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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Cercando la sfera di cristallo (1)
CrystalBall.gif Come l'Economist, il New York Times e tutte le riviste cool che si rispettino, anche OMB, con quattro Occasional Paper, di cui questo è il primo, prova a trarre qualche bilancio dei risultati dell'anno appena passato per lanciarsi alla fine in qualche previsione per l'anno nuovo. Cominciamo dalla politica italiana e dai suoi successi, tema che sta molto a cuore ai lettori di OMB. Ora che la manovra finanziaria è stata approvata ed è finita l'incertezza sui suoi contenuti è possibile fare una analisi della politica del governo eletto a maggio. Si può affermare serenamente che la massima aderenza possibile alle regole di Maastricht sia l'unica linea politica identificabile di questo governo. Non si tratta di una politica innovativa, ma risale a circa venti-venticinque anni fa, con delle chiare linee guida: tenere bassissima l'inflazione, cercare di contenere debito e deficit, deregolare lavoro e commercio in attesa che la mano invisibile compia il miracolo.

Purtroppo, nei paesi grandi dell'Europa continentale questo miracolo tarda un po' ad arrivare. La disoccupazione rimane alta e le fratture sociali tendono ad acuirsi. Non intendo proseguire l'analisi sulle possibili alternative e sulla diversità profonda tra i modelli di paesi "di successo" (a bassa disoccupazione) come, ad esempio, la Svezia e la Gran Bretagna. Mi limito ad osservare la linea politica di questo governo: una politica vecchia di circa vent'anni. Sia in Germania che in Francia, bisogna riconoscere in entrambi i casi con scarso successo, si stanno tentando strade alternative, in Italia no, dato che un governo fresco e nuovo decide, come primo atto, di riesumare la politica dell'inizio anni '90.

Le linee guida della politica deflazionistica in Italia tuttavia si scontrano con una condizione di grave sofferenza delle casse statali e con fortissime spinte corporative. La conseguenza è che, per ridurre il deficit, il governo ha aumentato sia le entrate che le uscite, senza che le uscite tuttavia appaiano orientate verso una politica di tipo nuovo. I limiti del mercato nel garantire la crescita di paesi medio-grandi sono a mio parere evidenti: l'intervento dello Stato non va criticato a priori. Tuttavia, le maggiori uscite previste dal governo non cercano di sopperire alle deficienze del sistema economico-sociale, caratterizzato da un bassissimo tasso di innovazione, da una mobilità sociale minima, e dalla marginalizzazione delle generazioni giovani. A questo mi riferivo parlando del bullismo nel primo post di questa rubrica: la marginalizzazione dei giovani credo sia l'origine principale della attuale crisi culturale, sociale, e quindi anche politica ed economica dell'Italia.

Proviamo a fare un paragone con vent'anni fa e guardiamo il lato della foto di famiglia che ci piace di meno: Berlusconi. Per citare solo due esempi, dalle reti e dagli affari di Berlusconi, sono emersi Fiorello e Jovanotti, due tra i più apprezzati artisti pop degli ultimi anni. Uno intratteneva villeggianti nei villaggi turistici, l'altro faceva il DJ in una radio toscana: Berlusconi li ha scovati, consentendo loro, semplicemente, di esprimere se stessi. Esempi del genere, riferiti a quindici-vent'anni fa, si potrebbero fare in molti settori della vita civile dell'Italia. Quanti talenti venuti dal niente (ovvero, senza particolare cognome o censo) sono emersi negli ultimi dieci anni? Cosa succede ora agli italiani, forse non cantano più? In questo momento per chi ha meno di 40 anni, è un outsider, dunque senza una genealogia alle spalle, non c'è spazio. Chi voglia realizzarsi nella propria professione comprese le canzonette - con rispetto parlando - è bene che vada all'estero.

