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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Regole e decisioni nette per la crisi mediorientale
gemayelfuneral.jpg Per un problema tecnico l'articolo è stato pubblicato senza la seconda parte. Lo abbiamo sistemato. Ci scusiamo con David e coi lettori

L'assassinio di Pierre Gemayel martedì a Beirut, aggiunge e amplia la portata dei molti nuclei di crisi già presenti in Medio Oriente. Da molti è stato detto in questi due giorni che questo ennesimo assassinio politico, il sesto in poco meno di due anni, che vede come vittime eccellenti esponenti politici e intellettuali libanesi niente affatto teneri nei confronti della Siria) costituisce il segno più evidente di una rivendicazione di Damasco di tornare ad avere un ruolo all'interno del Libano. E' una lettura plausibile , ma riduttiva. Successivamente al crollo dell'Irak, esista un problema tra i regimi arabi per acquisire il ruolo di potenza regionale. La nuova crisi libanese si iscrive in questo conflitto.

Sono almeno tre le potenze d'area che si confrontano oggi nello scenario medio orientale oltre naturalmente ad Israele. Rispettivamente: Iran, Pakistan e Siria.
Iran. Il suo ruolo è quello di agire da catalizzatore delle forze e delle istanze antioccidentali ovvero di accrescere il tasso di mobilitazione e di conflittualità nell'area.
Pakistan. La partita anche per il Pakistan è riaffermare contemporaneamente sia una possibile frontiera tra Medio oriente islamico e India, sia non subire l'egemonia e il fascino sulla sua opinione pubblica interna del radicalismo politico iraniano. Siria, paese che ha il timore di vedere estendere ai suoi confini orientali una potenza regionale, ma anche a quelli occidentali.
In Libano si gioca oggi un pezzo rilevante della guerra interna al mondo arabo-islamico. La posta in palio è chi esprimerà nei prossimi anni l'egemonia politica e culturale in quell'area.
Quest'egemonia si gioca sulla capacità di dare figura all'immaginario delle piazze islamiche che oggi passa per l'esasperazione del carattere simbolico della lotta palestinese. Ovvero il fatto di assumerla come guerra identitaria basata e definita dall'obiettivo dell'islamizzazione dell'intero territorio mediorientale. All'interno di quest'obiettivo sta la scomparsa di Israele. Scomparsa che Ahmadinejad non propaganda come un obiettivo da conseguire come un atto deliberato, ma che a suo avviso avverrà "naturalmente", come esito naturale di un processo storico che annulla un atto storico da lui percepito e rappresentato come innaturale e artificiale (la nascita dello Stato di Israele).
Nel momento in cui è entrato in crisi l'unilateralismo statunitense, tocca oggi all'Europa pensare e proporre una soluzione alle molte crisi mediorientali. La via della approssimazione concordata del negoziato può avere un fondamento, ma dentro binari, limiti e condizioni date, soprattutto dichiarando una forza contrattuale. Il tempo in Medio oriente non lavora per una soluzione negoziale nei tempi lunghi, ma per un inasprimento dei conflitti già aperti. Non c'è un tempo lungo né un tempo infinito. Per questo la politica dei piccoli passi non avrà effetto se non dentro regole fissate e decisioni nette. Esattamente ciò che non è la risoluzione 1701 dell'Onu. E' bastato che un uomo di rilievo morisse perché quell'equilibrio precario già in crisi si smarrisse.
23.11.06 13:45 - sezione parole
il 23 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
sevivon ha scritto:

L'assassinio dimostra semplicemente e palesemente quanto siano portati al dialogo Siria e Hezbollah. Ancora non sono stati trovati i responsabili dell'assassinio Hariri (nonostante tutti sappiano chi siano i mandanti)... e via un altro omicidio mirato a sconquassare il Libano e la regione. I miei complimenti a chi - nonostante sia tutto sotto i loro occhi - non vedono ciò che succede.

il 23 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Antonio ha scritto:

Il retroterra in cui avviene questo assassinio è torbido, che più torbido non si può, come negli intrighi di potere e mafia di cui una volta sapevamo avvederci e diffidare in Italia.
Ora ci viene raccontato nelle cronache che il gesto è da intendersi come tentativo dei pro-siriani di mettere le mani rapaci sul futuro del Libano democratico, al rischio di farlo precipitare nuovamente nella violenza e nella guerra civile (caos strillava ieri da ogni pagina Repubblica).
La cosa non torna, ma non dico ad un occhio smaliziato e diffidente, ma proprio ad un esame elementare dei fatti.
L'opposizione composta da un'alleanza tra sciiti e maroniti di Aoun (che rappresentano il grosso di questa comunità, Gemayel è un signor nessuno che occupava quella posizione in virtù del nome) stava vivendo un momento di straordinaria fortuna nei consensi, tale da permetterle di chiedere una più adeguata rappresentanza in seno all'esecutivo, pena la minaccia di ritirare i propri ministri e andare a nuove elezioni, togliendo le stampelle a un traballantissimo governo.
Si è mai vista una parte politica che già godendo del consenso popolare e col fiato sul collo agli avversari si rovina tutto con un efferato omicidio, capace di scuotere gli equilibri settari, mettere in crisi l'alleanza coi maroniti che vedono un loro illustre membro colpito e ricompattare un movimento del 14 marzo che si trova da tempo in secca?
Come dite? Vi suona familiare? Dovrebbe.

Per un resoconto informato consiglio questo articolo del Guardian:

The assassination of Pierre Gemayel could not therefore have come at a more opportune moment for the March 14 alliance. Just two days before the planned start of mass public protests, the assassination halted the opposition's momentum.

Figures associated with the March 14 alliance have filled the airwaves, reviving the slogans that originally united them 18 months ago, and reminding the public and themselves why they came into being and why they are still needed - the threat of political assassination, the drive for national independence, and protection from Syria's security apparatus and proxies.

Earlier fears about their inability to gather crowds to compete with the opposition's numbers have vanished. Blood and grief are powerful mobilising agents. Mass demonstrations scheduled for today's funeral will be their best chance of a demonstration of strength.

[...]

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