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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Verranno a chiederti del nostro amore
Lui è un impiegato, che dice "grazie a Dio" e "buon Nataale". Colleziona francobolli e si sente normale. Poi incontra i "cuccioli del maggio", tanto più giovani di lui, anche se i suoi trent'anni sono pochi più dei loro. Li sente cantare e gli scatta dentro qualcosa, decide di ribellarsi anche lui. La "Storia di un impiegato" è forse l'album più ricco e profondo di Fabrizio De Andrè, scritto nel 1973, solo cinque anni dopo il maggio di Francia che rivoluzionò il mondo. Il protagonista diventa bombarolo, ma è un pasticcione, vuole far esplodere il parlamento, invece finisce in galera per aver distrutto un'edicola. E proprio in galera comincia la sua evoluzione, dall'individualismo conformista al sentirsi parte di una comunità che pensa e agisce collettivamente. Il penultimo brano del disco, Verranno a chiederti del nostro amore, è una lettera alla moglie, disincantata e disillusa, ma impregnata di una serenità raggiunta da poco, eppure profonda. La dedichiamo a chi vedrà le luci delle feste di Natale da dietro le sbarre di una galera.
24.12.06 01:39 - sezione musica
il 24 Dicembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Lorenzo ha scritto:

L'impiegato che prima diceva "grazie a Dio" e "buon Natale", in carcere, dove si è davvero tutti uguali, scopre un nuovo modo di concepire la realtà e la vita: scopre così il senso della parola "collettivo" e della parola "potere"..."l'io passa al noi mentre si prepara una nuova rivolta o sta continuando la stessa della canzone del maggio" (http://www.viadelcampo.com/html/storia_di_un_impiegato.html).
Quella "serenità raggiunta da poco, eppure profonda" non è altro che CONSAPEVOLEZZA: quella che all'impiegato di prima mancava, annullata da ignoranza, convenienza ed ipocrisia.
Devozione assoluta.

"Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
(...)
Per quanto voi vi crediate assolti
siete lo stesso coinvolti."

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