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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
La crisi strisciante del regime iraniano
L’Iran continua a proporre due profili diversi, se non opposti. Da una parte un paese strutturato, organicamente costruito intorno alla figura del suo Presidente; dall’altra, invece, una realtà autoritaria, attualmente in una condizione di equilibrio instabile e precario, comunque sottoposta a flussi di malcontento difficilmente governabili, come la dura contestazione riservata ieri da un gruppo di studenti ad Ahmadinejad durante un discorso all’Università, nel giorno della conferenza revisionista sull’Olocausto. La prima versione legge la capacità mobilitante del regime come il fondamento della sua forza e l’indicatore del suo successo. L’Iran appare un sistema politico e culturale, dotato di una propria religione della politica. Ovvero un sistema che non coinvolge solo un metodo di governo che inventa una propria tradizione per legittimarsi, che costruisce riti, simboli, miti per consolidarsi, ma un modo di interpretare la vita, la storia passata e attuale, un modo di concepire la politica fino a comprendere in essa la definizione del significato e del fine ultimo della propria esistenza e della propria missione nella storia. Secondo questa analisi il regine iraniano è un vero e proprio sistema totalitario.

La seconda versione, invece, è quella per esempio su cui insiste costantemente la scrittrice in esilio Azar Nafisi. L’Iran - sostiene Nafisi - è un paese con una società civile che sopporta con difficoltà un regime che impedisce la circolazione della cultura, che non può rompere definitivamente con l’Occidente, che è costretto a misurarsi con la letteratura occidentale, con la cinematografia e dunque con le sollecitazioni che derivano da quei prodotti culturali (in termini di desideri, parole, di immagini,…). Un regine che è costretto a militarizzare la vita civile e che ancora a ventisette anni dalla conquista del potere è sulla difensiva. Dunque un sistema autoritario, chiuso nel suo stesso apparato culturale, diviso o separato da un’opinione interna che ha maturato un distacco.
Per quanto lento sia questo processo, afferma Nafisi, quello di Ahmadiejad è solo l’ultima fase – lunga ma non eterna – di un’agonia. Non sarà indolore il processo. Sarà carico di violenza ideologica, di oppressione, di tirannide, ma il futuro è “oltre”.
La distinzione riguarda direttamente il senso della politica che l’Europa intende perseguire a fronte delle molte crisi mediorientali. E’ opinione di molti che senza la Siria, ma soprattutto senza l’Iran, sarà impossibile dare una fisionomia stabile al Medio Oriente. Se la diagnosi è che l’Iran sia totalitario, allora non si danno spazi. Una politica che pensa di rendere stabile una regione in accordo con un sistema totalitario è destinata al fallimento.
Ma è poi così vero che il regine di Ahmadinejad sia stabile e assolutamente privo di frizioni interne? Non proprio. Il 15 dicembre le elezioni locali rinnoveranno molti dei consigli di villaggio e di città. Attualmente i dati dicono che le componenti vicino ad Ahmadinejad sono in netto calo e anzi i suoi avversari delle ali moderate sono in rialzo. Non solo. Nello stesso periodo verrà rinnovata la cosiddetta “Assemblea degli Esperti” una realtà composta di 86 teologi che hanno il compito di eleggere , se necessario, la “Guida suprema”. Anche in questo caso la situazione non è a favore di Ahmadinejad.
Questo non significa che sia all’ordine del giorno un veloce dissolvimento del regime, ma, più realisticamente, - sotto questo profilo, probabilmente, Azar Nafisi non ha torto – l’aumento del tasso ideologico costituisce un indicatore doppio: da una parte un aumento della mobilitazione, dall’altro la necessità di militarizzare e mobilitare l’opinione pubblica.
La partita dunque sarà lunga, ma la sua durata dipende anche dalle strategie che si mettono in campo da questa parte, dalla capacità di sgretolare e di aiutare i processi di mobilitazione civile dentro l’Iran. Ovvero, più generalmente ed estesamente, da una lettura delle crisi mediorientali come atti politici e non solo come effetti politici di codici culturali del tutto impermeabili al confronto e all’ibridazione con l’Occidente. Questo aspetto non solo è falso, ma è anche un regalo inaspettato al fondamentalismo perché è l’implicito riconoscimento della sua convinzione ideologica, che vuole non solo l’Occidente come nemico inconciliabile, ma anche attore naturalmente estraneo e alieno rispetto all’Islam.
12.12.06 09:54 - sezione parole
il 12 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Eric ha scritto:

Ahmadinejad = polpot = hitler = mussolini = stalin

il 12 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
darth wanax ha scritto:

Equazione giusta, a parte il fatto che Ahmadinejad è stato eletto piuttosto democraticamente (in modo relativamente +limpido di quanto non lo fu Bush nel 2000) e non abbia ancora provocato stragi.

