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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Quei fischi a Prodi figli di una politica miope
“Populismo”. È la parola che in questi giorni è circolata con più insistenza nel panorama giornalistico, nei commenti e nelle analisi di ciò che si è accumulato in rapida successione nelle ultime due settimane. E’ probabile che oggi in Italia (come ha sottolineato Giuliano Amato in un intervista comparsa su “la Repubblica” domenica scorsa) viga un clima che rischia di coagularsi intorno ad una protesta populistica e il cui effetto sia il trionfo dell’antipolitica. E’ possibile, ma questa possibilità ha una lunga strada dietro di sé. Non è una condizione sorta all’improvviso. Forse ora ha trovato forme, modi, occasioni e parole per iniziare a configurarsi Negli ultimi giorni nel centrosinistra è tornato a salire il termometro politico. Gli elementi di discussione sono tuttaltro che marginali. Una legge finanziaria che trova a stento la sua strada; il crescere del malcontento all’interno del sindacato e quello del mondo del lavoro in contrasto con i vertici sindacali; la manifestazione di piazza di centro-destra; la contestazione a Romano Prodi a Bologna domenica scorsa, il disagio tra Francesco Rutelli e Piero Fassino a proposito delle aperture fatte dal Partito socialista europeo al Partito democratico nel vertice di Oporto, in Portogallo. Quest’ultimo tema dà il senso complessivo di questa discussione, del clima di nervosismo e di fibrillazione all’interno del centro-sinistra.

Giuliano Amato ha insistito particolarmente sulla necessità che si esca dalle secche di una discussione contabilistica tra partiti che nominalmente dichiarano di votarsi ad un identico obiettivo (il partito democratico, appunto) ma che poi sono protesi a contare le proprie tessere e dunque ad avere una propensione verso una realtà federativa, un ennesimo cartello di sigle senza un volto e senza una fisionomia. La richiesta di Giuliano Amato, in altre parole, è quella di pensare un profilo culturale, ideale, progettuale che non si fondi su un’identità pregressa, ma definisca nelle linee generali un futuro.
Paradossalmente è il problema che riguarda la scena che a Bologna è andata in onda domenica scorsa nei fischi a Romano Prodi. Chi ha fischiato? La destra? Forse. Ma non è automatico. In quei fischi, è stato detto, non c’è solo il malcontento di una parte politica, c’è anche l’incomunicabilità della politica, l’incomprensione di un’azione di governo. Se questo è vero allora quei fischi dovrebbero essere oggetto di attenta analisi.
Il rancore non è un sentimento che si origina dalla sconfitta o dalla sensazione che la vittoria sia stata scippata da un pugno di voti. E’ anche l’effetto della condizione dello scampato (non è questo il vissuto interiore dell’elettore di centro sinistra?) che non vede riconosciuto il senso della sua vittoria, ovvero che non comprende che cosa stiano facendo i propri che dovrebbero agire per affermarla, ovvero per portare “a casa” il risultato.
Se è così, allora i fischi di Bologna non indicano un convinto e massiccio spostamento da sinistra a destra del paese. Segnalano piuttosto, una sorta di disillusione e delusione dalla politica. E’ lo stesso passaggio che ha permesso più di un decennio fa le fortune politiche dei vari localismi, nella convinzione che fosse possibile farcela da soli, che bastava scrollarsi di dosso il peso del centro, per poter veleggiare nel mare aperto dello sviluppo. Col passare del tempo quella convinzione si è sopita, ma nel sottofondo è rimasta.
E’ quel terreno a fondare una convinzione diffusa rispetto alla politica: l’idea che essa sia un dato tecnico, un insieme di dispositivi meccanici, anziché un continuo corpo a copro con la realtà, che non è un risultato naturale, ma l’effetto di un conflitto, di un contratto, e di cui sono parte essenziale l’intelligenza, la perseveranza, la pazienza. Soprattutto il fatto che la politica sia un’idea di interesse generale non legata al contingente, ma collocata e in un tempo medio-lungo fondata su un progetto. E dunque misurabile, comparabile, flessibile. In cui è possibile vedere un prima e un dopo.
E’ qui che sta l’impasse del progetto del partito democratico. Appunto l’effetto di una crisi più generale, non solo collocata nel centro sinistra, ma che in quest’area produce un blocco e che in assenza di un nuovo soggetto politico o in presenza di un dibattito estenuante sulle tessere, finisce per generare solo antipolitica. Dentro di sé e intorno a sé.
13.12.06 08:43 - sezione parole
il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Michele ha scritto:

"I fischi dovrebbero essere oggetto di attenta analisi."

Dismettere e snobbare la piazza bollando i manifestanti come populisti e' molto pericoloso. Sebbene certe persone che hanno manifestato sono orripilanti, molte altre erano persone normali del popolo Italiano, ed erano tante. Non condivido le ragioni della protesta, ma il popolo va ascoltato e capito.