Cosa ha fatto questo governo per invertire la rotta, quale coraggiosa decisione ha preso per dare il segnale ai ventenni che c'è speranza e il paese dà loro fiducia? Per cominciare, ha aumentato l’aliquota contributiva pensionistica per gli iscritti alla gestione separata, ovvero ha aumentato le tasse ai precari, ai co.co.pro. L'obiettivo di lungo periodo è encomiabile: fare in modo che il lavoro precario costi quanto quello non precario, per eliminare l'incentivo alle aziende ad assumere cocopro. Tuttavia, per parafrasare Keynes, nel lungo periodo i precari saranno morti. Intanto, nel 2007 il loro reddito probabilmente diminuirà.

Sarebbe interessante sapere se sottosegretari all'economia come Paolo Cento, dopo aver sfilato assieme ai precari per le strade di Roma, abbiano anche spiegato loro che, pur essendo vicini alla loro lotta, hanno pensato che come prima cosa fosse ragionevole aumentargli le tasse. Sarebbe anche interessante sapere perchè il deputato Caruso, invece di inscenare l'ennesimo show di lotta e di governo sulla questione dei CPT (le cui condizioni indecenti sono stranote) non abbia presentato un disegno di legge, o un interrogazione sulla questione, dato che si tratta di un deputato, eletto - in teoria - per affrontare i problemi. Purtroppo, sorge il dubbio che la sinistra cosiddetta estrema e la sinistra cosiddetta riformista condividano qualcosa di molto profondo: un impressionante vuoto di idee e proposte reali. Questa è la vera conclusione da trarsi dalla vicenda della finanziaria, compresa la questione del cuneo fiscale.

Notoriamente, con questa orrenda espressione ci ri riferisce alla riduzione delle tasse sul lavoro. In pratica, con questa finanziaria, si è trattato di una riduzione delle tasse sulle imprese, nella misura di 2.5 miliardi di euro nel 2007 e di 4.4 miliardi nel 2008, senza alcun criterio selettivo, a pioggia. Dato che negli ultimi venticinque anni i profitti sono costantemente aumentati rispetto ai salari senza che questo si traducesse in maggiori investimenti, non si capisce perché questo sconto fiscale dovrebbe avere effetti occupazionali e non, semplicemente, far ancora aumentare i profitti, poi tradotti in rendite. Era possibile fare altrimenti? Certo, ad esempio condizionando lo sconto fiscale al rispetto di alcuni standard di produttività, o conferendolo in co-finanziamento a fronte di impegni per investimenti, o concentrandolo sulla spesa in ricerca tecnologica.

Insomma, ci voleva una idea nuova.

di Marco Simoni (parte 1 di 4 - Continua)
19.12.06 15:15 - sezione occasional papers
il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Palleo di Capri ha scritto:

Perchè Marco Simoni, che non conosco ma che mi pare abbia buone idee non sta al Governo??
Chi sta là?
Mi pare che attualmente ci stiano tanti cialtroni o incapaci (non tutti, per l'amor di dio!!)

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
maria cascella ha scritto:

anch'io non conosco marco simoni, ma volevo fargli i miei complimenti per la sua disponibilità nel mettere a nostra disposizione le sue informazioni e conoscenze dell'economia che di per sè sono notoriamente ostiche e secondo me, ma è un mio personalissimo parere, solitamente e volutamente espresse con un linguaggio troppo tecnico da e per addetti ai lavori.
lui ci ha dimostrato che non è così, che anche dei neofita come me possono capire e spiegarsi tante cose.
così mi viene in mente di pensare che magari la scelta del governo sulla finanziaria sia motivata da poco coraggio, ben partita, con l'imput bersani, metteva in discusiione le rendite di posizionamento, le lobby storiche legate alle professioni che tagliano fuori i giovani laureati non figi di papà, gli albi professionali senza i quali non si possono esercitare mestieri ed arti, i monopoli asfittici, dicevo ottimo start per arrestarsi a metà del guado e fare rapidissimo dietro-front.
questa non è stata una scelta da poco, ma chiaramente una scelta economico-politica.
economica perchè chi dal dopo guerra in poi si è impadronito del territorio, delle risorse pubblico-statali, della finanza probabilmente ha minacciato ritorsioni tali da far tremare i già poco coraggiosi nostri leader politici.
politica perchè impedire l'accesso alle professioni, alle attività commerciali, attraverso cavilli del peggior sistema burcratico, significa una sola cosa, non voler favorire il ricambio generazionale che sia scevro da familismi e nepotismi, perciò denota l'incapacità della nostra classe dirigente di essere guida di un cambiamento del quale non si è valutato seriamente la reale portata e necessità.
penso il tutto sia spiegabile con la consapevolezza che tanto in Italia dove non arriva lo Stato arriva la famiglia, la parrocchia , la caritas.
Lo Stato perciò appare , agli occhi dei più, come una bestia famelica e divoratrice di risorse e sogni, il sistema pietistico e familistico invece sempre più solido e capace di dare concrete risposte.
questo è il vero dramma italiano, aspettarsi un colpo di reni, un atto di coraggio, quel briciolo di intraprendenza diventa sempre più un mito .
ci sarà sempre un nonno o nonna che si priverà di 50 euro per darli al nipote o un padre che farà il doppio se non il triplo lavoro per non far mancare nulla ai figli , siamo italiani e lo sappiamo che abbiamo fatto sempre così e sempre continueremo a farlo, peccato che su questo sistema ormai si fondi anche la nostra economia e il futuro di noi tutti.
mettere a posto i conti e controllare l'inflazione ormai sappiamo tutti che non basta , ci vuole un patto sociale e generazionale che tarda ad arrivare, se gli altri paesi europei se ne sono accorti, vorrei poter avere una sola piccola ragione per capire perchè noi dobbiamo continuare ad agire con un sistema che ha già dato prova di arretratezza e individualismo, ripiegato su se stesso e difensore solo dei poteri più forti?
fosse almeno capace di produrre reddito, ricchezza, produttività, competività, chi oserebbe contraddirlo?
maria

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
MIchele ha scritto:

Bell'articolo.

Simoni dice che praticamente se oggi i precari avevano la scelta tra precariato e disoccupazione, nel 2007, con la nuova finanziaria, i precari andranno dritti dritti verso la disoccupazione.

Per fortuna che questo e' un governo di sinistra.

Questa sinistra a me sembra sempre piu' un teatro delle marionette.

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
restodelmondo ha scritto:

Complimenti anche da Londra (appunto: da Londra).

Maria: "penso il tutto sia spiegabile con la consapevolezza che tanto in Italia dove non arriva lo Stato arriva la famiglia, la parrocchia , la caritas." C'è un articolo - vecchiotto, ma ahimé sempre applicabile, del Financial Times che tratta magistralmente anche di questo.
(Trovato via Babsi Jones)

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
maria cascella ha scritto:

restodelmondo non so cosa dicesse il financial times e l'idea che di noi si fanno fuori dai nostri confini nazionali, ma la domanda più legittima da farsi può uno Stato di diritto reggersi sulle spalle della famiglia, della caritas e delle pensioni dei nonni?
che razza di giovani alleviamo se li abituiamo a non fare il proprio percorso di vita con tutti i rischi ma anche i pregi di un vero ricambio generazionale.
in un certo senso, con questa ottica così miope e antistorica è spiegable l'accanimento della Chiesa sulla famiglia, oggi è l'unica risposta economica ai guasti politici.
se anche la sinistra non osa incoraggiare l'evoluzione dei diritti individuali è perchè oggi tale investimento comporterebbe la sovversione dell'esistente, la messa in discussione dei cardini sociali ed economici su cui gravitiamo e da cui ricaviamo sicurezza e garantismo.
peccato che tale ragionamento abbia il passo corto e rimane circoscritto sempre e solo al nostro territorio nazionale, altrove appariamo mammoni, parassiti e anacronistici, tale visione mette in luce solo i nostri antichi difetti oscurando invece tutti i pregi della nostra genia, la creatività, la perseveranza, l'adattibilità, e perchè no anche la sopportazione.
maria

