, per nomina presidenziale, Giordano Vimercati, che guardacaso è anche il capo di gabinetto (ovvero braccio destro) di Filippo Penati, esponente di spicco della banda di sestesi "poca laurea e molta ambizione" che stanno colonizzando la Provincia di Milano.

3 - Un altro consigliere d'amministrazione è tale Gianluigi Perego, già sindaco di Seregno per il centrosinistra, pensionato con Licenza di Scuola Media Inferiore, nel cui scarno curriculum è assente qualunque voce che lo faccia ritenere utile a una holding miliardaria. Anche lui prende 30mila euro l'anno per le firme.

4 - Sulla prima pagina del bilancio 2005 è scritto che ASAM ha sede a Milano in via Santa Redegonda. La sede sociale ha una storia interessante. Si tratta di locali prestigiosissimi con vista Duomo e terrazzo da favola, affittati da Cesare Cadeo per il suo assessorato da bere. La subentrata Irma Dioli (Rifondazione) non ne volle sapere di quella reggia e andò altrove. Salvo notizie dell'ultima ora il contratto d'affitto è ancora in essere e compare - sorpresa! - nel bilancio della Provincia (128.518 euro/anno), mentre in quello di ASAM non ce n'è traccia laddove dovrebbe, ovvero tra i costi di produzione. Speriamo di sbagliare, ma se due più due fa quattro, la Provincia oltre a regalare ad ASAM strade e autostrade, la ospita anche gratis nei locali più prestigiosi di Milano, che in realtà non servono assolutamente a nulla.

5 - Visto che l'Italia sta per affrontare una finanziaria da lacrime e sangue, ha senso che il presidente di Serravalle, Gianpio Bracchi, che tra l'altro è anche vicepresidente di Banca Intesa, incassi 350mila euro l'anno di compenso?

Insomma, per farla breve, curiosando in tutto questo marasma di soldi sempre molto facili, presunti finanzieri d'assalto senza titolo di studio che maneggiano soldi altrui come giocassero a Monopoli, presidenti con auto di lusso e terrazze vistaduomo, ecco, il cittadino che ha votato per Filippo Penati si pone alcune domande a cui però non ha modo di darsi risposta.

1 - come mai una società dormiente da così tanto tempo e talmente improduttiva da dover ricorrere a un trucco ai limiti della legalità per mascherare le perdite, spende una quantità di denaro enorme per pagare l'affitto di otto prestigiosissimi locali con vista Duomo in cui quando va bene stazionano due persone?

2 - come mai, vista la non brillantissima situazione di cassa, Penati insiste con le dichiarazioni di voler comprare questa o quella strada? Con che soldi intende farlo? Perché?

3 - Cosa fa il presidente di ASAM, professor Giulio Sapelli, per valorizzare i 180mila euro l'anno che la collettività gli versa per presiedere una società che non fa nulla?

4 - Il 9 gennaio scorso Filippo Penati in persona scrisse proprio su questo sito: «Già nel 2006 arriveranno da Serravalle utili di circa 13- 15 milioni di euro, una cifra importante, che sarà investita in attività culturali e sociali. Con questa operazione abbiamo garantito il controllo pubblico di una società centrale per i progetti di sviluppo delle reti di mobilità del Milanese e ci siamo assicurati la possibilità di indirizzare tali progetti all'interesse pubblico e non, come avrebbe fatto un privato, al mero profitto. Tutto questo senza avere impegnato un centesimo del bilancio corrente della Provincia». Non una di queste promesse si è attuata, anzi, mentre Serravalle continua a produrre debiti che la collettività deve continuare a coprire. Perché?
23.10.06 19:20 - sezione amici e parenti
il 23 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
enzo ha scritto:

Vuoi commentare ? è scritto in fondo al post in automatico...ci sarebbe molto da dire ma se le cose stanno in questo modo, nel modo come vengono descritte nell'intervento sopra, allora le cose si commentano da sole...anche se poi alla fine ci si prende l'accusa comoda e gratuita di qualunquisti ma se l'accusa viene fatta da opportunisti di quel genere, coloro che sono coinvolti in questi " affari pubblici " trattando il patrimonio pubblico come fosse cosa loro...allora l'accusa di qualunuista non mi fa più alcun effetto.

il 23 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Mauro ha scritto:

Bravissimo Alberto, bella inchiesta.

Ti consiglio di fare anche un giro sul sito di una finanziaria chiamata www.mittel.it

Tale societa' e' il veicolo per il futuro finanziamento delle autostrade che la provincia cedera' a bancaintesa e soci fra qualche mese.

Vimercati e' finanziato da questa mittel che ha 66 milioni di capitale sociale.

