qui giace OneMoreBlog2.31
«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
A Milano (e probabilmente anche altrove)
fassinodomande.jpg «Serve un “partito nuovo” anche nella forma, superando la falsa contrapposizione tra radicamento e partecipazione. Serve un “partito” vero: con centinaia di migliaia di aderenti, con strutture di base presenti in ogni comune italiano, con radici sociali robuste e consenso elettorale vasto, a vocazione maggioritaria, con capacità di formazione e selezione, con attività politica permanente. E questo partito sarà tanto più capace di rappresentare la società se sarà “aperto e democratico”: le primarie per selezionare le candidature, consultazioni referendarie degli elettori su scelte di valore strategico, voto segreto per gli incarichi direttivi, termini di mandato per promuovere nuove classi dirigenti, assise programmatiche aperte a saperi e competenze della società. E dovrà essere un partito pluralista, capace di riconoscere e valorizzare le sue diverse culture e sensibilità e di unirle in un progetto riformista comune».

Questa frase è tratta dall'articolo "Ecco il mio partito democratico pubblicato" ieri da l'Unità a firma Piero Fassino e disponibile anche online (è necessario registrarsi). L'abbiamo letto tutto, tentando di scindere politichese e prolissità dai contenuti significativi, per provare seguire il ragionamento avviato da Fassino a Milano il 16 ottobre scorso (commento a margine: restiamo dell'idea che il progetto abbia un baco profondo che ne compromette l'evoluzione: la laicità. Per quanto Fassino e Franceschini insistano a dichiarare che "ciò che ci unisce è molto di più di ciò che ci divide", resta comunque assodato che la divisione sulla laicità è un colpo di bisturi, profondissimo e insanabile. I DS non possono abdicare a un ruolo di difensori della laicità delle istituzioni (anche se ormai più di nome che di fatto) senza perdere ampie fette di consenso. Né può cedere la Margherita, che deve la propria forza politica più agli accordi vaticani che a un reale bacino elettorale. Rimandare all'infinito la trattazione dei temi sociali e scientifici più critici - PACS, fecondazione, staminali, religione a scuola, eccetera - per non creare conflitto è una non-soluzione che mostra tutti i suoi limiti).

Ma lo spunto per la riflessione di oggi è un altro. Letta e riletta la frase di Fassino, ci siamo domandati cosa abbia a che fare lo scenario descritto dal segretario nazionale con la realtà locale a Milano (e probabilmente anche altrove), dove la distanza tra cittadini e politica è ormai tale da aver chiuso ogni possibilità di dialogo. Qui (e probabilmente anche altrove) i vertici di partito vivono totalmente scollegati dalla realtà, come si è visto chiaramente in questi giorni, con le questioni di lana caprina sui nomi delle vie e la colpevole immobilità sui problemi reali di traffico e smog. A Milano (e probabilmente anche altrove) la critica, soprattutto se ficcante e costruttiva, viene vissuta come aggressione e cassata a prescindere, con fastidio, in uno stile piccoloberlusconiano che fa più tristezza che rabbia. I contributi dall'esterno sono respinti senza bisogno di motivazioni. Cariche rappresentative e operative sono decise nelle sedi di partito, sempre più polverise e lontane, in una politica di scambio di piccolo cabotaggio che allontana ulteriormente - ammesso che a Milano (e probabilmente anche altrove) ce ne siano ancora - le persone normali.