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Paolo Zinna ha scritto:

Ottimo inquadramento di Marco Simone, sulla reale politica economica complessiva del governo. E' la tesi che, con molto meno chiarezza, avevo già sostenuto in alcuni post.
Ragionerei invece un attimo su precari e contributi, ove la tesi di MS non mi convince. Perché la possibilità del precariato aumente l'occupazione? per varie ragioni, accettabili e no.
Accettabile: perché alcuni "compiti", nell' impresa sono necessari per un certo periodo e poi basta: es. banale, alcune produzioni alimentari legate alla stagione. Ma anche produzioni legate ad andamenti del mercato finale non stabile. In tutti i mercati, una piccola quota delle vendite è imprevedibile ed essere strutturati con una capacità produttiva fissa conduce a produrre stock inutili o rotture di stock, fenomeni che sono solo spreco di risorse, avere imprese inefficienti è un danno per tuto il sitema, non solo per l'imprenditore. (Naturalmente, non è detto che a ciò si debba fare fronte con variazioni nell'organico, ma è uno dei sitemi utili). Altri casi sono lavori, specie nei servizi, legati a specifiche commesse/ /progetti non ricorrenti ecc.
Ragione inaccettabile: perché l'impresa mantiene un potere maggiore sul lavoratore, che viene mantenuto sotto maggiore controllo, con minore libertà. Ma questa è una ragione irrazionale,non economica, che si deve scoraggiare, ma contro la quale non è facile applicare misure di legge.
Inaccettabile: perché costa meno. E qui bene fa il governo a spingere verso la progressiva parificazione di contratti di diversa natura: non c'è ragione di privilegiare gli uni rispetto agli altri. Ma, mi si dice, solo così otteniamo la crescita nel numero dei posti di lavoro.
Il problema è un po' diverso, a mio parere: il sistema delle imprese "regge" solo fino ad un certo livello di spesa globale per contributi (cioè, ad ogni livello di spesa globale per contributi corisponde un numero di occupati diverso). Quindi, se vogliamo alzare il numero di occupati (risultato buono), dobbiamo in una certa misura limitare le contribuzioni e quindi, indirettamente, il Welfare (risultato pessimo). Difficile scegliere il punto giusto. Ma comunque esso dipende dalla spesa globale, non solo da quella per i precari. Cioè non si avrebbe effetto sull'occupazione se all'aumento della contribuzione per precari si fosse collegato uno sgravio di ammontare totale uguale sui fissi.
E allora non c'è ragione di non attuare questo ribilanciamento: non possiamo continuare ad avere un modo del lavoro diviso fra anziani "inseriti - fortunati" e giovani precari.

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
giodi ha scritto:

Stamattina apro il giornale portoghese che titola che il Portogallo, negli ultimi tre anni è uno dei pochi paesi UE ad aver perduto potere di acquisto.

Uno dei pochi?, giá, e quali sono gli altri?

vediamo un po', la grecia è migliorata, la spagna pure, la francia ha retto, la germania ha ceduto di poco, l'italia, un baratro! meno sei punti in tre anni.

siccome non mi fido dei giornali portoghesi vado sul sito di eurostat (link in fondo al post).

Che naturalmente conferma tutto.

Senza menarcela tanto, 10 anni fa' l'italia aveva un reddito 15% superiore alla media europea, oggi è uguale, e l'anno prossimo scende al 99%. In paritá di potere d'acquisto, cioé aggiustato per i prezzi.

un motivo ci sará.