Le operazioni finanziarie e di privatizzazione che questa mittel mettera' in atto nei prossimi mesi faranno sembrare l'affare metroweb come una goccia nell'oceano.

Milan l'e' un gran Milan (provincia inclusa).

il 23 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
ronaldo ha scritto:

Un'inchiesta che sui giornali non leggeremo mai. Viva internet, riserva di libertà e informazione indipendente. Continua così.

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Lucio ha scritto:

Se questa notizia è vera, sono il primo a vergognarmi di aver votato Penati. Che schifosa cosa non affatto di sinistra ... bella roba!! Bella roba

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Mauro ha scritto:

Quest'inchiesta dimostrerebbe, fra l'altro, che Gabriele Albertini aveva ragione ad impugnare le carte contro Penati riguardo all'affare Serravalle.

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
mesto ha scritto:

aveva ragione si..
ma è normale che il presidente di serravalle sia della banca che ha finanziato l'affare???

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Mauro ha scritto:

Confrontiamo per un attimo la schifezza di Metroweb con quella di Serravalle. A Metroweb, AEM si accorda in gran segreto con un gruppo di finanziatori misteriosi per vendere una proprieta’ pubblica ad un prezzo che, fino ad ora nessuno ha battuto. A Serravalle, il presidente della provincia fa il ruolo del grande imprenditore, spendendo un sacco di soldi pubblici per regalare di fatto le autostrade a banca intesa. Il risultato delle due operazioni e’ piuttosto simile: il bene del pubblico verra’ trasferito al privato. Ma qual’e’ il modo piu’ efficiente per arricchire il pubblico nella fase del trasferimento? Cedere in tutta fretta come ha fatto AEM con Metroweb? Creare una societa’ improduttiva e clientelare piena di zii, cugini e nipoti come ha fatto Penati? Sono a favore delle privatizzazioni perche’ sono convinto che i nostri politici sono degli assoluti incapaci.

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
michele ha scritto:

Sono passati appena due anni dall'elezione di Penati, un evento inatteso che fu festeggiato come il primo segnale di una possibile rinascita per la città. Ricordo che andai a festeggiare a palazzo isimbardi, quella sera, e si percepiva la voglia di riscatto e la grande fiducia che la persona suscitava. Ora, siccome ingenuamente non riesco a capacitarmi, continuo a domandarmi: ma era già tutto scritto prima, ce l'hanno messo apposta per fare questo? Oppure è questa gomorra di città che non può altro che corrompere e putrefare ogni speranza di cambiamento? Per dirla tutta, ripenso anche a brunetto e a tutta l'energia emotiva che abbiamo investito su di lui nella speranza che ce la facesse: forse anche lui sarebbe stato ben presto travolto da questa che sembra l'unica politica possibile in questa città ?

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
mario di milano ha scritto:

a proposito sarei curioso di sapere il parere dei diessini che frequentano il blog...Adamo Fiano Civati Majorino...

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Eliana ha scritto:

Poichè è sempre più difficile trovare argomenti a difesa dell'operazione Serravalle-Asam, Penati dovrebbe fornirne di nuovi a chi finora ha avuto fiducia. Dobbiamo pensare che sia stato un fallimento, anche senza ipotizzare malafede, che sia trattato di incapacità manageriale o c'è qualcosa che non è ancora stato detto che permette di dare alla operazione un senso diverso da quello che emerge da questi dati?

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Fantozzi ha scritto:

Questa operazione, per la Provincia e i milanesi, E'UNA CAGATA PAZZESCA che assomgilia molto alle operazioni fatte a soli fini clientelari dai ns. amici socialisti e democristiani. Pensate un attimo: con la necessità che ASAM avrà di pagare il debito a Banca Intesa, "succhierà" tutte le risorse finanziarie alla MILANO SERRAVALLE (a titolo di distribuzione di dividendi), con la conseguenza che questa avrà a disposizione meno soldi di quanti gliene servirebbero per poter costruire nuove autostrade e tangenziali più larghe, e così il traffico ci strangolerà sempre più: grazie Penati ! Un piano industriale così non si era mai visto... Banca Intesa ringrazia...

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Michele, a palazzo Isimbardi c'ero anche io, che ero tornato in anticipo dalle ferie per fare il mio dovere e votare Penati, anche se con poco entusiasmo. Un rapporto di lavoro indiretto (il mio studio ha lavorato per l'assessorato ai trasporti) non ha contribuito a convincermi che ne sia valsa la pena. Oggi, dopo aver toccato con mano i compensi ai fidanzati delle assessore, le consulenze da 350 euro/ora alle segretarie-senatrici, le tre tavolette autostradali, credo che me ne resterei al mare. Sinceramente e serenamente, a questo punto tra i cocchiari ombrettacolliani e i maggivimercati penatiani non vedo alcuna differenza.

