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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Grazie a te
Banlieue_003.jpg Nel caso fosse la prima volta che passiate dalle parti di OMB, sappiate che una degli autori di questo blog spedisce i suoi post tramite un piccione viaggiatore delle banlieue parigine. Il piccione poveraccio deve attraversare il fumo delle auto bruciate e schivare la feccia che gli da fuoco. Sappiate anche che l'autrice è venuta a Roma con la sua classe, ci siamo incontrati, e mi sono anche trovato ringraziato su queste colonne per qualche minuto molto divertente passato con una torma incasinata di ragazzini adolescenti con l'ormone a mille.

Da quella serata mi è scaturita una rifessione sulla uguaglianza e la giustizia in Italia, Francia, ed ovunque vi sia la scuola pubblica. Il rapporto tra uguaglianza e giustizia è probabilmente a forma di parabola, una specie di curva a campana. All'aumentare dell'uguaglianza aumenta anche la giustizia, ma fino ad un certo punto dopo il quale, se l'uguaglianza aumenta, il tasso di giustizia inizia a diminuire. Trattare tutti gli insegnanti allo stesso modo, significa secondo me oltrepassare quel punto, e dare una gran manforte alle superficialità della Segolene Royal sulla scuola, e ai difensori in mala fede della scuola privata.

Negli anni '50 e '60 le città erano un luogo duro, ma anche di speranza. A Roma, gli operai che vivevano nelle baracche fuori città lavoravano di giorno nei cantieri dell'edilizia "legale" piccolo-borghese, e di sera si facevano mattone per mattone la loro casetta, a volte abusiva, a volte no. Erano duri sacrifici, ma molti di loro hanno conosciuto nella stessa generazione un grande riscatto morale, culturale, ed economico da situazioni di povertà e marginalità. Oggi le città, e in particolare le periferie dai grandi palazzoni, non sono più luoghi di opportunità, ma ghetti chiusi che non offrono uscite, nei quali non si è né ricchi né poveri, e dove in assenza di direzioni, la rabbia esplode in maniera irrazionale, quando non viene veicolata dal fondamentalismo islamista criminale.

E' molto complicato trovare soluzioni, soprattutto perchè il nuovo "contratto sociale" delle nostre società implica che la tassazione debba essere diminuta o al più tenuta costante, il che non libera risorse sufficenti per migliorare l'istruzione, potenziare le opportunità, e cercare di favorire con mezzi pubblici la ricerca della felicità individuale non distruttiva.

Tuttavia, mentre qui noi soloni di onemorblog ci lambicchiamo sul contratto sociale, e i politici risolvono i loro problemi come possono, i ragazzini delle banlieue, ma anche di Tor Bella Monaca, di Scampia e delle altre periferie europee, stanno crescendo e cercano di uscire di casa, capire e orientarsi come tutti i loro coetanei in giro per il mondo. Questo per dire che chi si carica, senza supplemento spese per la trasferta, senza volo in prima classe ma sul treno di notte in cuccetta, trenta ragazzini di periferia in gita a Roma (che chissà se al Colosseo ci avevano mai fatto caso almeno in TV) non può essere trattato dal provveditorato agli studi e dal ministero dell'istruzione, allo stesso modo dell'insegnante scansafatiche che a malapena fa lezione, non si prepara, e arriva tardi.

Non solo bisogna differenziare anno per anno il trattamento dei professori, ma bisognerebbe far si che a quarant'anni, magari anche trentacinque, dopo dieci o vent'anni di gite a Parigi o a Roma e di insegnamento vero, si diventi dirigente scolastico, e si insegni a chi sta sul campo come si fa a far si che la scuola insegni a conoscere ed apprendere. In questa epoca molto intricata, sono poche le cose sicure, tra esse credo il fatto che il dialogo non porti alla guerra, che la conoscenza di esseri umani diversi conduca normalmente alla tolleranza. Sarebbe utile a tutti dimostrare, in maniera concreta e non retorica, l'importanza del lavoro di insegnante. Con più soldi per chi lo fa bene, più responsabilità per chi dimostra di sapersele prendere, che nel linguaggio semplice della società umana significano di solito una maggiore importanza.

Con la stessa logica direi, cara Francesca, grazie a te per il lavoro che fai. Che tu sia in Francia, Italia, o Papuasia, un insegnante come te lavora davvero per tutti noi.
25.11.06 01:32 - sezione occasional papers
il 25 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
mariacascella ha scritto:

Francesca è un 'insegnante meravigliosa, l'insegnante che tutti avremmo voluto avere per noi e ora da genitori per i nostri figli, penso alla delusione di mia figlia Irene se leggesse cosa hanno fatto i suoi coetanei francesi a Roma mentre a lei e ai suoi compagni di classe,liceali di V ginnasio, viene negato il piacere di una gita scolastica perchè non si trovano professori disponibili ad accompagnarli.
E cosa sarà mai una gita in meno , qualcuno bontempone penserà, se ne fanno tante di gite una in meno non guasterà nulla, anzi, saranno costretti a studiare di più il che non guasta.
A chi dovesse mai ragionare così, vorrei ricordare che la scuola oltre che a studiare è necessaria per formare ed educare , al di fuori degli schemi protezionistici familiari, alla convivenza e tolleranza tra simili e dissimili, finchè un ragazzo è protetto nel suo ambiente, mai metterà in discussione se stesso, mai verrà costretto a fare i conti con la propria personalità ed educazione per amalgamarsi con gli altri.
Si cresce insieme agli altri, anche gli atti di bullismo , che tanto spaventano le famiglie, sarebbero più contenuti se insegnanti attenti come francesca non fossero disattenti e svogliati nel loro compito di educatori.
i segnali di comportamenti alterati e dissocianti, per chi fa questo mestiere con il cuore ed impegno non possono sfuggire.
grazie francesca invidio i genitori dei tuoi allievi.
maria


il 25 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

grazie Francesca. grande Al, non pensi che il "fare bene" possa essere soggetto anche a errori di valutazione dagli esiti discriminatori proprio verso le situazioni che esigono e come in questo caso dove viene profuso il maggior impegno? per esempio, se gli enti preposti decidessero di valutare l'operato dei docenti a partire dai risultati ottenuti dai ragazzi in test basati su set di capacità logico linguistiche, matematiche o altre e se ci fosse "bias" nella definizione dei parametri stessi. non si finirebbe con il premiare le situazioni già rosee e per far piovere sul bagnato nelle altre, che cosa ne pensi?
Carolina

il 25 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

ah ma ha scritto Marco, non Al? Boh, chi ha scritto e chi ha voglia di rispondermi - anche la nostra Franci di certo - è il benvenuto, grazie...
Carol

il 27 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Francesca ha scritto:

Contenta grazie ai complimenti, la sorpresa, e totalmente distrutta da un'influenza molto debilitante che mi blocca a letto da ieri mattina, rispondo rapidissimamente, con la promessa di tornare presto.
Quali sono i criteri per valutare gli insegnanti? Di certo non i risultati degli alunni (grazie a Dio non produciamo ma educhiamo, istruiamo). Ma non dimentichiamo che all'interno di una comunita' come la scuola si sa chi lavora e chi no.
Prima di tornarmene a letto vi dico comunque che stamani, quando ho chiamato la scuola media dove faccio 3 ore (le 3 ore in piu', stramaledette) mi e' stato fatto notare che gia' 2 settimane fa sono stata assente... Ero in gita a Roma, questo tutti lo sanno ma interessa a pochi. Per l'amministrazione francese ero semplicemente assente.

il 28 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Francesca ha scritto:

Allora, in primo luogo credo che all'interno di una scuola si sappia chi lavora, e come, e chi no. Preside, genitori, ragazzi, bidelli. Tutti sanno tutto.
Poi, dobbiamo ben capire che per gli insegnanti (almeno in Francia) la parola stipendio, il concetto di aumento di stipendio sono un tabù. Tabù dovuto alla scelta professionale (chi diventa prof non lo fa mai per denaro, altrimenti è scemo e masochista) e alla totale assenza di voglia di far carriera (altrimenti è masochista allo stato puro). anche se so benissimo che Marco non parla di aumento di stipendio, o almeno non solo di quello. Credo sia però importante quale sia la psicologia di un insegnante.
Inoltre, si è sempre soli davanti ai ragazzini, quindi io so vagamente, o meglio, immagino solamente cosa facciano i miei colleghei in classe. E' un mestiere in cui si è soli, quasi sempre. Non ci sono rapporti di forza né c'è una gerarchia potente (il preside è il mio capo, ma non a livello pedagogico: semplicemente non conosce la mia materia, quindi dipendo da lui solo amministrativamente).
Qualche mese fa sono stata intervistata da radio24 durante una trasmissione sulla scuola, in pieno dibattito sulla Moratti. Al telefono eravamo in parecchi, ma il più interessante è stato, secondo me, un preside piemontese che propone la valutazione degli insegnanti. Era d'accordo con me sull'assurdità degli ispettori per come lavorano in Francia, però proponeva proprio una commissione di genitori, bidelli, prof, ragazzi, presidi.
Intanto sono tornata a Parigi (dimenticavo: mi sono sentta molto male in questi ultimi 3 giorni a 350 km da casa, in posto meraviglioso vicino a Saint-Malo sulla costa bretone). Hanno chiamato una guardia medica per me: quando gli ho detto che sono prof in quel benedetto posto, il dottore mi ha fatto tante domande. E io ho capito come la TV anche qui trasformi la realtà. Mi guardava come se fossi una viva per miracolo. Non so se ha capito che chi mi ha steso al suolo è stata un'influenza seguita da svenimento e non una classe di sedicenni... Stanca lo sono, è vero, e il mio lavoro (anzi: la gita a Roma) ne è sicuramente la causa principale, però non esageriamo...

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