Ora io sono perfettamente d'accordo che il pil non misura la qualitá della vita, né tantomeno la felicitá, e che anzi dovremmo dare una calmata alla folle corsa di produrre e consumare sempre di piu' in questa parte del globo.

Tuttavia, temo che la nostra "decrescita" non sia una scelta filosofica, di passare da una vita basata sul consumismo ad una basata su qualcosa di meglio, intangibile e non verificabile da quei grigi statistici di eurostat.

secondo me stiamo semplicemente passando dal gruppetto di testa a quello di coda. E quando passiamo ci fanno pure le pernacchie.

giodi

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
beppe ha scritto:

grazie marco per una precisa descrizione del ventre molle della finanziaria. una nota di commento: la filosofia del "cuneo per tutti" corrisponde ad inserire nell'amministrazione dello stato i precari tout court, piuttosto che i precari meritevoli. usando metafora ortofrutticola e riprendendo quanto si diceva nel tuo thread su bullismo, si e' preferito lasciar vegetare piuttosto che coltivare.

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)

Ottima analisi. Sono curioso di leggere nelle puntate successive quali rimedi proponi al "peccato originale" che è, a mio avviso, per lo schieramento de l'Unione, oltre l'eccessiva frammentazione che ci ha portato al record di sottosegretari, l'assenza di una forte leadership in grado di tener sotto controllo i troppi interessi di parte/partito.

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
federico ha scritto:

La soluzione potrebbe essere sostituire il Tridente delle Meraviglie "PadoaSchioppa-Visco-Bersani" con Claudio Cecchetto... Visto che Jovanotti e Fiorello sono "figli" del suddetto...

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Andrea ha scritto:

Per Paolo Zinna: premesso che invece di ribilanciamento c'è stato un aumento dei contributi anche per i dipendenti, a mio avviso il precariato è la risposta italiana alla bassa mobilità del lavoro per l'ingessatura sia dei dipendenti che dei datori di lavoro: i datori di lavoro italiani licenziano solo quando le cose vanno male; e poi lo fanno indiscriminatamente. (ma questa è un'altra tematica)

Un altro punto che spero emerga dalle puntate 2) 3) e 4) è il becero meridionalismo di questa finanziaria molto anni '70, altrochè '90.

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
medo ha scritto:

Il governo qui e il governo là. La sinistra massimalista qui e bla bla bla.
Siete tutti bravi a parlare di attualità e di fare i bilanci sulle finanziarie. Anche se a me hanno insegnato che i bilanci si fanno alla fine. Comunque.
Un economista serio dà delle indicazioni di massima sul trend post-finanziaria. Parlando di numeri. Parlando di fatti da presupporre scientificamente.
Il signor Marco Simoni invece sceglie il disfattismo e scende sul terreno arduo della politica dell' hic et nunc. Parla di precarii che moriranno, parla di Berlusconi e fa paragoni tra carote e banane mentre parla di mineralogia.

Andiamo a scuola. Torniamo all'università. Smettiamo di dare autorevolezza alle parole del primo economista che passa per strada.

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
paolo ha scritto:

sono arrivato qui dal blog di luca sofri.
non sono di sinistra ma:
1- mi piace capire prima di giudicare.
2- non ho dubbi che l'attuale incapacità al dialogo sia frutto più della necessità di autoreferenzialità delle nostre classi dirigenti (tutte ultrasessantenni)piuttosto che di un sano e costruttivo processo dialettico.

il 19 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Marco S. ha scritto:

Grazie a tutti della cortese attenzione. Rispondo nel merito ad un tema di Paolo Zinna perchè ne vale la pena e perchè non entrerà nelle cose che tratterò nei prossimi post.

Vedi Paolo, è diventato purtroppo senso comune anche della sinistra che la precarietà serva a creare lavoro. Al momento, non esiste nemmeno un lavoro scientifico che confermi il dato che a più flessibilità corrisponda maggiore occupazione. Ripeto, nemmeno uno. La vulgata della flessibilità imposta dalla ideologia liberista anche per il vuoto che esisteva dall'altra parte di fatto oggi è scientifica tanto quanto una religione (i pochi lavori a supporto della tesi sono stati falsificati negli ultimi anni).