La domanda (a cui non avremo risposta) è dunque questa: voi, professionisti della politica che a Milano (e probabilmente anche altrove) avete ridotto la sinistra a questo stato precomatoso, come pensate di poter modificare il DNA di ciò che avete costruito, ma prima il vostro personale, a vantaggio comune?
Voi, che appena prendete possesso di un piccolo potere lo gestite come cosa vostra, come avete fatto in provincia di Milano (e probabilmente anche altrove).
Voi, che se quel potere non ce l'avete (situazione frequente) vi aggrappate a quel po' di briciole che vi restano da rosicchiare e dimenticate tutto il resto, come avete fatto a Milano (e probabilmente anche altrove) in Regione e in Comune, avete davvero la presunzione di poter essere i traghettatori verso una politica nuova? Di organizzare «primarie per selezionare le candidature, consultazioni referendarie degli elettori su scelte di valore strategico, voto segreto per gli incarichi direttivi, termini di mandato per promuovere nuove classi dirigenti, assise programmatiche aperte a saperi e competenze della società»?
Voi, che a Milano (e probabilmente anche altrove), accolte le primarie con fastidio, le avete gestite come peggio non si poteva, boicottando e coprendo con un velo di omertà ciò che sfuggiva al vostro controllo, pensate di essere in grado di restituire ai cittadini ciò che è loro e farvi da parte?

Non sappiamo quanto Piero Fassino sia sincero nel suo articolo (da persona intelligente probabilmente è consapevole della putrefazione di gran parte della politica locale). Ma ammesso e non concesso che lo sia, gli suggeriamo una gita a Milano (e probabilmente anche altrove) per una chiacchierata con tante persone che hanno tentato di dare un contributo alla rinascita politica del centrosinistra rimasta nei sogni, uccisa dalle sconfitte in Regione e Comune di cui la scadente classe politica porta tutta la (mai ammessa) responsabilità.

Sinceramente non vediamo la possibilità che l'esistente si possa trasformare in ciò che Fassino prospetta.
27.11.06 12:31 - sezione politiche
il 27 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Lorenzo ha scritto:

"ci siamo domandati che cosa abbia a che fare lo scenario descritto dal segretario nazionale con la realtà locale a Milano"

...Avete fatto bene.
Avreste fatto anche meglio a domandarvi che cosa abbia a che fare il riformismo con la realtà più in generale.

"Il riformismo costituisce l’estremo opposto del socialismo rivoluzionario. Che cosa differenzia le due posizioni? La rivoluzione non è una semplice sommossa. Non bastano le barricate a fare una rivoluzione. Ciò che costituisce la rivoluzione è l’intenzione di cambiare in modo totale un ordine politico e sociale esistente. Il presupposto della rivoluzione è la condizione che l’ordinamento sociale da rivoluzionare sia del tutto irrecuperabile. Il riformismo ritiene che l’ordinamento esistente sia valido, pur necessitando di correzioni e modifiche."
http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=673

...Da qui - dalla volontà di non rivoluzionare l'esistente, ma solo di modificarlo un pochino... - nascono le celebri sinistre definizioni quali il "capitalismo dal volto umano" ed altre simpatiche amenità, che rendono l'ipocrisia dei nostri sinistri (o ambidestri) governanti sempre più palese.
Quando la finiamo di giocare?

il 27 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Lorenzo ha scritto:

Quanto al discorso sulla laicità...

"L’Opus Dei ha amicizie e simpatizzanti praticamente ovunque. Massimo D’Alema era presente alla cerimonia di santificazione di Escrivá De Balaguer, il fondatore dell’Opus, celebratasi nel 2002. Francesco Rutelli e Cesare Salvi erano in prima fila ai festeggiamenti per il centenario della nascita di Escrivá. L’amicizia tra Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri nasce proprio grazie all’Opus Dei. Una trasversalità politica inquietante."
http://www.lafeltrinelli.it/istituzionale/catalogo/scheda_prodotto.aspx?i=2323873

il 27 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Curioso. Ho ricevuto cinque (5!) sms da altrettanti esponenti del partito in questione. Ciascuno di loro ha fatto il suo commento. Come mai non postano qua? Io lo so e conservo gli sms, a futura memoria.

il 28 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
arcovazzi ha scritto:

"Come mai non postano qua?"
Faccio delle ipotesi:
1) devono pagare il mutuo e non vogliono perdere il posto di lavoro
2)sanno che la base del partito è in gran parte iscritta anche all'opus dei
3) sono timidi
4) temono che le loro dotte argomentazioni non vengano capite dal volgo
5) sono dei fini cultori di marketing politico e in questo modo hanno aizzato la curiosità di tutti

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