Un'altra cosa. Non ci facciamo un culo quadro a raccogliere dati e trasformarli in articoli perché qualche coglione usi queste pagine per insultare i colleghi dei giornali, i politici, chicchessia. A noi Vimercati non piace per quello che fa, altrettanto non ci piace Penati, ma non permetteremo che qualcuno usi queste pagine per insultarli con commenti offensivi sul loro aspetto. Sappiano i diffamatori (sempre rigorosamente anonimi) che non solo i loro commenti sono rimossi, ma che come norma tracciamo i loro IP e li segnaliamo ai provider e all'autorità.

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
roberta ha scritto:

cosa volete che dicano i politici? non c'è niente da dire, questa operazione è evidentemente sbagliata e dannosa per i cittadini. è evidente che penati è scappato di mano al potere centrale e si è montato la testa e se non fosse così sarebbe sindaco di milano. io credo che le lotte interne di cui si è un po' letto sui giornali siano un segno che la sua parabola è in discesa per lesa maestà.

il 24 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
pa.ro. ha scritto:

laRepublica 24 ottobre NATALIA ASPESI

Criticare sulla base di quello che altri hanno detto è sempre se non pericoloso, almeno sbagliato, e non ci si fa mai una bella figura. Letizia Moratti sostiene come fosse Lapalisse che «Milano è ben oltre quello che è stato raccontato nel film, è molto più bella». Qualcuno, però dopo aver visto il film, potrebbe sostenere che invece è molto più brutta, de gustibus. Si vorrebbe ricordare comunque al sindaco che, primo: nessun film, per fortuna, racconta una città intera, ma una storia, alcune storie, in certa città; e se per caso si sofferma su un intreccio anche troppo fusion, con solitarie capitane delle guardie di finanza e belle modelle maltrattate, puttane dell´Est sfruttate e uccise e banchieri adulteri e criminali, magazzinieri che si lasciano corrompere e vecchi professori che per pagare le tasse vendono i loro preziosi incunaboli, politici un po´ razzisti e bortaborse servili, non vuole dire che abbia preteso di faresi un ritratto di Milano, anche se si vedono il Duomo e la Bovisa, le ringhiere di una volta e certi ristoranti lussuosi dove servono porcherie alla moda.
Ci mancherebbe che ogni volta che un film ha per sfondo una città dovesse tener conto di tutto. Fai un film su Tangentopoli? Parla anche delle opere pie. Una storia di terrorismo? Non dimenticare il volontariato. Un affresco sui lavoratori clandestini? Perché non inserirci una prima alla Scala oppure la settimana della moda che tanto bene fa alla città? Nei 219 film che secondo il dizionario Morandini parlano di Milano ce ne sono certi che scompiglierebbero la messinpiega del sindaco: da "Rocco e i suoi fratelli" di Visconti, 1960, con la squallida periferia degli immigrati lucani (col più bel Alain Delon mai visto dopo), a "Bordella" di Avati, del ´76, con le case di piacere aperti alle ricche milanesi, da "Fame chimica", di Bocola e Vari del 2003, sullo spaccio di droga alla Barona, a "Milano Calibro 9" di Di Leo, 1972, in cui un personaggio dice, «Se Milano va avanti così dovranno creare anche qui l´antimafia». Nessun sindaco ha pensato che quei film erano brutti perché non mostravano le cose belle di Milano, ma sola droga, prostituzione, vizio, criminalità, grande materia di cinema più delle processioni (se non le filma Fellini) e del bel mondo (se non ne rivela il marcio Antonioni). Spiace dire che alla Festa di Roma dove era in concorso non a tutti il film sincero ma zoppicante di Francesca Comencini è piaciuto, e che proprio una giuria popolare, non altezzosa né cerebrale quindi, non l´ha premiato. Ma questa è un´altra storia, e non c´entra con Milano ma con il modo di fare cinema oggi in Italia: che come ha detto Ettore Scola, è ormai rovinato dalla fiction televisiva. Quanto a Milano, è vero, ha detto Scola, che nel film non c´è. Ma la ragione non è quella che immagina il sindaco: manca il malumore, l´inquietudine della gente, mancano il traffico orribile, i mezzi pubblici allo sfacelo, gli scippi quotidiani, i vecchi derubati in casa, manca la povertà delle iniziative culturali pubbliche, mancano i grandi corrotti, i grandi ricchi, che sono sempre più ricchi e corrotti e nessuno li ferma mai.

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