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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Beirut, un test per il ruolo dell’Ue nel mondo
Un governo assediato dalla folla. La scena che va in onda da venerdì a Beirut l’abbiamo già vista molte volte negli ultimi anni. Un governo rinchiuso fuori e una folla dentro. Di solito l’immagine è quella delle insurrezioni pacifiche, non violente delle molte piazze dell’Europa dell’Est: Budapest, Mosca, Minsk. Quella di Beirut è una scena che non ha lo stesso valore. A Beirut in palio non c’è solo il governo locale. C’è la possibilità di un medio oriente che lavori con l’Europa. Né più, né meno.

Oggi il Medio oriente è composto da due diversi scenari geopolitici. Il primo – che per comodità chiamiamo “persico” è quello che ruota intorno al conflitto indiretto con l’Iran e ha il suo campo di battaglia nelle strade di Baghdad; il secondo – che chiameremo “mediterraneo” - ha il suo fuoco di crisi politica a Beirut e ha il suo interlocutore indiretto a Damasco. Sono diversi perché rispondono a logiche e a disegni strategici diversi.
Il medio oriente persico è parte dello spostamento verso l’Asia del punto di scontro internazionale. La fine della Guerra fredda, poi il crollo dell’Unione sovietica solo temporaneamente hanno prodotto l’illusione che ci fosse la solitudine della superpotenza statunitense. Il vuoto di conflitto per assenza di contendenti è durato molto poco. Oggi gli Stati Uniti sanno che il loro rivale è la Cina e che le “nuove frontiere dell’Occidente” sono l’India, il Pakistan. Il consolidamento di questo quadro passa per il contenimento dell’Iran.
Il Medio oriente mediterraneo rispetto a quest’asse di scontro costituisce una lontana retrovia, ma è lo scenario che l’Europa, marginalizzata dalla fine della guerra fredda, deve coltivare e “costruire” se vuole tornare ad essere una potenza possibile nel sistema-mondo.
La manifestazione di forza di Hezbollah a Beirut contro il governo di Fouad Seniora esprime non solo uno dei malesseri che affliggono il Libano, ma indica anche che il quadro politico in cui nel corso dell’estate scorsa è maturata la decisione di impegnarsi come forza interposizione da parte di alcuni paesi europei - Italia in testa – è decisamente mutato e che tutta l’operazione di pacificazione, peraltro molto complicata, rischia di saltare. Per questo il Presidente egiziano Hosni Mubarak, preme per una soluzione negoziata della crisi e tutti i moderati arabi sono convinti della necessità di coinvolgere la Siria nel negoziato complessivo. Solo a questa condizione il Medio oriente mediterraneo avrà una possibilità di futuro. Con lui anche l’Europa.
Ma perché questo accada non basta che si ricomponga la crisi di queste ore, occorre che si dissolva il sogno dell’ autosufficienza del Libano che si sostiene su un doppio rifiuto: della tutela imperativa della Siria e della presenza massiccia delle forze dell’Unifil.
A Beirut non si decide della composizione di un governo, ma del futuro possibile del Medio oriente e, appunto, del ruolo dell’Europa. Né più, né meno.
10.12.06 02:18 - sezione parole
il 10 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Saleomone Napoli ha scritto:

Basta nascondersi dietro l'emergenza Libano, Palestina e simili.
Vogliono massacrarsi che lo facciano da soli senza le complicità di paesi come il nostro diretti da gente che hanno interessi personali in guerre e successive ricostruzioni.
Questa è la pura verità

il 10 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
marco montanari ha scritto:

avendo fatto l'osservatore internazionale alle ultime elezioni politiche libanesi credo di poter dire un paio di cose sulla politica di quel paese che i media mainstream si guardano bene dal ricordare:
1) in Libano vige, piaccia o no (a me non piace ma è casa loro...), una costituzione materiale (ah, Sartori...) confessionale. Ossia è obbligatorio il coinvolgimento di tutte le 3 principali confessioni a tutti i livelli istituzionali; ergo, un governo senza sciiti è incostituzionale
2) nel 2005 si disse che l'opposizione antisiriana aveva vinto le elezioni. Sbagliato. Gli antisiriani (che sono poi i sunniti, una parte dei maroniti e i drusi) si sono imposti in aree ben precise del paese, dove spesso non c'erano nemmeno concorrenti reali. Nelle zone a maggioranza sciita (sud e Bekaa) vinse, e di gran lunga, Hezbollah.
Potrei poi aggiungere che gli accordi di spartizione del potere e dei seggi in parlamento su base confessionale, "costituzionalizzati" negli anni '30 e aggiornati nei '70, fotografano una realtà artificiale. I cristiani hanno tutt'ora diritto al 50% dei seggi (pur essendo molto meno della metà della popolazione) e alla presidenza della repubblica, mentre i sunniti si ritrovano in una posizione di supremazia istituzionale rispetto agli sciiti, avendo diritto al posto di premier, pur essendo gli sciiti la confessione di maggioranza relativa del paese. E a loro è riservata solo la presidenza del parlamento. I "democratici" nostrani farebbero meglio a leggere il rapporto finale della missione di osservazione UE, e scoprirebbero che gli sciiti di Hezbollah sono i primi a essere interessati a una riforma democratica delle arcaiche leggi confessionali libanesi. Ma visto che Hezbollah è il "male"...

il 11 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

Ora che non possono più rompere i coglioni a israele cominciano a romperli dentro casa. Gente con la quale non c'è proprio niente da fare..

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