Una banale prova: il nord Italia e la (di fatto) piena occupazione di cui godeva con le stesse regole rigide del sud che aveva (ha) disoccupazione a due cifre.

Naturalmente questo non significa proporre una rigidità di regole senza vero motivo (anche se io sarei a favore di una estrema protezione per lavoratori che guadagnino mille euro al mese e di massima licenziabilità per chi ne guadagni più di cinquemila), il tema della creazione di lavoro è anche essa legata alla fantasia e all'introduzione di politiche innovative. Non è detto che si debba rinunciare al welfare (non minimo, largo) e all'occupazione (esempi, diversi: UK, Danimarca, Svezia, Austria).

il 20 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
martino ha scritto:

sono arrivato qui dal blog di sofri e non sono di sinistra.
direi due cose: non confondiamo la famiglia e il familismo, piaga italiana. io credo che la famiglia sia la società naturale ma proprio perchè lo è bisogna anche levarsi dalle palle e crescere da soli, altrimenti degenera e diventa innaturale.
e qui arrivo all'articolo del telegraph (non di FT) datato 2003 e ancora valido come pars destruens, ma che non indica però la pars construens.
i giovani a vivere fuori da soli: come fare?
cioè come fare a far pagare stipendi più alti ai giovani? perchè in inghilterra il costo della vita è analogo ma gli stipendi sono il triplo?
senza questo ppoi è ovvio che in qualche modo la famiglia si sente di sopperire: nessun genitore è contento di vedere il figlio fare una vita di fame.
aggiungo solo che certi giovani vanno via di casa solo se ne hanno una analoga, quanto a comfort, a quella che lasciano. cosa che all'estero non è.
d'altra parte noi giovani oggi paghiamo i privilegi concessi (anche ai nostri genitori) e ad un mucchio di categorie con il debito pubblico degli anni'70-'80.

di fatto, è brutto dirlo, ma senza radicali riforme, l'italia è una gerontocrazia destinata, per ciò stesso, a non sopravvivere: india, cina e africa sono il futuro, like it or not.

il 20 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
maria cascella ha scritto:

martino la famiglia è la società naturale per dei figli minori, da educare e a cui garantire il necessario per la propria formazione ed indipendenza, oltre diventa familismo.
prova a parlare con qualche ricercatore universitario precario e ti dirò quante cordate familiari sono insidiate nelle facoltà, intere famiglie equamente distribuite nelle cariche più prestigiose, altrettanto avviene nelle corsie ospedaliere, negli studi professionali ereditati di padre in figlio, prova a fare un esame per accedere all'albo dei notai se ci riesci o ad ottenere una licenza per aprire una farmacia.
questa non è cura nè amore per la famiglia in quanto tale nè lo è per la formazione della prole, è esclusione e mantenimento di privilegio a discapito di chi non ha avuto la fortuna di nascere in tali "famiglie", perciò è discorso classista, ma ripeto qu non si tratta d'invidia ma d'impoverimento , fuga di cervelli, risorse, denaro pubblico servito per formare un'intera generazione sacrificata alle lobby e al nepotismo.
maria

il 23 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
enrico ha scritto:

Caro Marco,
Permettimi di dissentire in parte da quanto tu dici e di non aderire al coro di lamentazioni.
Un dato è indubbio e che il cosidetto popolo di sinistra sa forse solo stare all'opposizione, e come disse qualcuno tempo fa non vuole sporcarsi le mani con la politica di governo. Meglio l'opposizione se ci permette comunque di mangiare senza sentirci corresponsabili delle scelte di governo. Purtroppo la perfezione non è di questo mondo ma tutto è perfettibile.
Bisogna fare spazio ai giovani, ma quali?
A vedere il prodotto che ogni anno sforna la scuola
non ci sarebbe da stare molto allegri. Penso che questi giovani siano perfettamente inseriti in un sistema che li protegge e coccola garantendo il minimo per la sopravivenza con le dovute eccezioni in positivo e negativo. Credo che il problema serio per una società come quella italiana dove trionfa la famiglia (anche quella mafiosa), il volontariato la solidarietà e via discorrendo sia fondamentalmente
il lobbismo, ma non quello dei petrolieri o dell'industria farmaceutica o delle varie corporazioni artigiane, professionali etc. ma le lobbi dei poveracci. Faccio un breve esempio.Il presidente della regione Soru, ha quasi liquidato un sistema di formazione professionale gestito da sindacati (CISL) ed enti di sottogovernoe amici degli amici. Questa formazione elargisce stipendi ai presunti istruttori ad agli allievi ma non produce assolutamente niente se non costi per la finanza pubblica regionale. I beneficiati da questa "formazione", hanno aspramente contestato, cosi come oggi si contesta prodi, il presidente Soru. Io mi chiedo ma questi personaggi hanno una qualche idea delle emergenze del nostro futuro? credo proprio di no quel che c'è basta.
Perchè non arriva dal basso una spinta al cambiamento? Forse perchè ci si accontenta dei quattro baiocchi che comunque arrivano a garantire una soppravivenza dignitosa ma che potrebbero non arrivare se viene modificato il sistema introducendo parametri di reale concorrenza e congruità della spesa pubblica ed indirizzando le risorse magari ad incentivare la ricerca l'innovazione dei prodotti dell'industria e non limitandosi ad intervenire sui servizi con liberalizzazioni saccrosante ma che non aumentano la produzione di reddito. Non vorrei sembrare Berlusconiano, ma che ne è stato della capacità di fare impresa e di assumersi il rischio che questa comporta? Forse è meglio accontentarsi di quello che passa la famiglia la caritas o chi per loro. Non vorrei sembrare pessimista ma credo che gli artefici di un cambiamento che non sia traumatico non possano essere delle ristrette elite ma debbano coinvolgere una quantità ben più ampia di soggetti.

il 24 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
maria cascella ha scritto:

scusa enrico ma tu stai dicendo esattamente quanto dicono i politici nel momento decisivo delle loro scelte di governo:" non siamo appoggiati, non ci capiscono, la gente è viziata ed è abituata male, la base mugugna sempre".
attenzione! di questo passo non ne usciremo mai, nelle sabbie mobili ci finiamo sempre più.
se un politico si mette a capo, intenzionalmente, di un movimento politico e partitico, lo fa ponendosi degli obiettivi , stabilendo alleanze e stilando un programma.
ognuno di questi punti segue un percorso , più è condiviso maggiori sono le possibilità di successo, ma qualora si dovessero prendere scelte impopolari, ci fossero interruzioni, sarà sempre compito di chi ha scelto tale cammino spiegarne le ragioni.
un buon medico è anche colui che amputa un arto e ti priva di una gamba se questa rischia la cancrena , non sta lì a piangere con te mentre la cancrena erode anche il resto del corpo sano.
fare politica significa anche rischiare impopolarità e dileggio, per questo è necessario un'ottima preparazione e formazione ammministrativa, il voto di scambio produce quanto da te descritto, io ti do un piccolo obolo reddituale e tu mi dai il tuo voto, quello di tuo padre e tua madre , campo io e campi tu, sembra addirittura gratis , non costa nulla e garantisce la sopravvivenza a te e a me, questo è il ragionamento di molti politicanti di professione.
se non vogliamo retrocedere sempre di più nell'economia, nella produzione, e perciò nella qualità della vita , occorre che questa spirale maledetta venga interrotta , perchè tale ragionamento, purtroppo, ha minato , proprio come una cancrena, non solo la destra ma anche la sinistra.
maria


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