I governanti farebbero meglio ad analizzare attentamente i motivi della protesta, se ci tengono alla loro poltrona.


il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

In realtà è difficile capire cosa stia combinando prodi (oltre a trafficare con fusioni bancarie tra imprenditori amici). Da una parte si dice che siamo ridotti alla fame e che bisogna dare una stangata per riempire le casse, dall'altra emerge che c'è la ripresa e che le entrate sono aumentate di 35 miliardi di euro (praticamente quasi tutta la finanziaria). Poi si scompre che dei 40 solo 15 servono a tappare i buchi, mentre gli altri vanno a rifinanziare la spesa corrente etc. etc.
Il senso della svolta che lasciavano intuire le prime mosse di bersani è cosa passata, si ritorna all'ordinario, allo stato che succhia e non restituisce ne' come welfare ne' per altre vie.
L'impressione è che la grande manovra sia finalizzata al mantenimento del coacervo burocratico che sta ammazzando il paese.
I fischi? Beh, mi paiono più che giustificati.

il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
oberon ha scritto:

Nessuno ha capito niente della finaziaria, se non che è l'ennesima fregatura che un governo di centro-sinistra ci rifila. I fischi degli operai di Mirafiore e dei ragazzotti di Bologna dovevano essere previsti. Per me sono anche meritati.

il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
prefe ha scritto:

i fischi ddegli imprenditori, che penso siano gli unici che sono andati a leggersi le cifre (dal momento che l'operaio con 1000 980 o 1020 euro sempre povero è ), fanno ben sperare invece!

il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

che saranno mai alcuni fischi, nel 1993 i segretari dei sindacati confederali si presero le bullonate.
pero' quel che evidenzia Bidussa e' chiaro, sempre piu' si diffonde l'ignoranza e li frase fatte del "magna-magna", "rossi e neri tutti uguali" (te li meriti i film di alberto sordi) etc etc

il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

sempre piu' si diffonde l'ignoranza e li frase fatte del "magna-magna", "rossi e neri tutti uguali" (te li meriti i film di alberto sordi) etc etc

Sei certo la cosa nasca dall'ignoranza oppure -cosa più probabile- dall'incapacità dei politici italiani da politiche assai simili e dalla comune volontà di lasciare il paese cos'ì com'è?
PS. Non mi risulta, ad esempio, che in spagna destra e sinistra siano considerate la stessa cosa...

il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Tonino ha scritto:

Sì ma in Spagna nessun cittadino considera lo stato una tazza da cesso e il paese una discarica.

Comunque, scambio di batture ieri tra Veltroni e Eco:

V:«I fischi di Bologna, ma anche i volantini lanciati dalle finestre del manifesto contro il corteo di Ratzinger, sono la prova di un Paese infantile, che fa fatica a crescere».

Applausi, tutti piuttosto concordi e moderati, in sala. Ma alt, a quel punto si alza Eco: «Io su questa cosa dei fischi non sono d’accordo». Silenzio. «A me va benissimo che si fischi il capo del governo, e mi va ancora meglio che si tirino dei volantini su un capo di stato straniero... E poi scusate, mi devono spiegare per quale motivo è salita in redazione la Digos, ma capite? La Digos! Che cacchio c’entra la Digos? Se io lancio dei volantini in strada, senza offese palesi, al massimo devono poter intervenire i vigili urbani! È una cosa normalissima in una democrazia. Perciò faccio a Walter una domanda che è anche un invito: potrebbe per cortesia nascere un partito democratico in cui tutti i membri sostengono che l’Italia non è un protettorato vaticano?».
*

I fischi, la piazza avversa, le contestazioni fanno parte delle regole del gioco, li si accetta. E li si valuta caso per caso senza farsi prendere dall'agitazione.
Quello che si legge dietro le parole di Veltroni e di tanti commentatori non è tanto la condanna del qualunquismo o delle contestazioni becere, ma una crescente insofferenza verso la diversità di opinioni, il conflitto fisiologico che una società matura fa emergere e magari riconduce a un livello civile, altro che infantilismo.
Per quanto mi riguarda è solo positivo che la destra scenda in piazza, me lo sono augurato in tutta la fase di attacchi a testa bassa che è seguita al voto. La piazza esalta gli umori ma costringe a coniugarli con una realtà fatta di persone, di gente da mobilitare: molto peggiore e pericoloso il populismo mediatico che si gonfia a dismisura sulle parole e non è misurabile, quindi molto più piegabile a operazioni strumentali.

il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Devo dire che il discorso di tonino è molto valido. Mai poi ho capito anche io cosa di violento e di insultante ci fosse nel lancio di volantini dalla redazione del Manifesto.
Quello che mi stupisce infatti della vicenda del Motor Show è lo stupore di Prodi. Cosa si aspettava Prodi? Era al Motor Show. Mica alla Festa dell'Unità. Stessa cosa per Ratzinger: era sotto la redazione del giornale che un anno e mezzo fa titolava (genialmente) "Il pastore tedesco". Non solo le contestazioni e i fischi ci stanno e vanno accettati, ma bisogna sapersene fottere, se si è convinti della bontà della propria idea. Se la finanziaria sarà giusta, l'aver sopportato questi fischi diventerà un vanto da rivendicare. Non c'è infantilismo. veltroni, se posso essere sincero, mi ha un po' rotto. E' troppo trendy. Si compiace troppo di quello che dice. Come fosse sopra le parti.

il 13 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

ERRATA CORRIGE: "Mai poi NON ho capito anche io cosa di violento e di insultante ci fosse nel lancio di volantini dalla redazione del Manifesto."

il 31 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
pasquale forever ha scritto:

Illustri Signori,la democrazia cristiana è stata maestra dell'inganno politico perpetrato alla gente comune, voi state usando lo stesso sistema? Mi riferisco alla pubblicità del tesoretto fatta in TV prima delle elezioni amministrative sperando in un effetto positivo della stessa. Ormai il popolo italiano è protetto contro tali inganni, invece Voi non ci dite la verità sulle condizioni economiche della nazione.

il 31 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
not forever pasquale ha scritto:

Non riesco a sapere se i nostri politici governanti di destra e sinistra conoscono il mlumore che esiste in italia e quali conseguenze esso può generare. Facciamo un esempio: l'immondizia di Napoli; con la stagione estiva in arrivo si mettono a discutere dove affondare il putridume. In una tale situazione si interviene con decisione e basta. Sembra una posizione forte ma se necessaria bisogna adottarla.

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