PS, A parti invertite l'assemblea degli esperti iraniana mi ricorda il consiglio dei militari che vigila sulla laicità in Turchia.

il 12 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
turco ha scritto:

Salvo che la Turchia non ha ancora mai minacciato di distruggere un altro paese e non organizza convegni infami come quello di Terhran.

Mi piace molto di più, comunque un consiglio che veglia sulla laicità, ce ne vorrebbe uno quì da noi, col governo di pappamolla baciapile che abbiamo, sempre prostrato a gambe stese e con il piede della Santa Sede sulla testa, come se Porta Pia non ci fosse mai stata!

il 12 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
darth wanax ha scritto:

E' vero lo stato turco ha già compiuto (o sta finendo di compiere) i suoi genocidi, l'Iran dovrebbe essere uno stato genocida "in fieri"...
Comunque sempre di vigilanza si tratta: fondamentalista in Iran, laico-ipernazionalista in Turchia.

il 12 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
darth wanax ha scritto:

... fermo restando che il "convegno" di Teheran è infame al cubo.

il 12 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

la Turchia non ha ancora mai minacciato di distruggere un altro paese

si limita a distruggere le minoranze etnico-culturali interne (armeni, curdi), senza minacce.

lasciate le equazioni ai matematici.

il 12 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

alla fondazione di Simon Wiesenthal c'è una raccolta di firme contro la conferenza revisionista di Ahmadinejad. http://www.wiesenthal.com/site/pp.asp?c=fwLYKnN8LzH&b=242023
si può scrivere all'Onu e anche usare un form per invitare a scrivere amici e parenti (il form si apre dopo che si è firmata la petizione).
ho avuto diverse testimonianze secondo cui l'intellighenzia iraniana sarebbe un po' "da salotto" (magari per la dittatura, non dico di no, comunque...) se non addirittura nichilista.
che non vuol dire per forza nazista, però certo che là il nostro concetto di "società civile" proprio risulta difficile da applicare...
Carolina

il 12 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Stefano ha scritto:

Il convegno di Teheran è spregevole, non vi è alcun dubbio, ma Israele la deve fare finita di sfruttare cinicamente l'Olocausto per propri fini: io li posso capire, ma alla fine la maggior parte degli israeliani che contano non sono sopravvissuti o figli di sopravvissuti della Shoah, sono dei sabra: nati e cresciuti in terra d'Israele.

Il problema è un altro, e concreto: impedire che l'Iran si doti di missili per annientare Isralee in un colpo solo. A parte che un'atomica portata dentro i confini un pezzo per volta e montata in un garage di Tel Aviv (stile "il quarto protocollo") da un paio di libanesi incazzati avrebbe in pratica il medesimo effetto.

Continuando a menare il torrone con l'Olocausto gli israeliani attizzano solo l'antisemitismo dei nazisti vecchi e nuovi, musulmani e "cristiani", e l'antisionismo dei laici e di certe sinistre radicali, il negazionismo.
L'Olocausto va tolto alla politica e consegnato agli storici e ai testimoni diretti, perchè nessuno dimentichi l'abominio, perchè nessuno lo possa negare, perchè nessuno se ne faccia scudo per giustificare i propri errori politici.

il 12 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Tonino ha scritto:

As'ad Abukhalil (angryarab) con la sua consueta ironia:

"Sono geloso. Dei dimostranti in Iran hanno bruciato immagini del presidente iraniano in sua presenza. Com'è che non riusciamo ad avere la stessa cosa nelle capitali arabe?"

il 12 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
massimiliano ha scritto:

Da quando in qua eprimere un idea è faccenda da infami?

Si puo' discutere di tutto i dogmi lasciamoli al vaticano.

il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

Se le stesse cose del leader iraniano le avesse dette, che so, fini o le pen..sicuramente criminali, no?
Le dice invece un boss terzomondista islamico e giù con i distinguo, le sottigliezze, le profonde disamine iranologiche..ma per favore, non siamo ridicoli!

il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Paquero ha scritto:

Vedo tante vittime dello scontro di civiltà deciso dalle persone che posseggono il mondo occidentale (e manco se ne accorgono). Tutti bravi soldatini che contribuiscono all'accettazione della prossima guerra criminale.

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